The North Face e la nuova OFFTRAIL ULTRA ci hanno portato sull’Alpe di Fellaria, dove abbiamo avuto modo di vivere un’esperienza in grado di far dialogare le suggestioni storiche della Trans-Antartica e della sua matrice umana con un presente fatto di esplorazione condivisa, terreni imprevedibili e, soprattutto, necessità di trovare una linea: tanto individuale, quanto comune. La voce di Alberto Gagno, The North Face Senior Category Manager - Footwear, Equipment, Accessories, e le riflessioni di Marco Del Vecchio descrivono questa significativa spedizione.




01 | La Trans-Antartica
“Volevamo creare una scarpa che desse ai runners la sicurezza necessaria per affrontare terreni imprevedibili, anziché evitarli. L’obiettivo era aiutare gli atleti a muoversi in modo naturale e intuitivo in montagna, sia sui sentieri e sulla roccia, che su terreni misti. L’adattabilità era al centro del progetto. Il terreno montano è in continua evoluzione, quindi ci siamo concentrati sull’offrire un equilibrio tra trazione, stabilità, protezione e comfort. Ogni caratteristica fondamentale è stata progettata per aiutare gli atleti a mantenere sicurezza man mano che le condizioni cambiano nel corso di un’avventura.” Alberto Gagno, The North Face Senior Category Manager - Footwear, Equipment, Accessories
Nel 1989, in un periodo storico ancora profondamente segnato dalle divisioni politiche e dalle tensioni della Guerra Fredda, sei esploratori provenienti da sei nazioni diverse decisero di intraprendere una delle spedizioni più ambiziose mai affrontate in Antartide: attraversare a piedi e con l'ausilio di slitte oltre 6.000 chilometri di continente, in un viaggio che avrebbe richiesto 220 giorni e che li avrebbe portati a confrontarsi con temperature fino a -50 °C e venti sostenuti, in grado di raggiungere i 70 km/h.
La Trans-Antarctica Expedition rappresentava un'impresa fisica di proporzioni straordinarie, ma la sua portata andava ben oltre la distanza percorsa o le condizioni estreme affrontate dal gruppo, perché a renderla realmente significativa era il fatto che sei persone provenienti da Paesi, culture e contesti differenti avessero scelto di mettere in comune competenze e capacità per perseguire un unico obiettivo, proprio in un momento in cui il mondo sembrava andare nella direzione opposta.
Le differenze che sulla terraferma potevano assumere un significato politico o culturale diventavano improvvisamente secondarie rispetto alla necessità di collaborare, perché in un ambiente così estremo nessuno poteva permettersi di affrontare l'incertezza contando esclusivamente sulle proprie capacità.
È proprio questo principio, più ancora dell'idea di attraversare un territorio inesplorato, a rappresentare il punto di partenza di OFFTRAIL EXPEDITION, l'esperienza che The North Face ha portato all'Alpe di Fellaria a più di trent'anni di distanza da quella spedizione. Se la Trans-Antartica aveva messo sei esploratori davanti alla necessità di trovare una direzione comune in uno degli ambienti più ostili del pianeta, ai piedi del ghiacciaio Fellaria la sfida viene riproposta in una dimensione diversa, più accessibile, ma costruita intorno allo stesso concetto: non esiste una linea prestabilita e, per trovare la propria strada, bisogna imparare a leggere il territorio, adattarsi alle condizioni… Soprattutto, affidarsi alle persone che condividono il percorso.




02 | L'esperienza a Fellaria
“I luoghi influenzano senza dubbio il design dei prodotti. Ambienti come le Alpi ci hanno aiutato a comprendere le sfide che gli atleti devono affrontare, dai massi instabili ai terreni ripidi e tecnici. Queste condizioni reali hanno influenzato direttamente le prestazioni e le caratteristiche di protezione della scarpa”. Alberto Gagno, The North Face Senior Category Manager - Footwear, Equipment, Accessories
L'Alpe di Fellaria è un luogo particolarmente adatto a questo tipo di esperienza, perché il paesaggio cambia continuamente e obbliga a modificare il proprio modo di muoversi. Ai piedi del ghiacciaio, la montagna alterna sassaie tecniche, dove ogni appoggio richiede attenzione, a distese di verde attraversate da torrenti e corsi d'acqua, creando una successione di superfici e situazioni che rende impossibile affidarsi a un'unica strategia. È un ambiente in cui la linea più evidente non è necessariamente quella più adatta: un luogo dove osservare ciò che si ha davanti diventa importante quanto la capacità di affrontarlo fisicamente.
L'esperienza comincia con l'avvicinamento in montagna e con la costruzione del Base Camp, che per due giorni diventa il nostro punto di riferimento. Ci vengono consegnati tende e sacchi a pelo e, prima di entrare nel vivo dell'esplorazione, Davide Barone ci presenta la nuova OFFTRAIL ULTRA, raccontandoci la filosofia e le caratteristiche di una scarpa pensata per affrontare proprio quei terreni in cui il sentiero lascia spazio a una superficie più irregolare e imprevedibile.
La sera, quando il campo si raccoglie e la luce comincia a lasciare spazio al buio, la montagna assume un'altra forma. Dopo una giornata trascorsa all'aperto, il corpo avverte la stanchezza e il freddo dell'alta quota diventa più presente, mentre all'interno delle tende lo spazio si restringe e le persone iniziano inevitabilmente a condividere qualcosa di più della semplice attività che li ha portati fin lì. Si parla, si ripercorrono i momenti della giornata, si scherza e ci si prepara al giorno successivo, ma soprattutto si crea quella familiarità che in condizioni normali avrebbe richiesto molto più tempo, perché dormire in tenda in montagna significa condividere una situazione essenziale: uno spazio dove le differenze tra persone che solo fino a poche ore prima erano sconosciute diventano via via meno importanti.
La mattina successiva, accompagnati da una guida alpina, iniziamo a esplorare il territorio attraverso un'attività di squadra organizzata da Crusher Running, che ci porta a confrontarci con un percorso privo di una linea già definita. La direzione deve essere scelta, discussa e modificata in funzione del terreno, e proprio questa libertà obbliga il gruppo a comunicare continuamente, perché non è sufficiente che una singola persona trovi la propria soluzione: è necessario che quella soluzione possa funzionare per tutti.
È in questi momenti che diventa evidente quanto velocemente una squadra possa formarsi. Qualcuno individua un passaggio più semplice, qualcun altro si accorge che una determinata direzione potrebbe essere poco conveniente, mentre chi procede più lentamente viene naturalmente sostenuto dagli altri. Non perché esista una gerarchia all'interno del gruppo, ma perché il raggiungimento dell'obiettivo dipende dalla possibilità di arrivare insieme.
La montagna rende molto concreta una dinamica che nella vita quotidiana può rimanere astratta: collaborare significa anche rinunciare, quando serve, al proprio ritmo per permettere a qualcun altro di mantenere il proprio. In questo senso, l'esperienza di The North Face, riprende in scala diversa quello che la Trans-Antartica aveva reso necessario oltre trent'anni prima. Anche qui persone con esperienze differenti devono imparare a fidarsi l'una dell'altra, a riconoscere le capacità degli altri e ad accettare che la soluzione migliore possa emergere dal confronto piuttosto che dalla decisione del singolo. La differenza è che non ci troviamo davanti a una spedizione di mesi attraverso un continente, ma il meccanismo umano rimane sorprendentemente simile.
C'è, poi, un altro elemento che rende l'esperienza particolarmente significativa: il luogo stesso. Il ghiacciaio del Fellaria non è soltanto lo sfondo spettacolare della spedizione, ma un ecosistema fragile, che rende impossibile parlare di esplorazione senza parlare anche di responsabilità. Muoversi ai suoi piedi, attraversare i torrenti che scendono dalla montagna e osservare da vicino un ambiente così delicato porta inevitabilmente a interrogarsi sulla possibilità di continuare a vivere e frequentare questi territori senza comprometterne l'equilibrio.
La tutela del ghiacciaio e dell'ambiente circostante diventa quindi parte dello stesso discorso che attraversa tutta l'esperienza: così come per affrontare una spedizione è necessario imparare a considerare le esigenze degli altri membri del gruppo, allo stesso modo esplorare un territorio significa riconoscere che non ci appartiene e che la nostra presenza deve necessariamente confrontarsi con la sua fragilità. La possibilità di correre, camminare e scoprire questi luoghi dipende anche dalla capacità di proteggerli, riducendo il nostro impatto e sviluppando una relazione con la montagna che non sia soltanto quella di chi la attraversa, ma anche di chi ne riconosce il valore e la necessità di conservarla.




03 | Trovare la propria linea
“Il feedback degli atleti diventa prezioso quando riceviamo costantemente lo stesso messaggio da diversi tester e in contesti diversi. Per Offtrail Ultra, gli atleti hanno ribadito il desiderio di maggiore sicurezza e precisione sui terreni tecnici, aspetto che è diventato un punto chiave durante tutto lo sviluppo. Stiamo assistendo a un numero crescente di atleti che sfumano i confini tra corsa, alpinismo ed esplorazione. Offtrail Ultra riflette questa evoluzione. È stata progettata per chi vuole spingersi oltre i sentieri tradizionali e crediamo che questa mentalità debba continuare a influenzare il futuro delle calzature The North Face.” Alberto Gagno, The North Face Senior Category Manager - Footwear, Equipment, Accessories
La OFFTRAIL ULTRA di The North Face ci ha accompagnato attraverso un ambiente tecnico e selvaggio, dalla roccia alle superfici più morbide e irregolari, permettendoci di vivere il territorio senza mai perdere il contatto con il terreno. Ma il vero valore dell'esperienza è stato scoprire quanto possa cambiare il nostro modo di affrontare una sfida quando smettiamo di ragionare come singoli e iniziamo a farlo come gruppo. È questo il filo che unisce Fellaria alla Trans-Antartica del 1989: persone diverse, un obiettivo comune e la necessità di trovare insieme una direzione.
Forse è proprio questo il significato più profondo di OFFTRAIL: trovare una strada propria senza dimenticare che, molto spesso, la direzione migliore è quella che riesce a comprendere tutti e che lascia il luogo attraversato il più possibile intatto.










