La Tenerife Bluetrail è molto più di una gara di montagna: è un pellegrinaggio moderno tra gli estremi di un’isola che sfugge a ogni definizione
Ci sono luoghi che non si attraversano soltanto con il corpo, ma che si lasciano scivolare dentro, centimetro dopo centimetro, come una corrente calda che plasma i sensi. Dalle spiagge assolate della costa sud, fino ai 3.718 metri del vulcano Teide, per poi precipitare tra le ombre fresche dei boschi del nord, la Bluetrail è una sinfonia di contrasti.
La fotografia di Sofia Blu Cremaschi ci accompagna in questo racconto, con lo sguardo attento di chi sa riconoscere il senso nei dettagli: un'ombra tra i sassi, un’esplosione di ginestre, un volto segnato dalla fatica. Questa gara, come quest’isola, non si lascia mai davvero alle spalle, comunica questo reportage. Porti entrambe con te, nella pelle e nei muscoli, nel cuore e nella memoria.
La lente si fonde con Nicolo, Andrea, Davide e Bianca, e rivive una settimana di attimi sospesi nel tempo, nel fruscio dei pini, nelle curve ripide dei Barranchi, nel grido lontano dell’oceano.










L’impresa più dura è stata quella di Davide Dicorato, che ha affrontato la regina delle gare: l’Ultra Trail da 110 km. Partito da Los Cristianos, ha attraversato l’isola in diagonale fino a Puerto de la Cruz, scalando il Teide e resistendo per 17 ore, fino a tagliare il traguardo. Un viaggio estremo, intimo, fatto di silenzi e determinazione, come ci racconta lui stesso.
"Ultra Running è molto più di una semplice sfida fisica; per me è un vero e proprio viaggio introspettivo. Ogni passo, ogni respiro mi permette di entrare in contatto profondo con me stesso, esplorando non solo i miei limiti fisici, ma anche quelli mentali ed emotivi. È un’occasione per riflettere, per fare il punto sul mio cammino, e questa ricerca interiore si riflette poi anche nel mio lavoro artistico. L’ultra trail diventa così un’esplorazione delle mie capacità, che non solo mi spinge oltre nella corsa, ma mi arricchisce anche nel personale percorso espressivo. È come un ritorno alle origini, quando il mondo non era ancora invaso da auto e comfort, e la fatica era l’unico mezzo per raggiungere l’obiettivo, ma anche la via per una connessione più profonda con ciò che siamo davvero.”
















