Esiste un momento, in ogni fase evolutiva di uno sport, in cui le discipline iniziano a dissolversi l’una nell’altra. Confini che sembravano definiti—tra forza ed endurance, tra gym culture e competizione, tra l’atleta quotidiano e il professionista—cominciano a sfumare. Ciò che emerge non è semplicemente un nuovo format, ma un nuovo linguaggio sul movimento. E’ in questo spazio ibrido che nascono gli adidas ATHX games
La corsa non esclude più la pesistica. Il conditioning non esiste più come pratica solitaria. L’atleta contemporaneo non è definito dalla specializzazione, ma dall’adattabilità—dalla capacità di muoversi tra discipline diverse, di performare senza punti deboli e di vivere il fitness come sfida ed esperienza condivisa allo stesso tempo. È all’interno di questa transizione culturale che prendono forma gli ATHX Games.
Più che una competizione, ATHX propone una ridefinizione di cosa significhi allenarsi—e perché. Al centro c’è una duplice ambizione: offrire una gara di fitness credibile e senza compromessi, trasformandola al tempo stesso in un momento di condivisione. Uno spazio in cui atleti élite e partecipanti alla prima esperienza coesistono, dove la performance non si misura soltanto in risultato, ma anche in connessione e presenza. In questo senso, l’arena diventa qualcosa di più di un palcoscenico atletico. Diventa una comunità temporanea, materializzata all’interno del Milan Hybrid Hotel firmato da adidas.
Con l’espansione degli ATHX Games in città come Londra, Parigi, Madrid e Milano, abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con il CEO e Co-founder Mark Hartnett Morgan in occasione della tappa italiana, approfondendo la costruzione di un formato che va oltre la performance, posizionando il fitness come esperienza culturale—capace di tradursi in contesti urbani differenti, ciascuno con il proprio ritmo e la propria relazione con il movimento.


Prima che ATHX Games diventasse un format e una community internazionale in crescita, qual è stato il vuoto che hai percepito nella cultura del fitness, tanto da pensare: qui serve qualcosa di nuovo?
“Abbiamo visto il successo di Hyrox e, pur apprezzando molto ciò che hanno creato—la bassa soglia d’ingresso, il formato standardizzato e l’alto livello produttivo—abbiamo percepito chiaramente uno spazio per un evento che condividesse queste qualità ma che fosse anche un vero test di fitness a tutto tondo, meno sbilanciato sull’endurance. Il numero di persone che inseriscono il lavoro di forza nel proprio allenamento settimanale continua a crescere, e crediamo fortemente che una sfida completa debba includere forza, resistenza e conditioning.”
La competizione ibrida si colloca all’incrocio tra forza, endurance e movimento funzionale, ma anche tra identità diverse: runner, lifter, atleta, appassionato. Quando hai capito che questi mondi erano pronti a fondersi in un unico linguaggio?
“Se passi del tempo nelle palestre e nelle community fitness in tutto il mondo, vedi questa fusione accadere davanti ai tuoi occhi. Oggi pochissime persone scelgono di concentrarsi su una sola disciplina. Si tratta piuttosto di mettersi alla prova e divertirsi attraverso più forme di allenamento.”
Che cosa volevi che le persone provassero con ATHX Games, che gare tradizionali, palestre o eventi fitness non offrivano?
“Volevamo creare un test di fitness autentico e credibile, ma anche un’esperienza ‘wow’, qualcosa che rimanesse nella memoria. Troppo spesso gli eventi fitness riescono a fare bene solo una di queste due cose. Pochissimi riescono a fare entrambe.”


Per Athleta, lo sport è anche una lente culturale. Cosa racconta, secondo te, il fitness ibrido sul modo in cui oggi le persone vogliono muoversi, allenarsi e appartenere?
“In ogni evento ATHX vediamo la forza della community e il desiderio di diventare atleti completi, senza punti deboli. Spesso abbiamo fino a 80 persone provenienti dalla stessa palestra che competono insieme, e l’energia collettiva che si crea è davvero ispirante. È sorprendente vedere come, appena terminata la gara, molti inizino già a discutere di come modificare il proprio allenamento per migliorare alla prossima occasione. Questo desiderio di miglioramento continuo non potrà che crescere.”
We are seeing a new version of athletes. Do you see ATHX Games also as a philosophy and a method of how the modern athlete should train today?
“Crediamo molto nei fondamentali dello strength & conditioning, e pensiamo che la maggior parte delle persone dovrebbe allenarsi in questo modo. Migliorare la performance sugli ATHX è solo uno dei benefici, rispetto ai tanti vantaggi per la salute e il fitness che questo approccio offre.”
Uno degli aspetti più forti della cultura dell’allenamento ibrido è il senso di appartenenza. Che tipo di community volevi costruire con ATHX Games, e in cosa differisce dalla cultura della palestra?
“La community è uno dei pilastri del nostro brand. La sua forza è evidente in ogni evento, ovunque nel mondo. Abbiamo alcuni dei migliori atleti competere insieme a persone alla prima esperienza, dai 16 ai 78 anni. Indipendentemente da età o livello, tutti sono trattati allo stesso modo e si supportano a vicenda. È qualcosa che vogliamo continuare a proteggere e sviluppare.”


Pensi che il futuro del fitness sarà meno legato al miglioramento individuale isolato e più a contesti condivisi e performativi?
“In un mondo sempre più influenzato dall’intelligenza artificiale, crediamo che le esperienze dal vivo cresceranno. Lo stesso vale per il fitness. Lo spirito di squadra e le relazioni che un tempo si costruivano sul lavoro verranno, in parte, sostituite dalle community che si creano nel tempo libero, nelle palestre e negli eventi.”
ATHX Games si sta espandendo in città come Londra, Parigi, Madrid e Milano. Cosa rappresenta Milano in questo percorso?
“È stato un sogno firmare con un brand iconico come adidas. Hanno creduto in noi ancora prima del primo evento, sposando subito la nostra visione. La partnership è cresciuta nel tempo e siamo grati di averli al nostro fianco mentre portiamo ATHX nel mondo.”
La vostra collaborazione con adidas va chiaramente oltre la semplice sponsorizzazione. Cosa vi ha convinto che adidas fosse il partner giusto a lungo termine per gli ATHX Games in questa fase della vostra evoluzione? E cosa significa avere un marchio globale che contribuisce attivamente a plasmare l'esperienza?
“È un sogno collaborare con un brand iconico come adidas. Hanno creduto in noi ancora prima del primo evento, sposando subito la nostra visione. La partnership è cresciuta nel tempo e siamo grati di averli al nostro fianco mentre portiamo ATHX nel mondo.”
Cosa vorresti che un partecipante si portasse con sé dopo un ATHX Games e comprendesse meglio di questo format?
“Vogliamo che ATHX sia molto più del giorno gara. L’esperienza inizia nel momento in cui ti iscrivi: può diventare una motivazione per allenarsi di più e meglio, creando abitudini durature. Il giorno dell’evento vogliamo offrire qualcosa di memorabile e immersivo, ma anche un test credibile che permetta di capire dove migliorare come atleta funzionale.”








