Tresigallo, la città utopica. Correre qui è un’esperienza sensoriale, è un viaggio dentro sé stessi
Non so se sto correndo, non so se sto sognando. Il silenzio accompagna i miei passi, forme geometriche accompagnano il mio respiro. Ogni centimetro del mio corpo è sospeso in una realtà sconosciuta e ordinata; ogni mio pensiero è cullato da una calma irrequietezza.



Non so se sto correndo, non so se sto sognando. Tresigallo, la chiamano, utopica mecca del razionalismo, borgo apparentemente abbandonato, disperso nella nebbia delle campagne ferraresi. L’irrazionale, qui, è camuffato da razionale, il comprensibile appare incomprensibile. E viceversa. Bar Roma, Casa della Cultura, Campo Sportivo, Sogni… Sfioro luoghi sconosciuti, dai nomi eterei, ossi di seppia urbani appartenenti a un tempo altro, così materico, così astratto.



Non so se sto correndo, non so se sto sognando. Ascolto in lontananza i getti di una fontana, bronzei daini si stanno abbeverando, attorno a loro un vuoto secolare. Archi e torrette, colori e marmi inanimati assecondano il mio viaggio, lo indirizzano verso l’ignoto. Non ricordo di essere arrivato in questo luogo, non ricorderò di essermene andato.












