Nel cuore acquatico di una Città Magica come Torino, abbiamo assistito ad uno speciale evento di canottaggio, ispirato dai valori e dalla cultura alla base di questa nobile, eppure sempre contemporanea, disciplina
Il canottaggio è uno sport per sognatori, vuole una delle definizioni più intense di un movimento sportivo che rima, fin dai suoi primordi, con cultura ed estetica. Tanti secoli alle spalle. Tante tradizioni. Ancora più leggende. Eppure, osservare il fluire d’imbarcazioni tra i ponti Umberto I e Vittorio Emanuele I — missili aerodinamici, sospinti da armonici, potenti corpi — lascia con il fiato sospeso, e fa sognare. Anche nel 2025. Soprattutto nel 2025.
Sulle acque del Po, la Sebago Rowing Cup non si è limitata ad essere un onirico spazio espositivo dedicato ad un’arte sportiva che risplende, soprattutto, nella storia olimpica, dei grandi college e delle mitiche regate, ma che tramanda anche ben altre dimensioni. Come quella filosofica: della fatica condivisa nella ricerca di una simbiosi perfetta, e della massima espressione individuale guidata dalla corretta tensione di gruppo. Come quella dell’identità, intesa come senso d’appartenenza ad uno specifico ateneo, o ad una scuola nazionale. E come quella dello stile: pietra miliare di una disciplina capace di delineare un filone estetico, tramandandolo di generazione in generazione, e rendendolo senza tempo.
Non è un caso che Sebago abbia deciso di accompagnare un evento così raro e, allo stesso tempo, così educativo per il panorama sportivo italiano. Ispirato nel nome stesso da un lago del Maine e divenuto parte essenziale, fin dai suoi primi anni di storia, del regno velico, del canottaggio e acquatico in generale, il brand americano per nascita, ma oggi torinese, ci ha dato l’opportunità di penetrare le maglie di un immaginario sportivo che ha sempre saputo come rimanere fedele a sé stesso. E alla propria, immutabile, bellezza.
Ce lo facciamo raccontare da alcuni dei protagonisti degli equipaggi partecipanti alla Sebago Rowing Cup: Bocconi Sport, Cambridge Boat Club, CUS Bari, CUS Roma, Oxford Boat Club, Young Stars Piemonte, Young Stars Torino, Hec Paris. Un mosaico di giovani innamorati della disciplina, e della community che le gravita attorno.






Quali sono le origini del tuo legame con il canottaggio? E cosa rappresenta per te, oggi, questo sport?
Ella Zagoury - Hec Paris: “In realtà sono una vogatrice piuttosto nuova rispetto alla maggior parte delle persone che partecipano a questa competizione: ho iniziato a remare circa un anno fa. Prima praticavo judo e danza, entrambe discipline molto individuali. Mi sono avvicinata al canottaggio un po’ per caso, grazie ad amici che lo praticavano. Quando sono arrivata all’università, cercavo un nuovo sport da provare, qualcosa di diverso. Ho trovato uno sport orientato al lavoro di squadra, ciò di cui avevo bisogno in quel momento. Ho sviluppato un legame molto forte con questo sport, perché è così intenso e impegnativo. Si attivano circa il 70% dei muscoli del corpo, quindi è fisicamente molto duro, ma è proprio questo che lo rende così gratificante. Oggi, da presidentessa del mio team, il canottaggio rappresenta per me sia una sfida personale, che un’esperienza collettiva molto significativa. Ho trovato più di uno sport: una famiglia. È una questione di unità, dentro e fuori dall’acqua.”
Nicolò Carucci - Bocconi Sport: “Ho iniziato a fare canottaggio quando avevo 14 anni. Fin da subito è stato un modo per esprimere me stesso. Negli anni è diventato la mia professione, mi ha portato fino alle Olimpiadi, e oggi rappresenta una grande opportunità anche dal punto di vista accademico. Il mio rapporto con il canottaggio si è evoluto molto nel tempo: da passione giovanile a carriera sportiva, fino a strumento per la formazione personale e professionale. Apprezzo il fatto che apra molte porte e crei grandissime opportunità. A livello internazionale, ho conosciuto tantissime persone interessanti. Una delle cose che più mi piace di questo sport è proprio il senso di appartenenza a una grande famiglia globale: da vogatore, entri in contatto con persone di ogni dove.”
Esther Austin – Oxford Boat Club: “Mi sono avvicinata al canottaggio attraverso il ruolo di timoniera, quando avevo probabilmente 10 o 11 anni. Mia sorella aveva iniziato a remare, e mio padre allenava. Entrambi i miei genitori avevano praticato canottaggio all’università, non a livelli altissimi, ma comunque erano molto coinvolti… Quindi era già una cosa di famiglia. Mio padre aveva bisogno di una timoniera, e mi sono offerta. È cominciato tutto così. Poi, quando sono passata alla scuola secondaria, ho iniziato a remare in prima persona. Quindi il canottaggio fa parte della mia vita da sempre, ha plasmato la persona che sono oggi. Questo sport fa emergere una quantità enorme di qualità preziose: spirito di squadra, amicizia, intensità, disciplina, impegno, gestione del tempo. Tutti concetti che il canottaggio mi ha insegnato, e che fanno parte della mia quotidianità. In molti sensi, il canottaggio è parte della mia identità.”
Alberto Ciavarro - Young Stars Torino: “Ho iniziato a praticare il canottaggio da bambino. All’inizio era un semplice gioco divertente. Con il tempo, però, è diventato un vero e proprio impegno, quasi un lavoro. Allenarsi due volte al giorno per mantenere certi livelli è diventato complicato, ma è rimasta sempre una passione forte. Fino all’anno scorso mi allenavo alle 5:30 del mattino, poi andavo a lavorare alle 7, e alle 17:30 ero pronto per l’allenamento serale. Il segreto del canottaggio è che unisce molto, soprattutto quando si è in gruppo: lavorare insieme ti fa superare tanti ostacoli e ti spinge a dare il meglio. In generale, per me il canottaggio continua ad essere, prima di tutto, una questione di passione.”
Miranda Clements – Cambridge Boat Club: “Il canottaggio ha sempre fatto parte della mia famiglia. Anche prima che nascessi, entrambi i miei genitori remavano. Da piccoli, mio padre ci portava su e giù per il Tamigi con le tradizionali barche da gara, le Thames racing skiffs, quindi sono entrata in contatto con questo sport fin dall’infanzia… In realtà, prima ancora di poterlo ricordare. Detto ciò, i miei genitori non hanno mai fatto pressioni. Il canottaggio è sempre stato presente, ma non è mai stato qualcosa che ci veniva imposto. È stato solo all’università che l’ho davvero scoperto: ho imparato a remare per bene, ed eccomi qui. Oggi, questo sport per me ha un grande valore, soprattutto in termini di comunità. Alcune delle amicizie più profonde che ho costruito sono nate proprio attraverso il canottaggio. E come donna nello sport, avere l’opportunità di allenarmi accanto a altre donne forti e determinate è qualcosa che considero un vero privilegio.”
Marco Madotti - Young Stars Piemonte: “È un'esperienza cominciata un po’ per caso: ho iniziato a remare con i miei amici, per stare insieme. Poi, gareggiare e assaporare la vittoria ha fatto diventare questo sport una parte di me. Ora sono circa 7 anni che lo pratico proprio in queste acque, dov’è fantastico poter partecipare ad un evento di tale portata e rilevanza come la Sebago Rowing Cup.”




Il canottaggio è sinonimo di una cultura sportiva senza tempo, che attecchisce nella storia e nella leggenda. Tu fai parte della nuova generazione di questa disciplina. Come vivi questo connubio di passato, presente e futuro concentrato in ogni gara? Per te il canottaggio è uno sport, una forma culturale o un incrocio tra esse?
Ella Zagoury - Hec Paris: “È una combinazione di entrambe: sport e cultura. Il canottaggio è parte della cultura sportiva, anche se, per esempio, in Francia non è considerato uno sport nazionale e non è così diffuso o visibile come in altri Paesi. L’anno scorso ho studiato all’estero, in Australia, e ho avuto l’opportunità di unirmi al team dell’Università di Melbourne. La mentalità è completamente diversa. Il canottaggio in Australia è davvero uno sport nazionale, soprattutto a Melbourne, dove ci sono numerosi circoli remieri e una comunità molto forte attorno a questo sport. Penso che questo legame venga in parte dall’eredità del Commonwealth: l’Australia ha ereditato una ricca tradizione remiera dalla Gran Bretagna. È parte, per l’appunto, del loro DNA culturale. Quindi sì, il canottaggio unisce decisamente cultura e sport. Si sente l’eredità in ogni regata, ma si percepisce anche l’evoluzione della disciplina: ogni nuova generazione inserisce la propria energia in una tradizione secolare.”
Nicolò Carucci - Bocconi Sport: “Sono molto attratto dagli sport che hanno una forte componente storica: mi piace molto la storia, e il canottaggio ne è intriso. Basta guardare le foto dell’Ottocento, dei primi college che remavano… È affascinante. Per me il canottaggio è uno sport, ma anche qualcosa di più: un modo di vivere, un approccio alla vita. È stato una costante nella mia esistenza, mi ha accompagnato per tanti anni e continua ad avere un ruolo fondamentale. Ha una dimensione culturale, oltre che sportiva, che mi coinvolge profondamente.”
Esther Austin – Oxford Boat Club: “Sicuramente è una combinazione di sport e cultura. Anche dentro casa, ho sempre percepito molto chiaramente il lato culturale del canottaggio. Se parliamo di tradizione, la Henley Royal Regatta è l’esempio perfetto: un evento iconico, che rappresenta l’eredità culturale di questo sport. Quel senso di storia e tradizione è certamente una delle cose che mantiene molte persone legate a questo sport. Detto questo, il canottaggio per me è stato prima di tutto uno sport. E uno sport unico nel suo genere: il livello di sincronia e precisione richiesto è incredibile. Quella sensazione di essere perfettamente in simbiosi sull’acqua… È meravigliosa.”
Alberto Ciavarro - Young Stars Torino: “Per me è un incrocio delle due cose. Noi tutti ammiriamo il passato della disciplina, la sua storia… Cerchiamo di imitare i grandi, prendendo spunto anche dal lato culturale di questo sport, per affrontare le gare nella contemporaneità.”
Miranda Clements – Cambridge Boat Club: “In ogni gara o regata, si percepisce davvero la fusione tra passato, presente e futuro. Ci sono i junior che gareggiano per la prima volta, i master che continuano a competere, e i volontari, spesso appartenenti alle generazioni più anziane… Tutti insieme nello stesso spazio. Si crea un ambiente in cui ci si può osservare, imparare gli uni dagli altri, notare come le persone si comportano, che atteggiamento hanno verso la gara, e in che modo si supportano a vicenda. È una sorta di scambio tra generazioni, molto naturale. Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, direi che il canottaggio è sicuramente una combinazione di sport e cultura. Soprattutto in eventi internazionali come questo, si percepisce chiaramente un incontro di culture diverse. Ogni nazione porta con sé qualcosa di unico, ma al centro c’è sempre lo stesso spirito di lealtà, lavoro di squadra e tradizione. È davvero speciale vedere come tutto questo si unifichi in un solo evento.”
Marco Madotti - Young Stars Piemonte: “Sicuramente è un incrocio di entrambi. Oltre ad essere una forma culturale e ad avere una ricca storia, il canottaggio è un impegno agonistico che richiede sacrifici, impegno, precise condizioni atletiche e mentali… Quindi, ripeto, è necessario nutrire una profonda passione per legarsi a questa disciplina.”




Forza fisica, ritmo, resistenza mentale, performance condivisa. Nel canottaggio confluiscono tanti livelli diversi di ragionamento, definendo lo stato dell’arte unico di questa disciplina. Quali sono gli aspetti che alleni di più, e quali quelli che ritieni più importanti per essere un atleta e un equipaggio di successo?
Ella Zagoury - Hec Paris: “Credo che la mentalità sia la chiave. Non puoi permetterti di mollare e, in realtà, questo tipo di attitudine nasce proprio dal fatto di essere parte di un equipaggio. Non sei responsabile solo per te stesso: sei responsabile per tutti gli altri nella barca. Il tuo impegno influisce direttamente su quello degli altri. Quindi, avere una mentalità forte, restare mentalmente resilienti e dare sempre il massimo è essenziale. La comunicazione è tutto. Nessuno parla in barca, fatta eccezione per il timoniere, ma c’è una comunicazione costante: solo che non è verbale. Devi sentire gli altri, percepire il ritmo, sincronizzarti alla perfezione. La comunicazione aperta crea fiducia, e la fiducia rende l’equipaggio più forte. Certo, la performance fisica conta. Alla fine, però, se tutti sono davvero motivati a muoversi insieme, fisicamente ed emotivamente, allora quello è il modo migliore per avere successo.”
Nicolò Carucci - Bocconi Sport: “Come in ogni sport, la componente mentale è quella che fa davvero la differenza. La carriera di un atleta di alto livello è piena di alti e bassi, e bisogna saper affrontare ogni ostacolo, ogni situazione di stress. La gara non è come un allenamento: ci sono pressioni, aspettative, imprevisti. Ovviamente anche la preparazione fisica è fondamentale, ma per me la mentalità è l’aspetto chiave. L’ho vissuto sulla mia pelle, e l’ho visto anche nei miei compagni: chi fa davvero la differenza ha qualcosa in più nella testa. Facciamo 35 ore di allenamento a settimana, ed è dura per tutti: che tu stia andando forte o piano, devi comunque soffrire. E per saper soffrire, serve la testa. È la forza mentale che ti fa tenere duro nei momenti difficili, ed è quella che, alla fine, ti porta al successo.”
Esther Austin – Oxford Boat Club: “Trovo davvero difficile separare questi elementi, perché nel canottaggio si fondono tra loro, e sono egualmente essenziali. Puoi avere una persona con un atletismo straordinario e una buona tecnica, ma se manca la forza mentale, c’è comunque un limite che non riuscirà a superare. Quindi sì, direi che è veramente una combinazione di tre fattori: mente, corpo e tecnica. Non so dire quale sia il più facile da allenare. Forse la forza mentale viene più naturale per alcune persone: parliamo di caratteristica umana… Mentre la tecnica, per esempio, è qualcosa che si può insegnare, allenare e perfezionare con costanza. Alla fine, servono davvero tutti e tre per avere successo.”
Alberto Ciavarro - Young Stars Torino: “Per diventare un’atleta di successo, soprattutto nel canottaggio, non puoi permetterti di essere superficiale. Ogni gara si gioca su pochi secondi, e quando arrivi dietro anche di solo un secondo… Brucia. Impari presto a capire che ogni dettaglio fa la differenza. Tutto è fondamentale: dalla tecnica in barca alla preparazione fisica in palestra, dalla forza all’alimentazione: dobbiamo mantenere una certa forma, un certo peso, e questo richiede attenzione e disciplina. Ogni aspetto gioca un ruolo preciso, e curarlo è essenziale se vuoi davvero fare la differenza.”
Miranda Clements – Cambridge Boat Club: “Nel canottaggio devi allenare sia il fisico che la mente. Dal punto di vista fisico, servono resistenza cardiovascolare e forza, ma l’aspetto psicologico è altrettanto importante, se non di più. Quello che rende unico il canottaggio è proprio il fatto che questi elementi devono integrarsi per costruire un atleta completo. Puoi allenare il corpo quanto vuoi, ma spesso è la mente a fermarti o, al contrario, a spingerti oltre. Sviluppare una vera resilienza mentale: imparare a superare i propri limiti, a restare concentrati, a non mollare, è spesso ciò che distingue un buon atleta da un grande atleta. Tenacia, determinazione e senso di responsabilità sono qualità fondamentali. E ovviamente, la capacità di lavorare in squadra è cruciale. Il canottaggio è uno degli sport di squadra per eccellenza, e saper collaborare, comunicare e fidarsi del proprio equipaggio è tanto importante quanto la performance individuale.”
Marco Madotti - Young Stars Piemonte: “Sicuramente la forza fisica è centrale. Bisogna per forza allenarla, perché se non si ha il motore, la barca non può andare avanti… Però, l'insieme e l'equipaggio sono altrettanto fondamentali: riuscire a instaurare in barca un rapporto di sana collaborazione, simbiosi e uguaglianza fa venire tutto più facile, e fa vincere.”




Questo sport ha, da sempre, anche una chiara componente estetica. Puoi raccontarci che ruolo gioca, nel tuo rapporto con il canottaggio, il sistema di divise, brand ed eleganza che lo contraddistingue da sempre? Parlando sempre di estetica, quali sono i dettagli visuali che t’ispirano maggiormente di questo ambiente?
Ella Zagoury - Hec Paris: “Credo che chi dice che l’aspetto estetico o visivo dello sport non conti stia trascurando qualcosa di fondamentale. Nel canottaggio, l’estetica ha un ruolo molto importante, soprattutto in gara. Abbiamo parlato del fatto che in Francia il canottaggio non sia uno sport nazionale. Io credo che valorizzarne l’immagine sia uno dei modi chiave per far crescere il suo appeal. Le divise sono una parte importante di tutto questo. Indossare la stessa uniforme ci unisce, crea un senso di appartenenza, di identità. Rafforza l’idea che siamo un equipaggio, un team, che si muove come un unico corpo. Oltre a questo, ci collega anche alle radici più profonde del canottaggio: le regate classiche, la Henley Royal Regatta, Oxford e Cambridge… Quel vecchio stile navy, così distintivo. Noi non abbiamo le giacche formali come Cambridge, ma abbiamo le nostre divise da gara, le tute da allenamento. Potrebbe sembrare un dettaglio da poco, ma quando sei in acqua e vedi un equipaggio che rema in perfetta sincronia, tutti con divise coordinate, eleganti: è potente. Attira l’attenzione. Trasmette un senso di forza e raffinatezza. Quella coerenza visiva aggiunge magia allo sport. C’è qualcosa di senza tempo e armonioso nei movimenti canottaggio… E quando comprendi lo sforzo fisico che c’è dietro, tutto diventa ancora più impressionante. Poi, ti può semplicemente capitare di camminare lungo un fiume e vedere un equipaggio che scivola sull’acqua, perfettamente sincronizzato, linee pulite… E pensi solo: wow. L’eredità e l’identità visiva sono parte di ciò che rende il canottaggio così speciale.”
Nicolò Carucci - Bocconi Sport: “Il canottaggio, fin dai primi college britannici, ha sempre avuto uno stile fortissimo. È stato pioniere non solo nello sport, ma anche a livello estetico, influenzando persino alcuni trend e brand importanti. Soprattutto, una barca per essere veloce deve anche essere bella da vedere: quando un equipaggio è perfettamente sincronizzato, si vede. E quella bellezza esterna si riflette in efficienza interna. Una barca bella è una barca veloce: è un concetto che torna spesso, perché la simmetria, l’armonia e l’eleganza sono legate anche alla performance. Mi piacciono molto anche alcuni dettagli vintage, meno moderni: lo stile classico del canottaggio ha un fascino intramontabile. Personalmente apprezzo quando si mantengono certi tratti di eleganza tradizionale, perché questo è uno sport faticoso, sì, ma anche profondamente elegante. E credo sia giusto che continui a trasmettere questa identità."
Esther Austin – Oxford Boat Club: “Quello che amo davvero dell’estetica del canottaggio, e torno sempre su questo punto, sono i blazer. Venire qui e vedere tutti nei propri blazer è stata un’esperienza memorabile. Ognuno è così unico: i colori, i dettagli… Comunicano subito a quale club o università appartieni. E sono anche un ottimo modo per iniziare una conversazione. Riconosci un blazer e hai un motivo per avvicinarti e parlare. Questo crea un forte senso di connessione all’interno della comunità mondiale. C’è un linguaggio condiviso nel modo in cui ci vestiamo… Unisce le persone. Ricordo ancora la prima volta che ho indossato la divisa da gara di Oxford, o anche quella della Nuova Zelanda. Indossare il proprio completino da gara per la prima volta è un momento carico di significato. Senti tutta la storia che c’è dietro, e ti ricordi quanto lavoro ci è voluto per meritarti il diritto di vestirlo. È un momento speciale.”
Alberto Ciavarro - Young Stars Torino: “In Italia non c’è una vera e propria tradizione estetica legata alle divise, come invece accade in altri Paesi. Qui si usano outfit diversi per festeggiare una specifica gara, oppure si indossano tute da ginnastica o abbigliamento più semplice, più ‘normale’. Chiaro, in società abbiamo le nostre divise con i colori del club, e quando siamo in nazionale, invece, indossiamo l’Azzurro, che ci rappresenta. Siamo ben consapevoli, però, dell’heritage estetico di questo sport. A me e ad alcuni compagni, per esempio, piace anche aggiungere dei dettagli personali: come ad esempio i cappellini di altre nazionalità, che ogni tanto portiamo con noi.”
Miranda Clements – Cambridge Boat Club: “Una cosa piuttosto unica del canottaggio, rispetto a molti altri sport, riguarda l’equipaggiamento da gara e da allenamento: è uguale per uomini e donne. A differenza della ginnastica o dell’atletica, ad esempio, indossiamo le stesse divise, e sull’acqua appariamo uguali. Questo crea un vero senso di uguaglianza. Siamo tutti sullo stesso piano, far parte di questo sistema è qualcosa di davvero speciale. Anche in eventi misti come questo, si sente che tutti stanno lavorando insieme, tra pari. Persino a livello olimpico, il canottaggio offre lo stesso numero di eventi per uomini e donne, e questo è un messaggio forte. Nel Regno Unito, soprattutto nell’ambito universitario, il canottaggio femminile sta crescendo visibilmente: si sta avvicinando molto a un equilibrio 50/50, è un grande passo avanti. Credo che anche il fatto di avere divise uguali contribuisca a questo senso di parità in modo significativo. Al di là delle divise da gara, ci sono anche eventi iconici come la Henley Royal Regatta, dove l’aspetto estetico cambia tutto. I blazer, ad esempio, sono una parte fondamentale della cultura: rappresentano tradizione, orgoglio e appartenenza. Indossarne uno è un modo per dire da dove vieni e a cosa appartieni, e questo aggiunge una dimensione collettiva e culturale molto ricca a questo sport.”
Marco Madotti - Young Stars Piemonte: “Mi piace molto l’estetica del canottaggio. Sono affascinato da come si vestono gli atleti, soprattutto in alcune zone del mondo, in alcune università… Allo stesso tempo, però, sono affascinato dall’armonia che si crea quando la barca entra in acqua e scorre sopra di essa… Questo senso di, per l’appunto, armonia generale è ciò che m’ispira di più di questo sport.”










