Introduciamo l’esperienza verso la Maratona di Berlino di Clara Abbona, Sofia Montagna e Lorenzo Lotti: membri della Cisalfa Run Crew che affronteranno, insieme, la lunga strada verso la sfida ai 42 chilometri della capitale tedesca
La strada verso una maratona può assumere infiniti significati e forme, tendendo verso altrettanto disparati obiettivi. Può essere un viaggio verso la comprensione di sé stessi. Un itinerario dedicato all’accettazione, all’evoluzione, perfino alla piena fusione con il proprio corpo. Un’esperienza collettiva, in cui ascoltare e farsi ascoltare. Sostenere e farsi sostenere. In ogni caso, i 42 chilometri sono una rivoluzione: per alcuni, coincidono con un eccitante sfida, dove far confluire habits e conoscenze consolidate, per altri, con un consapevole salto nel vuoto, che spesso rima con il cambiamento personale, con l’abbandono della zona di comfort, o della negatività.
Le storie di Clara Abbona, Sofia Montagna e Lorenzo Lotti, i membri della Cisalfa Run Crew che affronteranno la prossima Maratona di Berlino, grazie ad una speciale sinergia tra Cisalfa Sport e adidas, racchiudono alla perfezione la multidimensionalità della gara-regina della running culture, e dell’atletica in generale. La loro strada verso la capitale tedesca inizia da qui: da tre storie personali completamente diverse, eppure divenute affini nella ricerca della soddisfazione dei 42 chilometri.





“La maratona per me è un simbolo”, confida Clara Abbona, runner novizia e divulgatrice social, attirata dalla più democratica delle discipline sportive come mezzo di affermazione e sviluppo di sé stessa, “Quando ho deciso di provare a correrla, non avevo ancora realizzato nulla che sentissi davvero mio. Quei 42 km li voglio per me, come un qualcosa che nessuno potrà portarmi via. Quando ho visto una ragazza che correva la maratona di Berlino, ho pensato: “A settembre ci sarò io”. E spero davvero di farcela. So che sarà un’emozione unica. Per questo non ho saltato un allenamento da agosto. Mi dico: “Io devo farlo, punto. Magari non ce la farò, ma voglio sapere di aver dato tutto”.
Al suo fianco, nei prossimi mesi di preparazione condivisa, Sofia Montagna, anche lei comunicatrice social, al contrario di Clara con un denso passato sportivo alle spalle, fatto di eptathlon ai massimi livelli. Poi gli infortuni. Poi la corsa come terapia, e come riscoperta della bellezza della pratica sportiva. Infine, la magica esperienza delle prime maratone e del loro effetto, “Preparando e correndo i miei primi 42 km ho capito che la maratona è, prima di tutto, un’esperienza mentale profonda. Ti mette a confronto con te stessa per ore. Ti insegna a gestire la fatica, a leggere il tuo corpo. Mi ha reso più consapevole. Più matura. A Berlino voglio fare bene, ma con leggerezza. Non voglio che diventi un’ossessione, come accadeva in precedenza con lo sport… Corro con un obiettivo chiaro e, per la prima volta, avrò mesi per prepararmi in modo mirato ad un evento del genere”.





Ad indirizzare i paralleli, ma coincidenti, approcci alle strade di Berlino di Clara e Sofia, è l’ultrarunner e plurirecordman su lunghe distanze Lorenzo Lotti, nella funzione duale di allenatore e atleta. Un uomo che ha scoperto tardi il running, ma che l’ha abbracciato appieno dal primo secondo, rispettandolo con studio e dedizione. “La maratona non ti cambia solo per quello che accade nel giorno della gara. È tutto il percorso ad avere valore: gli allenamenti, la costanza, la testa che deve tenere duro... Quando tagli il traguardo, sei un altro. A Berlino sarò atleta e coach. Un doppio ruolo che vivo come una spinta, non come un peso. È una responsabilità che mi piace. Clara e Sofia saranno con me e mi regaleranno emozioni che, solo come atleta, non proverei. Sarà un percorso speciale, fatto di mesi di allenamenti, dubbi, esaltazione e bisogni. Per me è importante il percorso che le persone scelgono di fare al mio fianco: il fatto che possa trasmettere a figure come Clara e Sofia una passione che mi ha migliorato, dentro e fuori”
Spara la starting gun, e inizia la Road to Berlin della Cisalfa Run Crew, che seguiremo nei prossimi mesi con nuovi focus editoriali, che ci permetteranno di scavare in profondità nell’essenza di questo cammino individuale e collettivo, dove chilometri e tempi si fonderanno con la condivisione umana, e dove ognuno di questi protagonisti ci permetterà di comprendere il valore tanto materiale, quanto trascendentale, della gara che Eugenio Montale diceva di sognare. Una poesia a 6 mani, o meglio, a 6 gambe che vivremo al fianco di Cisalfa Sport e adidas.












