Nelle dipinte visioni di Austin Showtime, le leggende del basket diventano antichi eroi.
Mentre l'NBA inaugura la stagione 2024-2025, entriamo nelle fantasie di questo graphic designer unico nel suo genere, il cui lavoro cattura la grazia e la potenza del gioco come mai prima d'ora. Ispirato ai supereroi, alla street culture e alla vibrante arte del movimento, le opere d’arte di Austin Showtime dagli schizzi con il pennarello agli intricati capolavori digitali sono una lettera d'amore ai più grandi momenti del basket e agli atleti che li definiscono.
La “Renaissance Series”, capace di fondere la grandiosità dell'arte classica con la pulsazione elettrica del campo, evoca un'aria di atemporalità - elevando giocatori come Carmelo Anthony, LeBron James e il compianto Kobe Bryant a figure mitiche, immortalate come se fossero soggetti di Da Vinci o Michelangelo. Attraverso questi tributi, Austin racconta storie che vanno ben oltre i punteggi e le statistiche, catturando l'anima del gioco, dove il campo diventa una tela per momenti di gloria e di dolore.
È chiaro che il basket, nelle sue mani, non è solo un gioco, ma un racconto epico di perseveranza, bellezza e spirito umano.






Può raccontarci un po' del tuo percorso come graphic designer? Cosa ti ha avvicinato al mondo dell'arte?
I supereroi sono stati la mia prima grande ispirazione da bambino. Ricordo di aver visto Spider-Man e di aver visto il Peter Parker di Tobey Maguire disegnare la sua tuta con delle matite su un quaderno. Quella scena ha fatto scattare in me una scintilla: ho subito preso le matite e ho iniziato a disegnare supereroi ogni giorno. Anche lo skateboard ha avuto una grande influenza su di me. Leggevo costantemente le riviste CCS e Transworld Skateboarding, che hanno davvero plasmato il mio interesse per l'arte e il design fin dagli inizi. Mi è sembrato tutto molto naturale, da piccolo venivo scelto per la mostra d'arte della scuola praticamente ogni anno.
Hai lavorato su una varietà di temi e stili nei tuoi disegni, dallo sport, alla musica, alla cultura pop. Come mai lo sport, e in particolare la pallacanestro, è diventata una fonte di ispirazione così importante per te?
Il mio amore per la pallacanestro è nato quando alle elementari ho comprato i poster di Carmelo Anthony e LeBron James alla Fiera del Libro della scuola. Non ero esattamente un fuoriclasse in campo, ma la mia ossessione per il gioco era profonda. Anche se all'epoca il football era la mia passione più grande, mi ritrovavo incollato a SportsCenter e ai documentari di 30 for 30, affascinato dalle interviste e dalle storie di giocatori e allenatori. Al liceo, mi destreggiavo tra quattro sport: football, calcio, salto con l'asta durante la stagione di atletica estiva, mentre in inverno giocavo a basket con i miei amici. Non per dire, ma un anno abbiamo portato a casa il campionato!






In particolare, alcune delle tue opere fondono brillantemente l'arte classica e la storia del basket. Come è nato questo concetto? Cosa ti ha ispirato a fondere tradizioni artistiche così distanti?
La morte di Kobe Bryant è stata il catalizzatore della “Renaissance Series”. Ho sempre visto Kobe come una mente brillante, che andava ben oltre il campo da basket. Parlava più lingue ed era profondamente coinvolto in tutti i suoi progetti e attività. Questo mi ha ispirato a creare il primo pezzo, “Renaissance Man”, nel 2020. Da lì, l'idea si è evoluta: fondere momenti sportivi iconici con dipinti classici e senza tempo, rendendo omaggio sia all'arte che alla grandezza atletica.
Le tue opere spesso ritraggono i giocatori in una luce quasi mitologica, come gli antichi eroi dell'arte classica. C'è un'epoca specifica della pallacanestro o alcuni giocatori che personalmente ritieni incarnino di più questa qualità mitica?
Mi sono sempre concentrato sulle leggende del gioco e su quei momenti veramente iconici della storia dello sport. Ricevo molti commenti che mi chiedono di presentare determinati giocatori o squadre, ma credo che alcuni momenti e giocatori meritino di essere dipinti più di altri. Il mio obiettivo è quello di concentrarmi su quei momenti fondamentali che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dello sport.






Molti tuoi quadri raccontano una storia più profonda che va oltre il gioco stesso. Che si tratti di un tributo a un giocatore iconico o di un momento specifico della storia del basket, quanto è importante lo storytelling nei tuoi progetti?
Cerco di approfondire ogni pezzo, anche se lavoro velocemente per via del “Postare quotidianamente”. Ad esempio, quando di recente Derrick Rose si è ritirato, ho pensato subito che meritasse di un tributo. Miro sempre a qualcosa di speciale, sperando che la persona interessata lo veda un giorno. Per Rose ho usato una foto che lo ritraeva seduto in un campo di fiori: mi sembrava il modo perfetto per dargli letteralmente “his flowers”.
Infine, per la prossima stagione NBA, c'è qualche storia, rivalità o giocatore in particolare che non ved l’ora di poter ritrarre attraverso i tuoi lavori?
Anche se mi concentro soprattutto sulle leggende del gioco, voglio comunque cercare di mostrare momenti iconici attuali. Se c’è una schiacciata o una giocata indimenticabile, voglio assicurarmi che venga ricordata attraverso la mia arte. Sto anche cercando di espandermi in altri sport: football, hockey e MMA sono sicuramente sulla mia lista.










