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La nuova collezione Y-3 ci permette di penetrare l’immaginario di una figura di culto della skate culture, Mark Gonzales, e di esplorare la filosofia in costante progresso di un rivoluzionario creativo multidimensionale

Osservi Mark Gonzales tra le ampie scalinate del Palais d’Iéna, Parigi, e percepisci il peso di una leggenda. O meglio, della leggenda. ‘The Godfather’, basterebbe questo soprannome per comprendere l’effettiva influenza esercitata sulla skate culture da questo esploratore urbano californiano, oggi 58enne, già a partire dai dorati anni ‘80 di LA. 

Poi, rimani ipnotizzato dal suo approccio all’asfalto parigino. Rime sulla tavola. Rapsodiche, naturali intuizioni. Ogni strada, ogni architettura trasformate in note da interpretare. E ti ritrovi calato, istantaneamente, nell’essenza di una figura programmatica per lo street skateboarding tutto. Nell’estro di un artista eterogeneo. Negli impulsi di un creativo che dalla tavola è partito, per atterrare su spartiti più ampi, fatti d’illustrazioni e pennellate, d’intuizioni lessicali, di fanzine passate di mano in mano, di design e materiali: d’espressione personale.

Non è un caso che sia lui il volto della collezione F/W adidas Y-3, un brand a cui è legato da tempo e che, da altrettanto tempo, incarna il medesimo approccio creativo professato da Gonzales. Contaminazione. Influenza. Soprattutto, istinto e poetica. Certo, modulate da logica e progresso. Nel caso specifico di Gonzales, dagli insegnamenti che il tempo porta con sé. Mantenendo, però, un affine nucleo pulsante invariato. Lo stesso celebrato da questa stessa collezione, plasmata da Y-3 in collaborazione con l’artista Chito: ‘Legacy in motion. Future in flow’. 

A spiegarlo, la testimonianza diretta di Mark Gonzales.

Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3

Per Athleta Mag lo sport è sinonimo d’arte e cultura. Partiamo proprio da quest’ultima associazione. Che rapporto hai con il fatto che la tua influenza attraversi ormai l’intera skate culture? Oggi sei considerato non soltanto uno dei più grandi skater di sempre, ma una delle figure che hanno ridefinito, in modo irreversibile, l’anima di questa sottocultura. Come si convive con un’eredità di questo tipo?

“Prima di me c’era Tony Alva e, prima ancora, altri pionieri. Tony Alva, però, per il modo in cui approcciava le pool e riusciva a sfidare la gravità... Ecco, quello era un qualcosa d’incredibile. Ha cambiato le cose. Faccio fatica a vedermi in quel ruolo. Se penso alla mia influenza, la immagino come un qualcosa di collettivo. Penso a Natas Kaupas, Tommy Guerrero, Mike Vallely (oggi voce della band hardcore Black Flag) e a come, ciascuno a modo proprio, abbiamo contribuito a spingere lo skate in una direzione diversa. Lo street skating, in fondo, è nato così. Non credo che tutti noi avessimo davvero la consapevolezza di fare qualcosa che, di lì a poco, avrebbe cambiato tutto.”

 

Torniamo all’inizio. Skate e arte hanno coinciso fin dal giorno zero, oppure si sono incontrati soltanto con il passare del tempo?

“Mio fratello, mio padre e io disegnavamo Hot Rod. Nella mia infanzia, tutto ruotava attorno ad Hot Rod, surf, capelli lunghi… Cercavamo d’imitare il surf e, allo stesso tempo, disegnavamo le macchine che avremmo voluto guidare. Tutto accadeva contemporaneamente. Sognavamo di percorrere il boulevard a bordo di auto bellissime. Disegnarle era la cosa che più ci avvicinava al poterlo fare davvero.”

 

Spike Jonze ha detto che vai in skate nello stesso modo in cui pensi: senza limiti. Ti è mai capitato di fare davvero i conti con l’idea di limite, sulla tavola o altrove?

“I limiti esistono. E può essere deprimente immaginare qualcosa senza riuscire a portarla a compimento. È una sensazione dura da processare.”

Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3

Hai detto: “La mia vita è poetica”. Cosa significa, per te, vivere poeticamente? 

“Forse sarebbe più giusto dire: ‘La mia vita era poetica’. Vivere senza programmi, decidere tutto sul momento… Quello è poetico. Oggi, invece, le mie giornate sono molto più strutturate. E, sotto certi aspetti, credo sia meglio così. A mio avviso, logica e poesia non riescono a funzionare congiuntamente.”

 

La tua vita è sempre stata attraversata da un forte senso d’espressione personale: nello skate, nel disegno, nella pittura, nella scrittura… All’interno di questo lessico creativo, quale posto occupano il design e l’abbigliamento? E come s’inserisce il tuo rapporto con Y-3?

“Il fatto che la mia visione artistica sia confluita anche nei vestiti è frutto del caso. Non c’è mai stato un vero progetto, né un calcolo. È qualcosa che è accaduto con estrema naturalezza, tanto che, spesso, ancora oggi nemmeno me ne rendo conto...”

 

Sei il volto della collezione Fall/Winter di Y-3, fotografata da Jet Swan. Anche la fotografia, però, fa parte del tuo universo creativo da decenni. Che effetto ti ha fatto diventare l’immagine stessa di questa collezione?

“Mi riesce ancora difficile credere che quello sia io. E penso che Jet Swan abbia fatto un lavoro magnifico.”

Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3

La campagna è stata realizzata a Parigi. Sei tra le figure che hanno ridefinito il rapporto tra lo skate e lo spazio urbano. Cosa ti raccontano oggi le città, e Parigi in particolare? Dopo una vita scandita dallo street skating, in che modo è cambiato il tuo modo d’esplorare il panorama metropolitano?

“Ogni volta è una nuova esperienza. Con l’avanzare dell’età, ho la sensazione che il tempo che posso trascorrere per strada stia diventando sempre più limitato. Non direi che il mio modo di vivere le città sia cambiato: forse, semplicemente, c'è meno spazio per l’avventura. A Parigi, però, è stato bellissimo. Ho girato e skateato con Reece Leung e, a dire il vero, per lunghi tratti mi sono quasi dimenticato di essere nella Ville Lumière. Ho potuto fare ciò che faccio da sempre, senza la sensazione di dover costruire una scena o inseguire lo scatto perfetto. Mi sono semplicemente divertito. Ero me stesso. Quando abbiamo finito ho pensato: tutto qui? Sarei andato avanti ancora.”

 

Vorrei chiudere con un concetto che affiora spesso nelle tue parole: l’istinto. Hai detto: “È strano fare qualcosa senza una vera ragione, semplicemente seguendo l’istinto…”. A tuo avviso, l’istinto cambia con il passare degli anni oppure è una caratteristica immutabile di ogni individuo? 

“Avere una ragione, un motivo razionale, per fare qualcosa mi sembra un’idea molto logica: quindi, ben poco poetica. Non credo, però, che l’istinto muti davvero. Quando invecchi, se ti trovi davanti quindici gradini da saltare, il tuo istinto dice che, forse, quella non è una buona idea. Quando sei ragazzo, invece, e vuoi impressionare qualcuno, lo stesso istinto ti dice di provarci. E tu lo fai. Sì, continuo a fidarmi del mio istinto. È sempre lo stesso. Chiamalo saggezza, chiamala incoscienza: in fondo, cambia poco. L’istinto è una forma d’intuizione.”

Mark Gonzales for Y-3
Mark Gonzales for Y-3

Credits

adidas Y-3

Mark Gonzales

Gianmarco Pacione