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Durante i Vibram Connection Days, siamo riusciti a chiacchierare con i due noti trailrunner, scoprendo l’intreccio tra le loro biografie sportive e i loro percorsi umani

Non è un caso che il trail running diventi metafora, spesso anche in modo lirico, della vita. Una metafora fatta di sofferenze e consapevolezze. Di evoluzione e sostenibilità. Di problem solving e presa di coscienza, di sé stessi come di ciò che ci circonda. Le testimonianze del lituano Gediminas Grinius e dell’italiana Natalia Mastrota confermano tutto questo. Nei casi di questi celebri, eppure trasparenti atleti del Team Vibram, questa forma d’esplorazione sportiva, di viaggio tanto esteriore quanto interiore, ha attraversato varie fasi e significati, divenendo sinonimo, più che metafora, delle rispettive vite. 

Gediminas e Natalia ci conducono nei vari stadi di questo rapporto, dimostrando come il trail running possa fungere da centro gravitazionale per la maturazione personale, la condivisione di saperi e il progresso universale, soprattutto nel rispetto della natura. Le loro parole e le loro biografie sono il riflesso di sportivi di altissimo livello che, nella propria disciplina, non hanno trovato solamente uno sbocco per lo spirito competitivo, ma uno spirito guida. 

Gediminas Grinius
Natalia Mastrota

Potete descriverci la genesi del vostro rapporto con il trail running?  

Gediminas Grinius: “Arrivo dalla Lituania, un paese atipico, e ricordo che le prime volte che partecipavo a gare internazionali, molti non sapevano nemmeno come pronunciare il mio nome. Mi chiedevano che montagne ci fossero dalle mie parti, non sapendo che la Lituania è un paese pianeggiante. Anni fa non amavo correre. Sono stato un militare e, dopo una missione in Iraq nel 2007, sono tornato a casa con un ‘regalo’ chiamato PTSD (disturbo da stress post-traumatico). Combattevo con tutti. Non ero felice. Poi ho scoperto che l’esercizio fisico alleviava questo tipo di condizione. Ho iniziato a correre e più correvo, più mi sentivo meglio. All’epoca, la Lithuanian Running Federation stava cercando atleti per i Mondiali di trail e ho deciso di farmi avanti. Ero curioso. Mi sono allenato per un po’ a 900 metri d’altitudine, ma quando sono arrivato a Serre-Chevalier, in Francia, e ho cominciato a correre in mezzo alla neve, mi sono chiesto cosa stessi facendo. Mi superavano tutti e non riuscivo a restare agganciato. Così, ho messo da parte il trail per un paio d’anni e ho provato a battere il record lituano sui 100 chilometri su strada. Dopo esserci riuscito, ho deciso di riprovare con il trail e, nel 2014, mi sono ritrovato a correre la Lavaredo Ultra Trail, circondato da personaggi famosi di cui leggevo su magazine come Athleta. Non riuscivano a raggiungermi, ero più veloce. Sono arrivato terzo a causa di qualche errore d’inesperienza, ma quella gara mi ha dato molte consapevolezze e la voglia di proseguire. Nel 2016, dopo aver vinto sul Monte Fuji, ho stretto una partnership con Vibram e da quel momento non mi sono più guardato indietro.”

Natalia Mastrota: “Vengo da un background diverso. Sono nata a Milano, i miei genitori lavoravano in televisione, ma non mi è mai piaciuta la vita in città. I weekend li passavamo in montagna e ricordo ancora i tristi rientri a casa. Non ero contenta della vita metropolitana, perché non mi trovavo bene con quel tipo di ambiente e non c’era uno sport che amassi davvero fare. Il mio primo lavoro è stato in un rifugio in alta quota, circondata da gente che approcciava quei luoghi con una lente sportiva. Così, a 14 anni, ho iniziato a fare gare di sci alpinismo e ho realizzato che non volevo più rientrare a Milano. Mi sono organizzata con la famiglia e ho cominciato a vivere prima a Bormio, poi a Gressoney-Saint-Jean, sempre lavorando nei rifugi e proseguendo con lo sci alpinismo. La corsa, all’epoca, era una forma di allenamento che non apprezzavo particolarmente. Con mio padre facevo al massimo 4km nel Parco Lambro d’estate. A 17 anni, quando mi sono trasferita a Chamonix, ho incontrato la vasta comunità di montagna che gravita attorno a quella città e mi sono aperta a molte più discipline, come l’arrampicata. Lì, pur continuando a fare gare di sci, ho iniziato a correre di più approcciando lunghe distanze. Erano una sfida enorme e il non mollare è, da sempre, un qualcosa che sento mio. Finalmente, ho avuto l’opportunità di dimostrare a me stessa e agli altri di cosa fossi capace”

Che tipo di connessione sentite, oggi, con il trail running? Qual è l’attuale stato dell’arte di questo legame, nelle vostre vite? 

Gediminas Grinius: “È in continua evoluzione. All’inizio era una terapia: mi aiutava a connettere corpo e mente, poi è subentrato il desiderio di vincere. Nel 2014, ho provato a vincere l’Ultra Trail World Tour, nel 2015 sono arrivato secondo e nel 2016 sono riuscito a farcela, diventando anche 1º nel ranking assoluto. In quel periodo procedevo per obiettivi, ora ho cambiato le prospettive. Non vedo il trail come un lavoro, è una forma d’amore, che mi continua a regalare idee, e che mi permette di viaggiare in tutto il mondo. Quello che faccio per e con il trail arriva dal cuore e, grazie ad un’azienda come Vibram, mi permette anche di vivere. Allo stato attuale delle cose, vorrei restare il più a lungo possibile dentro uno sport che non sento realmente come tale. Per me è uno stile di vita. Non mi sto concentrando tanto sul vincere gare, quanto sul godermi il trail. E l’esperienza mi insegna che, quando ti diverti, i risultati arrivano. Ho 44 anni, ma vinco ancora contro i più giovani. Mi piace, anche se so che non è ciò che conta veramente. In questo momento penso alla longevità, voglio arrivare a 60 anni ed essere ancora in grado di correre come adesso” 

 

Natalia Mastrota: “Io, invece, ho un rapporto diverso con il trail running. Ho cominciato per evadere da alcuni problemi alimentari. Il trail è stato una via di fuga. Allo stesso tempo, nella fase iniziale non mi ha portato molto di buono. D’altronde, è abbastanza noto che in alcuni sport, proprio come nella moda, ci siano criticità riguardanti il rapporto con il proprio corpo. Non sapevo se smettere o andare avanti. Alla fine, però, ho trovato una chiave che mi ha permesso veramente di essere aiutata dal trail e da quel momento, ho continuato a vederlo come una sfida, prima di tutto, con me stessa. Non sono concentrata sulla vittoria, sull’appagamento del podio, sono contenta di qualsiasi risultato. Mi pongo degli obiettivi e, se non riesco a realizzarli, non fa niente. Ho imparato ad avere una mente aperta, in grado di accettare il mancato raggiungimento di un risultato e di rimodulare gli scenari ipotizzati, specie durante esperienze lunghe e intense come le gare a cui partecipo. Sono competitiva, ma in un modo diverso da quello canonico, e sono più di tutto consapevole del fatto che il trail mi faccia del bene”

Oggi, facendo parte del Team Vibram e grazie ai vostri canali social, siete a tutti gli effetti degli atleti-comunicatori. Come vivete questa condizione?  

Gediminas Grinius: “Questo tema si connette alla domanda precedente. Ho collezionato un sacco di esperienze negli ultimi 13 anni e voglio condividerle. Non si tratta di vendere oggetti e avere un grande guadagno, si tratta di condividere ciò in cui credo. Il mio portale Trail Running Factory organizza camp in tutto il mondo, allo stesso tempo dò lezioni online, trasmetto ad altre persone le mie consapevolezze e la mia filosofia: è il cervello a spingerci avanti, non il corpo. Nel continente asiatico, per esempio, il trail running sta esplodendo adesso ed è fantastico avere la possibilità d’incidere su una nuova, potenzialmente vastissima, community di trail runner, di sviluppare in loro una determinata sensibilità nei confronti della disciplina. Penso che essere parte di questo processo sia una grossa responsabilità e che tutto debba essere fatto nel modo più giusto, perché in passato abbiamo fatto gravi errori nella gestione di quest’opera di trasmissione culturale. Sono molto grato a Vibram, perché non ci spinge a dire ciò in cui noi non crediamo, o a vendere ‘bullshits’: siamo liberi di scegliere, di dare insegnamenti a cui teniamo, e questo è molto raro”

Natalia Mastrota: “Sono d’accordo con Gediminas. Ognuno vive questo sport in maniera differente, quindi trovo sia molto importante valutare quello che può trasmettere ogni individuo. Tutti approcciamo le gare con forme, modi, pensieri e sensazioni diverse, l’insegnamento universale del trail running è che la risoluzione dei problemi è un viaggio continuo. Nulla può essere veramente pianificato in anticipo: bisogna trovare, attraverso l’istinto e il pensiero, delle vie alternative. Un po’ come nella vita. Questo credo sia il concetto più importante che provo a trasmettere alle persone che mi seguono” 

Il vostro sport è sinonimo di natura. Quanto vi è caro il tema della sostenibilità e come vi fa sentire il fatto di rappresentare un brand come Vibram, estremamente impegnato in questo ambito? 

Gediminas Griunius: “Ci troviamo ai Vibram Connection Days, e in questo nome è racchiusa tutta la filosofia dell’evento. Non si tratta solo di connettere le  persone, ma di ristabilire un legame profondo tra gli esseri umani e la natura. La filosofia di Vibram, che abbraccio pienamente, è quella di portare le persone fuori, nel mondo reale, perché la natura è troppo importante per l’umanità. Pensate, per esempio, al nostro cervello, che si è evoluto ed affinato attraverso il movimento fisico in natura. È un qualcosa che tendiamo a dimenticarci troppo spesso in questo stile di vita sedentario. Ho due figli, e come genitore mi sento in dovere di ricordare loro l’importanza dell’attività fisica in un contesto naturale. Nel mio caso, questo binomio tra movimento e natura mi ha aiutato a guarire dal PTSD, riparando quello che, a tutti gli effetti, era un trauma cerebrale. La natura ha una potenza unica. Vibram sta facendo un ottimo lavoro per spingerci verso quello che dovrebbe essere il traguardo di tutti noi: preservare la Terra per le future generazioni. Spesso replico le azioni dei Green Team Vibram (di cui avevamo parlato in questo speciale focus Game Changers), raccogliendo i rifiuti lungo i percorsi ed organizzando momenti che uniscano queste due cose. Non posso farlo ogni giorno, ma sono sicuro che se ognuno di noi lo facesse anche solo una volta al mese, o all’anno, avremmo un impatto massivo. Dobbiamo pensare al futuro. Quando hai dei figli, poi, quest’idea diventa molto più significativa” 

Natalia Mastrota: “Noto che sempre più persone stanno riscoprendo il legame con la natura. Una decina di anni fa c’era una sorta di stigma del lavorare in ufficio sempre e per forza, e la gente non usciva molto. Adesso vedo che in molti, anche in città, stanno riscoprendo il mondo outdoor. Questo cambiamento è frutto anche dell’impegno di aziende come Vibram e di figure come noi, che hanno a cuore l’ambiente in cui vivono, e che contribuiscono a sensibilizzare sempre più persone anche i cosiddetti ‘turisti della natura’. Il traguardo è ancora distante e per molti sembra quasi irraggiungibile, ma è importante almeno provare a coinvolgere quante più persone possibili nella battaglia della sostenibilità che, anche nel mio caso, rima con l’idea di regalare un futuro migliore alle prossime generazioni, ai miei figli”.