Un viaggio esperienziale nell’essenza del trail running
“Non posso andare avanti. Andrò avanti”, scriveva il premio Nobel per la Letteratura Samuel Beckett, scandendo implicitamente il flusso di coscienza di ogni runner. Sulle montagne, questa riflessione dicotomica trascende in un costante processo di sfida, ricerca e comprensione dell’io. Trail dopo trail, l’andare avanti beckettiano diviene sinonimo di una ribellione consapevole, di un’estasi equilibratrice, a volte perfino di un’epifania necessaria, come nel caso del runner multidimensionale Marco Del Vecchio.











“Ero un terzino sinistro, solo con l’avvento della pandemia ho scoperto il running. Il rapporto si è evoluto in modo graduale: le prime uscite, gli allenamenti, l’esordio in una mezza, la Maratona di Milano… Sono stato assuefatto e, passo dopo passo, ho aumentato distanze e dislivelli.
Frequentavo già con regolarità la montagna. Prima facevo hiking, poi ho iniziato a osservare e studiare il mondo trail che la popolava: la sua cultura, il suo circuito di eventi... Ho comprato il primo paio di scarpe e mi sono unito ai pazzi che vedevo salire e scendere i percorsi.
Le gare sono immediatamente diventate degli obiettivi, delle tappe fondamentali per avere sempre, davanti a me, uno scopo. L’anno scorso ho partecipato alla prima ultra: mentre affrontavo i 4mila metri di dislivello delle Dolomiti, mi ripetevo che mai avrei pensato di riuscire a fare qualcosa di simile nella mia vita.
La montagna è così stimolante... Del trail amo il fatto che sia complicato: ti perdi e ritrovi, sbagli percorso o ti ricolleghi, magari per puro caso, ad un sentiero precedente. Senti l’adrenalina. Ad attirarmi sono soprattutto le persone, i runner: la fatica e le forti emozioni che provano coprendo distanze incredibili.
Fino a poco tempo fa lavoravo nella moda e andare in montagna nei weekend mi permetteva di staccare completamente. Nella corsa ho trovato pace, tranquillità… La serenità del mio ritmo.
Mi affascina il costante rapporto con sé stessi, l’ascolto del proprio corpo, dei propri dolori. È una cosa molto personale. Ed è divenuta sempre più necessaria per garantire il mio equilibrio. Viaggiando molto, ho perfino preso l’abitudine di portare le scarpe con me e di uscire a correre la mattina presto, per visitare le differenti città.
L’epifania del running è stata significativa sotto vari punti di vista. Non appena ho realizzato che il fashion ‘istituzionale’ aveva smesso di regalarmi i giusti stimoli, ho deciso di lasciarlo e di diventare un freelance.
Ora sto dedicando il mio tempo agli allenamenti, così come alla mia evoluzione professionale e creativa nel mondo outdoor e sportivo. È stata una scossa che solo il running poteva darmi… Ora, questa disciplina per me è sinonimo di libertà. Di libertà in tutto”












This special editorial focus features the Scarpa Ribelle Run 2
Credits
Photographer: RiseUpDuo
Art Director: Samuele Francesco Marfia
Talent: Marco Del Vecchio
Stylist: Elena Bertacchini
Mua: Bianca Bob
Editor: Gianmarco Pacione
Production: AthletaLab






