The premiere of the documentary Ascensio, supported by the SCARPA®–GORE-TEX® partnership, gave us the chance to explore the essence of a group of Bolivian women who speak with the mountains, and leave powerful messages on their summits
Rito magico. Preghiera a Madre Terra. L’arte alpinistica delle Cholitas Escaladoras racchiude cifre culturali estremamente più significative del semplice atto fisico-verticale. La loro è una favola contemporanea boliviana, fatta di antiche tradizioni che, filtrate dal loro coraggio, divengono una forma di riscatto per le donne andine: una sfida femminile che attinge da linguaggi estetici e saperi tradizionali, declinandoli in conquiste di vette atte ad affermare la propria identità, individuale e collettiva, e un approccio rispettoso, addirittura mistico, a questo elemento naturale.
In occasione dell’anteprima del documentario ‘Ascensio’, capitolo narrativo parte di un più vasto sistema di supporto alle Cholitas plasmato dal connubio SCARPA® - GORE-TEX®, abbiamo captato la silenziosa, eppure rumorosissima, filosofia di queste pioniere d’etnia Aymara, secondo cui la conquista delle vette più celebri dell’America Latina e la recente scalata al Monte Bianco non rappresentano traguardi sportivi, ma manifesti di una sfida agli stereotipi di genere e alle barriere sociali che, ancora oggi, affrontano tante donne boliviane.
Abbiamo raccolto le suggestioni di Lita e Dora, entrando nella dimensione delle Cholitas Escaladoras e scoprendo le intenzioni che accompagnano la loro opera. Intenzioni riflesse anche nello speciale documentario che vi proponiamo qui.
“Veniamo da una comunità che si chiama Cañavirizongo, una valle umida, celato alle spalle una delle montagne più conosciute della Cordigliera, l’Huayna Potosí. La nostra comunità è sempre stata legata alle montagne, ruotava e continua a ruotare attorno al lavorare la terra lassù, dove la neve si vede in lontananza. Alle donne non era concesso scalarle, erano obbligate a restare in casa. Eppure, non sappiamo bene perché, quelle cime ci richiamavano. Per lungo tempo, non abbiamo avuto l’attrezzatura per scalarle. Non avevamo nemmeno scarponi da alta montagna adatti ai nostri piedi. Dentro di noi, però, cresceva una domanda: che cosa si prova davvero quando si arriva in cima?
La svolta è arrivata nel 2015, quando un fotografo ha lanciato una chiamata aperta a tutte le ragazze che volevano provare a salire su una cima. In quel momento abbiamo deciso di andare. Siamo partite insieme ad altre donne locali. Quando siamo arrivate in vetta, abbiamo capito qualcosa di semplice e potente: potevamo farlo. Da lì è iniziato tutto. Abbiamo continuato a scalare vette: prima in Bolivia, poi in altre parti del Sud America, su montagne che superano i seimila metri. Quello che era iniziato come un sogno è diventato, poco a poco, una piccola rivoluzione.
Scaliamo con i nostri abiti tradizionali: la pollera (colorata gonna tipica), la manta, il cappello... Non è una scelta estetica, è una scelta di identità. Per molto tempo le donne Aymara sono state viste solo dentro la casa, in cucina, accanto alla famiglia. Ma quei vestiti raccontano le nostre radici. La pollera ci ricorda chi siamo, ci tiene legate alla terra, alla Pachamama - Madre Terra. Le montagne, per noi, non sono solo montagne: sono esseri vivi. Quando saliamo non è solo una scalata, è una forma di saluto nei loro confronti.
Col tempo, abbiamo capito che il nostro compito non doveva limitarsi al salire sempre più in alto, ma doveva aprirsi al racconto della nostra storia. Volevamo che altre donne potessero vedere e provare ciò che vedevamo e provavamo noi: ovvero, che la paura si può affrontare e superare. L’alpinismo, per anni, è stato un mondo esclusivamente maschile nella nostra regione. Oggi sentiamo di aver aperto una strada. E quando una strada si apre, qualcuno deve continuare a percorrerla.
Ogni montagna parla in modo diverso con noi. Quando siamo arrivate sul Monte Bianco lo abbiamo percepito istantaneamente. Qui tutto cambia: i ghiacciai si sciolgono più velocemente, la montagna è diversa, il terreno anche. Ma la sensazione è la stessa. Dalla cucina alla cima. È questa la storia che vogliamo raccontare.
Adesso i sogni si sono allargati. Vogliamo continuare a scalare, prepararci per nuove montagne: il campo base dell’Everest, il Kilimangiaro, un giorno cime sopra gli ottomila metri… Più di tutto, però, vogliamo lasciare un messaggio: i sogni vanno nutriti. E il sentiero che abbiamo aperto non è solo nostro. Deve diventare un cammino per molte altre bambine e donne che, guardando una montagna, sentono anche loro quel richiamo”










