Le foto di Enrico Follesa ci guidano nelle rovine archeologiche dello storico stadio del Cagliari

12 settembre 1970, il Cagliari ha il primo, e unico, Scudetto cucito sulle proprie maglie. La squadra-simbolo dell’isola sarda, guidata dall’onnipotenza di Gigi Riva, ha appena conquistato un leggendario titolo, scioccando l’intera nazione, e sta inaugurando una nuova casa: lo Stadio Sant’Elia. È l’inizio di un sogno dolceamaro.

Improbabili incendi, illogicità urbanistiche e mala gestione infrastrutturale spingono, stagione dopo stagione, il Sant’Elia verso il baratro del degrado. Nemmeno i lavori d’Italia ‘90 mutano un inesorabile processo di autodistruzione, amplificato da una costante miopia e noncuranza istituzionale. Il Sant’Elia soffre insieme ai tifosi del ‘Casteddu’, tramutandosi prima in un’agonizzante cattedrale calcistica, poi in confuse rovine. 

La lente di Enrico Follesa ci guida tra le visioni archeologiche del Sant’Elia contemporaneo, dove emozioni e gol riecheggiano in scenari mistici e vuoti evocativi, mostrandoci la disabitata bellezza di un polo aggregatore incapace di reggere alla fallacia umana. A mezzo secolo di distanza dalla sua genesi, il Sant’Elia sta attendendo silenziosamente una seconda vita.

'Ricordati di me' è l'epitaffio visuale di Enrico Follesa ad un luogo che sarà presto cambiato e dimenticato. È il saluto finale ad un raro memoriale sportivo, così come un monito, o meglio, l'inappagato desiderio di rivedere vivere ciò che è stato lasciato morire. Ma 'Ricordati di me' è anche molto di più, ovvero la preghiera recitata da ogni tifoso passato dall'estasi e dalle lacrime dei gradoni di questo stadio. Al termine della stagione 2023-24 il Cagliari è riuscito a salvarsi, e la Serie A continuerà a parlare sardo. I posti e le persone di questa città, e di questa regione, continueranno a respirare la Serie A. Forse, in un giorno tanto distante, quanto improbabile, anche il Sant'Elia tornerà a farlo. O, forse, resterà per sempre un evanescente, mortale ricordo.