I protagonisti della speciale edizione cilena del The Speed Project raccontano l’unione tra running e partecipazione radicale

Ciò che il deserto prende, il deserto restituisce, scriveva la penna di James Rollins. Ciò che il The Speed Project prende, il The Speed Project restituisce, rivelano le voci dei suoi protagonisti, che raggiungiamo a continenti di distanza. I loro sono flussi di coscienza, più che risposte, che ci travolgono dalle principali metropoli del mondo: vorticosi centri urbani che questi avventurieri del running hanno deciso di abbandonare per volare in Cile, nel deserto dell’Atacama, dove hanno donato le proprie gambe e le proprie anime alla natura sudamericana. Le riflessioni che ci regalano snobbano personal best e posizioni raggiunte sul traguardo finale del The Speed Project, raccontano piuttosto di una sfida individuale che si trasforma in esperienza collettiva, in chilometri percorsi in una meraviglia naturale sospesa nel tempo e nello spazio. Sono diapositive di un’ultrarun che non mette in competizione, ma che unisce culture e coscienze. Sono l’essenza della radicale partecipazione del The Speed Project.

Max Keith – Chilean mountain runner

L’idea di questa speciale edizione in Cile è nata durante la pandemia: quando Nils ha proposto un TSP decentralizzato, sparso in tutto il mondo per le restrizioni dei singoli Paesi, io e alcuni miei amici abbiamo decise di affrontare un deserto che conosco bene dalla mia infanzia. All’epoca era stato creato anche un contest fotografico, che un mio compagno di viaggio ha vinto. Così, in una delle seguenti edizioni TSP a Las Vegas ho avvicinato Nils e gli ho proposto di fare qualcosa in un luogo meraviglioso come l’Atacama. Dopo mesi di call e organizzazione Nils ha deciso di provare: non l’avrei mai immaginato. Una decina d’anni fa ho visto sui social il primo video dello Speed Project, fare fast forward ad oggi, a quest’ultima edizione, mi emoziona. Ci hanno raggiunto runner di tutto il mondo, persone che non erano mai state in Cile o in Sudamerica... È stata un’avventura e io, in quanto local, sentivo la responsabilità di facilitare la loro permanenza e il loro viaggio. È semplicemente folle come il running, lo sport che tutti amiamo, possa permetterti di vivere esperienze simili: sarà un cliché, ma il running non significa movimento e fatica, significa community. E parlando di community, penso che questo TSP sia stato uno dei primi essenziali step per evolvere la situazione cilena. Grazie a TSP-Atacama i miei connazionali possono comprendere che esiste ben altro oltre alle maratone e alle corse tradizionali. Il running unisce le persone. Non conta quanto vai forte, ma ciò che vivi e quanto riesci ad essere soddisfatto di te stesso. Durante quest’esperienza ogni alba era un highlight, regalava un’energia unica. Alle 6 di mattina il sole arrivava dalle montagne, dalla catena delle Ande, che ci ha accompagnato per lunghi tratti con le sue vette di 6mila metri. A distanza di qualche settimana, però, nella mia mente è ancora chiaro anche un altro tipo d’immagine, meno naturale: sono i segni sulle strade, che segnalano ogni 100 metri. Ricordo di aver corso a lungo con la testa bassa, soprattutto nei tratti più duri, guardando questi numeri scritti a terra. Mi sono fatto anche un tatuaggio a tema per ricordare uno di quei momenti. Corro da 12 anni e per molto tempo ho avuto una mentalità da gara. Poi, anche grazie al TSP, ho capito che il running è un modo per conoscere persone e scoprire il mondo. Non ho mai praticato sport di squadra, ma grazie allo Speed Project ho anche avuto modo di fare una gara in gruppo per la prima volta nella mia vita. E mi ha aperto gli occhi, mi ha cambiato, facendomi capire che la corsa, prima di tutto, va gustata.

Claudio – Chilean tattoo artist, creative and runner

TSP non è una gara, è un’esperienza dove tutto ruota attorno al concetto di community. Quando ho sentito che stava arrivando nel deserto cileno, ho pensato che fosse fantastico. In Cile abbiamo persone splendide, che erano estasiate di ricevere runner e crew di tutto il mondo. Il running è un ponte tra culture, esseri umani e prospettive differenti, può permetterci di costruire un mondo migliore. Non si tratta di capire la cultura del running, ma di accettarla ed essere semplicemente grati. TSP esalta tutto ciò, è un portale dimensionale che aiuta la connessione tra persone, è un viaggio dentro di te, un salto nel vuoto che ti rende felice. Quando ti ritrovi a correre nel mezzo di un deserto, come quello dell’Atacama, tutto può sembrare fisico, ma non riguarda il corpo: c’è una componente spirituale totalizzante. Il deserto permette di scoprire te stesso. Non ti fornisce una risposta, ma ti fa comprendere qual è la vera domanda dentro di te. Di questa speciale edizione dello Speed Project ricordo la luna piena dietro di noi, il vento e la terra che accompagnano il nostro ritmo... Come fai a non sentirti benedetto in quegli istanti? Vivere tutto questo nel mio Cile, poi, è stato fantastico. Ho ringraziato tutte le persone che hanno comprato biglietti aerei e hanno viaggiato solo per raggiungere quest’ultimo angolo del mondo. È stato un momento fondamentale per la running cluture del mio Paese, credo abbia ispirato molti miei connazionali, e sono onorato di aver avuto la possibilità di creare le medaglie per questo storico evento. Quando le ho disegnate non ho pensato al concetto di vittoria, ho voluto che ogni runner avesse un protettore per sé. In fondo l’anima è la nostra guida, nella cultura ispanica, specie dopo il processo di colonizzazione, abbiamo infinite forme di protezione che comunicano l’importanza e le responsabilità insite in ogni decisione. Ho voluto che questa medaglia, e questa protezione, si posizionassero sull’area del timo, vicino al cuore, zona-fulcro di tutte le nostre emozioni. Dopo aver vissuto questa meravigliosa celebrazione del running, spero che il TSP possa trovare sempre più patrie. Giappone, Russia, Guatemala... Non importa dove, basterà vivere nuovamente quest’esperienza.

Alex Roudayna – Mexican psychologist and ultrarunner

Non stavo pianificando di partecipare a quest’edizione del TSP. Quando si è palesata l’opportunità, però, ho deciso di vivere quest’avventura. Non ero mai stata in Cile. Correre da sola nel deserto dell’Atacama è stato rilassante, non ho mai percepito la pesantezza dello sforzo o la solitudine. In quei luoghi sembra che la gravità funzioni diversamente. Mi sono gustata ogni singolo passo lungo la strada, quando sono arrivata al traguardo di Cruz Papal per un attimo mi sono anche vista dall’esterno... Ho assaporato ogni secondo di quest’esperienza. Nella vita quotidiana si pensano a tante cose senza senso, il running ti permette invece di concentrarti su ciò che conta per davvero: ti connette a te stesso, a ciò che ti circonda, ad altre persone. Mi aiuta costantemente a crescere come persona, a conoscermi meglio: è là fuori che togli la maschera sociale e affronti chi sei veramente... Essere un ribelle non è andare contro la legge, è provare ad essere migliori nei confronti di sé stessi, capire cosa si possa portare al mondo, arricchirlo, e lo Speed Project è un outlet perfetto per questo processo. Negli anni il running mi ha permesso di crescere moltissimo: all’inizio volevo solo vincere e conquistare podi, poi mi sono resa conto di quanto fossero obiettivi vuoti. Ora è il viaggio che mi fa sentire realizzata, non il successo. Ogni fine si trasforma così in un nuovo inizio, dando vita ad un ciclo senza fine. E ogni avversario smette di essere un nemico, diventando qualcuno che ti aiuta a migliorare. Questa filosofia ti permette di essere felice, di annullare l’ansia: il TSP mi ha aiutato a maturare questi pensieri, a cambiare le mie prospettive e a condividerle.

Jarick Walker – Runner and Speed Project host

Giocavo a football. E quando sei un giocatore di football vedi il running come una punizione. Poi ho iniziato a lavorare per Nike e per puro caso mi sono ritrovato a fare uno speech ispirazionale per il loro running club di Boston. Non volevo unirmi alla loro run, ma quel gruppo mi ha eccitato e così ho iniziato a correre al loro fianco. Ovviamente quella prima volta sono partito sprintando e poco dopo non ne avevo più... Da quel momento, però, la mia vita è cambiata. Prima ho aiutato a costruire una community nella mia città, poi mi sono spostato a Los Angeles, dove il running è stata la chiave d’accesso per entrare in una nuova dimensione sociale e per progredire a livello professionale. Conosco Nils da molti anni per questioni lavorative, ma ho realmente compreso cosa fosse lo Speed Project intervistandolo in un podcast. È stata una conversazione meravigliosa e lui, dopo poco tempo, mi ha chiesto di diventare l’host dell’evento. Come host voglio condividere le energie positive del TSP, voglio celebrare uno sport che, semplicemente mettendo un piede davanti all’altro, può permettere di conoscere persone e culture inimmaginabili. È così eccitante e, contemporaneamente, mi fa sentire una grossa responsabilità. Sono grato di essere in questa posizione. Per me si tratta sempre di community e il TSP mi ha fatto stringere legami con runner e crew di tutto il mondo. In Cile c’erano serbi, francesi, messicani, canadesi, tedeschi e tanti altri... È speciale condividere un’esperienza come il TSP con così tanti esseri umani diversi tra loro: m’influenza in modi che non riesco nemmeno a descrivere. Quando viaggio, riesco a scoprire le città attraverso le persone che incontro grazie al running: correre ti porta a maturare nuove prospettive, ad avere amici sparsi ovunque, a sentirti a casa perfino in Cile. L’Atacama è stata un’epifania, ho ancora i brividi pensando alla gente del posto che ho avuto la fortuna di conoscere. Mi hanno soprannominato ‘Chocolate’, abbiamo scherzato tutto il tempo, e durante la gara ho ammirato la bellezza di un Paese unico. Non avevo mai visto dei vulcani, così come un cielo interamente stellato, e le dune di sabbia mi hanno fatto sentire così piccolo... A volte non mi sentivo sulla Terra. Volevo condividere tutto questo con chi non era lì insieme a noi, rispettare la cultura cilena e spingere le persone a visitare questo Paese. Tornerò sicuramente qui con mia moglie e i miei figli, raccontando questa fantastica storia.

Lena Sophie Anders – German designer and runner

Quando sei là fuori, nel mezzo del TSP, c’è una serie di sensazioni che non ti fa preoccupare del passato e del futuro. Se arrivi a questo evento con un cuore aperto e un’agenda libera, il deserto ti fa sentire veramente presente, pura. È difficile tradurlo in parole. Tutto quello che devi fare è fidarti di te stessa e delle persone che sono al tuo fianco. Corro da quando ho 14 anni e oggi il running è fondamentale per gestire lo stress e darmi equilibrio. Ho partecipato a varie edizioni dello Speed Project e solo con il tempo ho iniziato a riflettere e comprendere il significato di questo evento, ora so come mettere da parte la logica e vivere il momento: in fondo non importa a nulla infrangere il proprio pb o arrivare primi in classifica, conta condividere un’esperienza con persone unite da un legame invisibile. Il TSP-ATA è stato il manifesto di questi concetti, uno spazio sicuro dove potersi aprire con esseri umani che mi potevano comprendere. C’è un trait d’union tra il TSP e la creatività, il mio ambito professionale. Per aprirti realmente e essere in grado di mostrare tutte le tue sfaccettature è necessario avere uno spazio attorno a te dove ti senti bene, non giudicata. Con il piccolo gruppo di TSP-ATA ho percepito un’incredibile connessione mentale ed emotiva, che mi ha fatto sperare di circondarmi di altre persone simili in futuro: esseri umani che possano permettermi di esprimere appieno me stessa e la mia creatività. Nel deserto cileno ho vissuto attimi intensi, che sto ancora processando, ma che attendevo di rivivere dallo scorso marzo, quando ho corso tra Los Angeles e Las Vegas. Dopo quell’edizione ho fatto fatica a rientrare nella vita di tutti i giorni, nella ruota da criceto della quotidianità. Così, quando Nils mi ha proposto di andare in Cile ho detto subito di sì, nonostante l’assenza di compagni di squadra. Alla fine, 5 persone si sono fidate di me, e insieme a loro ho gustato albe, tramonti e lune piene sudamericane. Nei mesi precedenti a quest’avventura ho anche avuto un piccolo incidente che mi ha messo in pausa, e fatto riflettere, ma ho comunque deciso di volare oltreoceano: il running ha questo effetto su di me, mi fa sentire forte e coraggiosa. Ho vissuto un’esperienza magica e trasformativa insieme ai compagni di squadra del Team Marshmellow: abbiamo provato a ricordarci sempre del perché fossimo lì, incitando e tifando le altre squadre durante il percorso. Ho avuto sempre la sensazione di non essere sola. E non vedo l’ora di riviverla.

Photo credits:

Kata Ulloa

Testi di

Gianmarco Pacione