Grazie a Kappa, sponsor tecnico della US Ski & Snowboard Federation, abbiamo esplorato le visioni e le sensazioni delle sciatrici Isabella Wright, Jacqueline Wiles e Tricia Mangan
La neve di Cortina si è preparata in vista dei Giochi Olimpici Invernali del prossimo anno. Lo ha fatto con una tappa di Coppa del Mondo di Sci, un evento anticipatore, che abbiamo avuto modo di vivere grazia a Kappa, celebrando la partnership tra il leggendario brand italiano e la US Ski & Snowboard Federation: un legame tanto contemporaneo, quanto iconico, che dal 2022 vede il logo degli Omini vestire ufficialmente atleti e atlete statunitensi sulla neve, proseguendo un legame coltivato a partire già dai lontani anni ‘80.
Una connessione, quella tra Kappa e lo sport a stelle e strisce, che nel corso del tempo ha assunto varie declinazioni, come avevamo precedentemente descritto in questo speciale focus (https://athletamag.com/it/kappa-and-the-usa-job/), dove avevamo parlato del ciclo olimpico vissuto al fianco di divinità dell’atletica come ‘Flo-Jo’, Edwin Moses e Carl Lewis. Ora, la storia si ripete nel presente e nel futuro (la partnership durerà fino alle Olimpiadi Invernali 2030), trasponendo l’estetica e la tecnologia Kappa in un altro tipo di piste: quelle verticali e montuose.
In questo significativo weekend siamo dunque stati ospiti del Kappa Mountain Tour, un evento itinerante in grado di elevare il DNA e l’impegno attuale del brand nel panorama sciistico, fondendo le sue rivoluzioni tecniche ed estetiche con le emozioni della FIS Alpine Ski World Cup. Immersi nel sempre lirico panorama alpino, abbiamo assaporato un antipasto del vortice di emozioni che, presto, prenderà la forma dei 5 cerchi, così come di osservare la collezione Kappa x US Ski & Snowboard Federation e di chiacchierare con alcune delle sciatrici protagoniste del gotha a stelle e strisce - Isabella Wright, Jacqueline Wiles e Tricia Mangan.
Le loro riflessioni sono fluidi testamenti personali, visioni sullo stato dell’arte attuale di uno sport che ha segnato le loro intere, in alcuni casi giovanissime, esistenze. Sono rapide fughe in prospettive personali che ci permettono, ancora una volta, di mettere in rima la mente di atlete di altissimo livello, con le profonde emozioni di esseri umani.






Isabella Wright - sulla passione cinematografica e il percorso olimpico.
“È vero, sono una grande fan di Clint Eastwood, sono cresciuta guardando Western con mio nonno. Per me è un qualcosa che tengo stretto al cuore. Crescere con questa passione condivisa mi ha regalato un sacco di ricordi speciali… Possiedo tutti i film di Clint Eastwood e ho sue opere d’arte su ogni muro della mia stanza. È un qualcosa che ho sempre amato collezionare. Ha diretto così tante produzioni, è incredibile quello che ha fatto, ed è una forma d’ispirazione sotto molti punti di vista… Trovo particolarmente significativa la sua passione, ama il cinema da una vita, ad oltre 90 anni continua a farlo ed è fantastico vedere qualcuno che ama veramente la propria carriera. Provo a trasferire questo nel mio rapporto con lo sci: amare e avere passione per ciò che fai.
Milano-Cortina 2026 sarà la mia seconda Olimpiade. È eccitante pensarci. Credo di aver superato quel primo ‘nervosismo’ olimpico, spero di arrivare al prossimo anno con molta fiducia addosso e conquistare una medaglia: questo è il sogno, e l’obiettivo. Penso che lo voglia tutto il team. Ci spingiamo a vicenda, perché sappiamo di avere molto potenziale. E sappiamo che tutte possiamo farcela. Ora si tratta solo di lavorare duro, stare unite e fare un passo avanti quando il giorno arriverà. Questa pista è fantastica, tutte noi la amiamo, sappiamo che ci permetterà di esprimere al meglio le nostre qualità. Poi, rispetto a Pechino 2022, non rientrerò da un infortunio… All’epoca avevo scommesso su me stessa, perché sono rientrata dopo un lungo stop proprio in occasione delle Olimpiadi. Combattere, spingere il mio recupero per tornare in tempo è stata una benedizione. La cerimonia d’apertura è stato uno dei più bei momenti della mia vita: mentre sfilavo, ho realizzato che un sogno infantile stava diventando vero. Anche se tutto è stato leggermente diverso da come lo immaginavo, è comunque risultato perfetto a modo suo…”


Jacqueline Wiles - su Cortina d’Ampezzo e la 4ª Olimpiade della sua carriera.
“Cortina è un posto pazzesco. La città è fantastica e gli scenari sono altrettanto magici. È sempre bello essere qui, ho amato questa località fin dalla prima volta. I miei primi punti mondiali sono arrivati qui, quindi ha veramente un posto speciale nel mio cuore. Qui ho anche raggiunto due podi, uno con Lindsey Vonn e uno lo scorso anno, dopo essere rientrata da un po’ d’infortuni: è stata la chiusura di un cerchio. Penso che sia una tappa amata da tutto il circuito della World Cup e sarà un sogno tornare in un luogo che ho amato per tutta la carriera in occasione dei Giochi Olimpici Invernali.
Dopo 3 edizioni, posso dire che le Olimpiadi sono un momento in cui l’intero mondo si unisce e percepisci veramente questa sensazione di unione tra tutti i Paesi: non ho mai vissuto nulla di simile. Nel 2014 è stata un’esperienza che mi ha aperto gli occhi, è stato così speciale sentire tutto il mondo riunirsi per un singolo momento di sport. Nei giorni olimpici, da un punto di vista della performance, nulla è garantito, anche se hai sciato bene tutto l’anno… Quindi credo sia importante apprezzare il momento, e portare con te tutto quello che hai. Crescendo, attraverso l’esperienza, ho imparato ad avere più fiducia, a sentirmi più a mio agio. Alla fine, sappiamo quello che facciamo, sappiamo perché siamo lì, in un evento olimpico, e sappiamo che dobbiamo rappresentare il nostro Paese al meglio”


Tricia Mangan - sull’atipico percorso accademico, con la laurea in Ingegneria Meccanica, e l’esempio per le nuove generazioni.
“Il mio è stato sicuramente un percorso diverso, non lo scelgono molti atleti. L’università mi ha dato l’opportunità di maturare come persona e di realizzare che lo sci era veramente ciò che volevo fare. Sono fiera del mio percorso, nonostante i molti alti e bassi, penso sia un buon esempio riferito al fatto di fare ciò che pensi sia giusto fare. E sottolineo che ognuno ha una visione personale del proprio percorso, non esiste una verità assoluta. Mi piace il fatto che nello sci ci siano così tanti atleti e atlete differenti, con caratteri e approcci altrettanto differenti. Io sono sicuramente analitica, guardo moltissimi video per ottenere più informazioni possibili e arrivare al giorno della gara con la consapevolezza di aver svolto tutto il lavoro. Questo è il mio approccio allo sci. Allo stesso tempo, spero che questo tipo di approccio non emerga nel mio modo di sciare, che in pista diventa molto più naturale.
Le medaglie sono fantastiche e tutte lavoriamo duramente per raggiungerle, ma penso ci sia molto da dire anche in rapporto al percorso di un’atleta. Se ti concentri solo sul risultato è facile dimenticare tutto il lavoro fatto. Per questo condivido sui social e sul mio blog l’intero percorso, con i suoi alti e bassi, perché è giusto raccontare la realtà. Trovo sia più corretto rispetto al restituire una falsa immagine: c’è molto dietro un podio e a volte può non bastare… Bisogna essere orgogliosi dei sacrifici e del desiderio nel raggiungere un obiettivo. Con la mia community parlo di tutto, dallo sport alla femminilità. Costruire ‘confidence’, soprattutto nelle giovani ragazze, per me corrisponde a mostrare di tentare in grande: che tu riesca o meno non è essenziale, sono la passione e il duro lavoro ad essere fondamentali. È un messaggio cruciale per le nuove generazioni ed è un meraviglioso insegnamento dello sport. Credi in te stessa.
Possono capitare momenti duri, ma io provo sempre a fare un passo indietro, riflettere e capire come posso migliorare per la volta successiva. Nello sci ci sono così tante cose fuori dal tuo controllo… Non è uno sport dove tutto è bianco o nero. È importante essere nel tuo miglior mindset, ed è importante tanto per te stessa, quanto per la squadra. Provo a non pormi obiettivi che siano fuori dal mio controllo, come il risultato di una gara, cerco invece di controllare tutti quei piccoli dettagli che mi permettono di arrivare alla performance in pace con me stessa. Poi, il mio obiettivo è semplicemente quello di arrivare a fine gara e paragonare il mio risultato a quello delle altre sciatrici migliori al mondo”



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