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Nato e cresciuto ad Abuja, il fotografo e direttore creativo nigeriano Paul Abbah costruisce immagini in cui sport, fede, giovinezza e immaginario afrocentrico si incontrano

La sua pratica affonda le radici nelle strade e nelle prospettive della sua infanzia, ma lo sguardo si allunga, contemporaneamente, verso l’esterno—verso il mito, la possibilità, un linguaggio visivo condiviso che muta in simbiosi con il corpo. Le sue fotografie ritraggono giovani statuari che saltano, tendono verso, si fermano, resistono, trattano il movimento come testimonianza: come una prova di libertà, e di una cultura tanto identitaria, quanto cosmopolita.

Nei suoi fotogrammi, i gesti atletici convivono con l’abito tradizionale, le trame rurali e i giochi simbolici della moda. Il risultato è più di una performance: è una conversazione tra epoche e geografie, dove in un balzo verticale può riecheggiare un rito, e uno scatto può leggersi come una preghiera. Il lavoro di Paul Abbah suggerisce che lo sport non è solo competizione, ma un connettore: un punto d'incontro, dove varie comunità possano vedersi e riconoscersi.

Lo abbiamo incontrato per parlare dell’infanzia in Africa, del suo percorso da autodidatta e del perché mettere in dialogo le culture attraverso lo sport possa tradurre l'impossibile in un possibile sospinto dall'avvenire.

Imprinting sportivo africano

“Sono nato ad Abuja, in Nigeria, e ho avuto la fortuna di crescere e studiare nelle caserme di polizia grazie a mio padre. Era un poliziotto e un grande tifoso del Manchester United. Guardavamo tantissimo calcio insieme. Non ero un ragazzo atletico, non eccellevo negli sport, ma amavo osservare. Ricordo un’amichevole ad Abuja quando il Manchester United venne a giocare contro il Portsmouth. Vidi Cristiano Ronaldo. Quella memoria mi è rimasta addosso: mi ha mostrato lo sport come spettacolo, come sentimento.

Un anno dopo la scuola superiore mia madre mi ha spinto ad ampliare le mie competenze. Ho scelto subito la fotografia e ho imparato essenzialmente tutto da solo, prima scattando i miei amici con i loro telefoni, poi con una piccola fotocamera. Dopo il primo anno di università, nel 2019, ho messo da parte dei soldi per la mia prima macchina ‘professionale’. All’inizio ero un fotografo abbastanza standard: ritratti e piccoli lavori pagati. Presto ho sentito di voler sperimentare qualcosa di diverso, qualcosa di onesto nei miei confronti e verso la mia anima. Mi sono rivolto alle mie esperienze: giovinezza, fede, speranza, malinconia, forza, e all’afrocentrismo cercando di promuovere l’idea di libertà. Per questo nei miei lavori spesso si vede un ragazzo che salta: è il modo in cui mi piace raffigurare l’essere giovani e liberi.”

Arte e sport

“Tra tutte le forme di espressione, arte e sport richiedono presenza. Ti permettono di essere pienamente te stesso. Non credo che la libertà qui in Africa arriverà solo tramite la politica; credo in una rivoluzione culturale, e arte e sport sono già nelle mani delle persone, sono tangibili. Se i più giovani ci attingono, possono diventare strumenti reali di cambiamento. In Africa c’è una quantità enorme di creatività e di spirito. Il mio lavoro prova a raccogliere questi strumenti e a trasformarli in immagini.

Le narrazioni dirette spesso vengono ignorate, come la semplice verità che giocare a calcio tiene i ragazzi lontani dai guai di strada. Ma quando arte e sport si connettono, la storia viene percepita in maniera diversa. Le uscite sui grandi magazine sono una benedizione e una spinta che non sapevo di volere o necessitare. Mi ricordano che è un lavoro più grande della sola autogratificazione. Qualcuno che non incontrerò mai potrebbe vedere un’immagine e decidere di diventare un atleta o un artista. Tra il piccolo paese in cui creo le mie composizioni e quelle grandi piattaforme online, si possono toccare molte vite.”

Nuovi elementi e antiche tradizioni

“Ho sempre amato la mitologia greca. Cerco fil rouge che connettano culture ed epoche. Lo sport fa parte della cultura umana ovunque, quindi mi chiedo: ‘quali ponti può costruire nella nostra mente? Il celebre salto in alto dei Maasai può dialogare con la pallacanestro? Il football americano può stare dentro un linguaggio e una simbologia visiva africana?’ Non sono il primo a pormi queste domande e a cercare queste confluenze culturali, ma voglio che le persone guardino e riflettano. L’arte deve farti sentire qualcosa: curiosità, tenerezza, persino disagio. Se una fotografia suscita pensiero e spalanca l’immaginazione, sta facendo il suo lavoro.

Noi africani siamo spesso sottorappresentati in molti contesti, in alcuni sport o discipline olimpiche, per esempio. Le immagini possono accendere conversazioni. Se realizzo un insieme di lavori sui ciclisti nigeriani, esagero una possibilità, pianto un seme nella mente di chi guarda. Forse il cambiamento inizia così: localmente, in silenzio. Io credo nelle piccole partenze; è così che ho iniziato anch’io.”

Nuove esplorazioni sportive

“Sono affascinato da molti sport e ne ho già in mente alcuni che non ho ancora toccato con la mia fotografia. Penso al giavellotto e al tiro con l’arco, e amo le arti marziali. Ci sono nigeriani che sono diventati campioni del mondo di MMA, e quella genealogia mi interessa. Voglio anche lavorare di più con il nuoto. Mi attira la relazione tra i corpi e l’acqua, e il modo in cui la luce gioca sulla superficie; ho già realizzato immagini con movimenti ‘estremi’ in acqua e voglio continuare a esplorare. La base, per me, resta sempre il concetto di giovinezza: quel momento della vita in cui il sole è alto e la forza è lì, a portata di mano. In cui puoi fare qualunque cosa o almeno puoi provarci.

L’aspetto più divertente delle mie foto a tema sport è che la maggior parte delle persone ritratte non sono atleti professionisti, sono amici. Per me viene sempre prima l’idea. Studiamo il gesto, la postura, la sensazione, e la portiamo alla luce insieme. A loro piace guardare i veri atleti quanto piace a me: c’è una curiosità condivisa che alimenta l’immagine. L’obiettivo è continuare a esplorare, offrendo ogni volta qualcosa di nuovo a chi guarda.”

Obiettivi futuri

“Se avessi la possibilità di lavorare con atleti d’élite, lo farei assolutamente. Ho già avuto conversazioni promettenti per fotografare alcune grandi figure dello sport. Potrebbero essere nigeriani; potrebbero essere atleti di qualsiasi parte del mondo. Ciò che mi entusiasma è andare oltre l’atteso, non solo divise e ritratti standard. La moda fa parte del mio linguaggio, quindi immagino di portare tutti i miei interessi in un unico fotogramma. Sembra un gioco, ma è un invito nella mia mente: lasciare che gli elementi collidano finché non si crea una storia nuova. Quando arriverà l’opportunità, spero di creare qualcosa di davvero memorabile.

Più avanti quest’anno esporrò alcune fotografie durante un evento legato alla Coppa d’Africa in Marocco. Il mio obiettivo è costruire qualcosa che parli di me e alle persone. Non solo favorire delle narrazioni, ma favorire quelle in cui credo davvero, fidandomi del fatto che l’esperienza umana è condivisa. Cercando di stratificare più idee, lasciando che molte cose accadano in un solo fotogramma, e cercando un nuovo modo di fotografare che sia sempre vivo.”