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Il Footwear Developer Geraint Harries ci fa scoprire la genesi e le unicità dell’ultima gemma calcistica PUMA

Non c’è differenza tra asfalto ed erba. Non c’è confine tra performance F1 e funzionalità calcistica. La ULTRA 5, il nuovo gioiello PUMA, è stata presentata in uno speciale evento ispirato dalla connessione tra la velocità dei motori e del calcio contemporaneo. Questa giornata ibrida ha evidenziato l’anima e l’idea alla base della ULTRA 5, uno strumento ingegneristico modellato sui dogmi scientifici del Motorsport e creato per elevare la performance e la velocità di ogni calciatore PUMA.

Per comprendere lo spirito innovativo di questo prodotto, possiamo menzionarvi la nuova tecnologia SPEEDSYSTEM, la rivoluzionaria geometria dei tacchetti, la suola in carbonio o lo studio FastTrax, dedicato alla trazione multidirezionale, ma preferiamo entrare nella mente di uno dei suoi creatori. Abbiamo avuto la fortuna di chiacchierare con il Footwear Developer Geraint Harries. Le sue riflessioni introducono un nuovo capitolo dell’iconica storia calcistica di PUMA e, contemporaneamente, aiutano a comprendere il suo processo di creazione.

Grazie a questa testimonianza, il claim ‘Fuel Your Fast’ assume un significato tangibile, e spiega la sinergia tra il Circus ipertecnologico F1 e il Beautiful Game che ha plasmato la ULTRA 5.

Prima di presentarci l’ultima innovazione PUMA, potresti raccontarci del tuo background personale e di cosa ti ha portato a diventare Footwear Developer?

“Ho 26 anni e vengo dal Galles, lì mi sono innamorato del calcio. Abbiamo solo una manciata di team ‘professionisti’, diciamo così. Lo Swansea, il Cardiff, il Newport, il Wrexham... Quindi le aspirazioni sono molto differenti rispetto ad altri Paesi e solo di rado possiamo farci ispirare da vere e proprie stelle. Crescendo, ho deciso di studiare Sports Engineering all’Università di Loughborough. Poi ho avuto un’internship con PUMA e, infine, sono stato assunto. Ora sono un Product / Footwear Developer e ho avuto la fortuna di lavorare sul progetto ULTRA 5”

Data la tua storia personale, cos’ha significato per te avere la possibilità di lavorare su un progetto focalizzato sulla fusione della razionalità F1 e del progresso calcistico? E come si esprime questa sinergia nelle ULTRA 5?

“Beh, è il sogno di ogni ingegnere nerd. Poco fa abbiamo visitato la Mercedes, abbiamo visto i loro processi di produzione, li abbiamo studiati e trasposti nei nostri ambienti. Il livello di attenzione ai dettagli nella fase di sviluppo di una macchina di Formula 1 non può che ispirare, richiede estrema precisione ingegneristica. Abbiamo anche condiviso opinioni con i fisioterapisti del Manchester City. Abbiamo appreso che la velocità maggiore raggiunta dai giocatori negli ultimi 10, 20 anni, non è cambiata nel tempo, ma è aumentato immensamente l’ammontare degli sprint eseguiti durante una partita. Questi ritmi richiedono recupero rapido, efficienza e reattività nel caso di movimenti multidireazionali... Quindi, parlando delle innovazioni delle ULTRA 5, devo menzionare lo SPEEDSYSTEM, che dipende dal nuovo posizionamento dei tacchetti. La loro geometria aiuta a mordere il campo, ad avere stabilità e trazione. Poi c’è la tomaia, di cui potremmo parlare tutto il giorno. L’abbiamo modificato molto, in modo che fittasse alla perfezione e che avvolgesse il piede. Ma ci sono anche molte altre cose che andrebbero menzionate... Da un punto di vista estetico, ovviamente diamo attenzione ai colori e al lato grafico, ma dovete pensare che molte silhouette sono predefinite. Prima di tutto, dobbiamo avere un prodotto votato alla performance e al comfort: la sua forma deriva, all’origine, da una richiesta funzionale. La componente visuale viene a plasmarsi in un secondo momento, e nel caso delle ULTRA 5 racchiude perfettamente la loro anima aggressiva. Questa scarpa è uno strumento. Un preciso strumento ingegneristico, che ispira i giocatori a concentrarsi sul loro gioco. E anche qui, il mindset F1 gioca la sua parte”

È facile percepire la tua passione calcistica, anche gli altri membri del Foot Developing Team PUMA hanno un trasporto analogo per questo sport? E che emozioni scaturiscono in voi, quando vedete esordire sui grandi palcoscenici una scarpa su cui avete lavorato?

“Non tutto il Team è composto da appassionati calcistici lunga data. Aiuta avere prospettive ‘esterne’. Se hai un ingegnere puro o figure che hanno un background running, ognuno di loro porterà visioni diverse, e questa pluralità di punti di vista è necessaria. Per me è un bene conoscere tanti lati del calcio, per esempio comprendo la terminologia tecnica che usano i giocatori per dare dei feedback. In generale, tutti quelli che lavorano in questo ramo hanno una passione per il footwear nelle sue varie vie e forme. Poi, il calcio è il Beautiful Game, non importa che tu sia appassionato, o che la tua famiglia sia appassionata: è il più celebre sport nel mondo, non è difficile innamorarsi di esso... Quando vedo esordire una scarpa che ho contribuito a creare, ovviamente mi emoziono. Penso ad Euro ‘24, quando ho visto per la prima volta le ULTRA 5 in campo. Io, Ken, il Designer, e Steph, il Product Line Manager, eravamo seduti insieme a guardare la TV, durante un viaggio di lavoro in Cina. Erano orari proibitivi. Il viola polarizzante e luminoso delle ULTRA 5 risaltava sull’erba. È stato un momento così bello per tutti noi...”

Un glorioso e iconico passato da una parte, un visionario e avanguardistico futuro dall’altra. Qual è lo stato dell’arte del rapporto tra PUMA e la footwear culture?

“Teniamo sempre a mente quello che abbiamo fatto in passato, e da lì prendiamo spunto per spingere e sviluppare verso il futuro. L’ULTRA 5 è un prodotto-manifesto, perché incapsula tutto ciò che di meglio abbiamo fatto lungo la nostra storia. Ed è un nuovo inizio, essenzialmente. Ci siamo posizionati con un nuovo processo di produzione e siamo consapevoli che i materiali sono in continuo cambiamento. Ci saranno tanti cambiamenti, nell’industria, durante i prossimi anni. E noi possiamo stare al passo con essi”

Credits

Puma / Attila 

Gianmarco Pacione