Durante la Sebago Rowing Cup abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con due rappresentanti del nuovo corso del canottaggio Azzurro: un movimento sempre più a vocazione femminile
“È un arte grandiosa, il canottaggio. È l’arte più eccelsa che esista. È una sinfonia in movimento. Quando voghi bene, rasenta la perfezione. E quando rasenti la perfezione, è come sfiorare il Divino. Sfiora la parte più vera di te. Che è la tua anima.”, scriveva uno dei padrini di questa disciplina nel ‘900, l’americano George Yeomans Pocock.
La Sebago Rowing Cup ci ha dato la possibilità di esplorare due anime toccate, ed ispirate, da una delle discipline più introspettive e, allo stesso tempo, sociali create dalla storia. Sono Valentina Rodini e Alessandra Montesano: entrambe Azzurre, entrambe pioniere contemporanee, in grado di competere ad altitudini olimpiche a lungo ritenute irraggiungibili per il movimento femminile italiano.
Davanti alla festa di equipaggi e culture avvolta dai celebri Murazzi torinesi, queste due voci ci hanno condotto fino al nucleo pulsante del canottaggio: uno sport che, come sosteneva George Yeomans Pocock, se coltivato e perfezionato, può permettere l’accesso alla parte più vera di sé.






Valentina Rodini
“Sono partita da Cremona, proprio dal Po, lo stesso fiume che oggi stiamo vivendo. Ho iniziato con la Canottieri Bissolati e, passo dopo passo, sono arrivata a far parte della Nazionale. Dopo essere entrata nella squadra olimpica e nelle Fiamme Gialle, ho scelto di gareggiare nella categoria pesi leggeri, la mia categoria, fino ad arrivare a vincere il primo oro femminile a Tokyo.Per me essere alla Sebago Rowing Cup significa, per l’appunto, giocare in casa. Il Po è il mio punto di partenza, è dove vivo. Torino è una città magica, che ogni anno ospita due importanti gare di fondo invernali in uno scenario spettacolare. È una città storica, carica di significati e valori che accompagnano e si fondono con il senso di questa disciplina sportiva. Vedere qui coinvolto un brand come Sebago è particolarmente importante perché dimostra che anche le aziende condividono i valori del canottaggio: il sacrificio, la lealtà, lo spirito di squadra e l’eleganza.
Il canottaggio è senza tempo, ed è proprio questa la sua magia: i valori dello sport affondano le radici nell’antichità. Sono quelli che ancora oggi portiamo avanti, e continueremo a farlo negli anni a venire. Nell’approccio sportivo, ci sono tre parole chiave che ho sempre seguito: testa, muscoli, cuore. Se manca anche uno solo di questi pilastri, cade tutto. Alleni la mente, perché senza di essa smetti presto di andare avanti. Alleni il fisico, perché una mente forte senza un corpo pronto non ti porta lontano. Alleni il cuore, perché se non ti diverti, se non ami quello che fai, non sarai mai pronta a sopportare tutta questa fatica.
Indossare la maglia Azzurra significa portare con sé dei valori. La divisa non va mai sottovalutata. Quando sei Nazionale, quando sei all’Olimpiade, stai rappresentando un’intera nazione: sai che non sei solamente Valentina, non sei solo un’atleta. I colori sono importanti, l’eleganza è importante, perché quando sfili alla cerimonia olimpica tutti gli occhi sono puntati su di noi. E il canottaggio è uno sport così nobile ed elegante... Sono orgogliosa di aver preso parte ad una prima volta femminile storica come l’oro nei pesi leggeri a Tokyo. Questo dimostra che il canottaggio femminile c’è, che le donne ci sono, e non siamo da meno di nessuno. Se ce l’ho fatta io, che non sono particolarmente alta, o particolarmente forte, vuol dire che possiamo farcela tutte.”




Alessandra Montesano
“Sono sempre stata immersa nel mondo dello sport, da piccola ho iniziato con l’atletica. Fin da subito ho imparato a considerare la fatica come una vera amica: facevo i 400 metri, e amavo quella sensazione di mettermi alla prova, di guardare la fatica in faccia… l’adrenalina che ti spinge oltre. Sono cresciuta a contatto con la società sportiva Canottieri Eridanea, vicino a Casalmaggiore, e mi sono trovata circondata da grandi campioni come Simone Raineri, oro a Sydney, e Gianluca Farina, oro a Seul nel quattro di coppia. Per anni mi hanno ripetuto: “Prova il canottaggio, hai il fisico e il carattere”. Così, nel 2012, ho provato. Il primo allenamento è stato una vera rivelazione: due ore di tecnica di voga, dove ogni dettaglio del gesto viene corretto e affinato. Uscita da quell’allenamento ho capito che il canottaggio era lo sport della mia vita.
Mi sono innamorata della fatica, dell’impegno che richiede per migliorare e raggiungere risultati. Ha definito anche il mio approccio alla vita: ogni mia dinamica, sportiva, professionale e personale, è guidata da questa filosofia. Il canottaggio mi ha dato molto di più di una carriera sportiva: mi ha fatto scoprire chi sono davvero, plasmando la mia identità e il mio carattere. È uno sport che va oltre la prestazione. Ti svela chi sei davvero, mettendoti di fronte a te stessa, senza inganni. Scopri la tua forza e le tue debolezze. A mio avviso, tra le caratteristiche fondamentali ci sono la resilienza, la resistenza, ma anche l’equilibrio. Devi imparare a conoscere e rispettare i tuoi limiti.
La sua gestualità è un connubio di dinamismo ed eleganza. È una disciplina tecnica, lineare e circolare… Più sembra semplice, più significa che l’atleta sta eseguendo tutto alla perfezione. Quando il movimento appare fluido e senza fatica, vuol dire che il corpo lavora nel modo giusto, con una spinta efficiente delle gambe e un gesto pulito. Nonostante tutta la fatica, lo sforzo, il sudore e l’acido lattico, il canottaggio mantiene una purezza e una grazia unica nel gesto. È proprio questa eleganza che mi ha conquistata più di tutto.
Contemporaneità e tradizione sono inseparabili: non si può capire il presente, tanto meno costruire il futuro, senza guardare al passato. Quando ero in Nazionale, facevamo parte della prima squadra femminile olimpica italiana: a Tokyo abbiamo conquistato un quarto posto che ha rappresentato un pezzo di storia per il canottaggio tricolore. Per la prima volta, infatti, un equipaggio senior femminile si è qualificato per la finale olimpica. Se alcuni mesi prima delle Olimpiadi ci avessero detto che saremmo arrivate quarte, avremmo firmato subito. È stato un percorso di crescita incredibile, con risultati confermati anche in Coppa del Mondo, nonostante chi ci etichettava come non abbastanza tecniche, alte o forti. È stata una grande responsabilità, ma anche una spinta per far partire un movimento femminile che ora speriamo di tramandare alle nuove generazioni.
Un aspetto fondamentale del mio rapporto con questo sport è la gratitudine: credo nell’essere grati per ciò che si ha, per ciò che si fa, specie se ti apre a nuove possibilità. Durante la mia esperienza collegiale negli Stati Uniti, ad Iowa State, ho compreso di far parte di qualcosa di più grande di me: di un movimento sportivo che ti arricchisce emotivamente e personalmente. Il segreto sta nell’innamorarsi del percorso, non solo del risultato. Tutti vogliono il podio, tutti vogliono battere record, ma se impari ad amare il cammino che ti porta all’obiettivo, allora la crescita diventa la vera vittoria. Non solo nello sport.”










