Un’ode al light hiking al fianco della visione sostenibile Keen
“Il miglior modo per scoprire la natura è farlo a piedi”, sosteneva un naturalista leggendario (per certi versi controverso) come John Muir, allevato dalla sublime morfologia del territorio scozzese e istruito, come migrante, dalle vaste catene montuose americane. Era la seconda metà dell’Ottocento, e il pensiero umano seguiva processi logici ed emotivi volti alla comunione naturalistica. Cominciò tutto dalla fascinazione nei confronti di un fiore, spiegano ancora oggi le memorie di Muir, poi di un albero, di una specie, infine dell’intero, armonioso, spartito outdoor.
“Venni spinto a volare attraverso boschi e foreste con entusiasmo estremo…”. Nonostante lo scorrere dei secoli, il moto dell’anima alla base del light hiking non è mutato nella sua sostanza, e nella sua potenza lirica. Passo dopo passo, ogni set naturale avvolge chi lo sa cercare, finisce per cullare l’essere umano stesso, traducendo la sua esperienza in una dimensione onirica, dove corpo, mente e anima raggiungono la più semplice, e più complessa, estasi. I sensi si amplificano. La consapevolezza evolve. La natura comunica. Chiede di essere preservata.






















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