Il magico stabilimento ligure dove le vele diventano eccellenza, dove la storia diventa futuro

“Tutti noi deriviamo da una passione, quella per la vela. Nasciamo come agonisti, poi ci siamo evoluti in professionisti. La nostra storia ricalca quella dell’azienda a cui siamo legati: una passione che diventa un lavoro, che diventa un’industria, che diventa un punto di riferimento mondiale”

Ad accoglierci con queste ispirate parole è Daniele Cassinari, amministratore delegato di North Sails Italia. Siamo a Carasco, provincia di Genova. Il Golfo del Tigullio ci scruta ad una finestra di distanza, timido e affascinante, come le terre di cui si circonda.

Non poteva che ergersi qui la sede italiana della più nota azienda velica mondiale, non poteva che ergersi qui un feudo tricolore di storia e d’innovazione marittima.

I nostri primi sguardi incrociano le sapienti e operose mani di velai al lavoro. I loro gesti sicuri sono ammantati di magia, di segreto. Paiono artisti intenti a lavorare sulle proprie opere, artigiani cristallizzati nel tempo, in un tempo andato, in un tempo che resiste affidandosi consapevolmente alla contemporaneità.

Il futuro nel passato, il passato nel futuro. Da questi grandi saloni escono le ipertecnologiche vele nere con cui Luna Rossa accoglie i venti neozelandesi, tra queste pareti vengono sapientemente prodotti e riparati quei triangoli di seta capaci di colorare i grandi laghi e mari europei.

“Siamo l’unica veleria in grado di coprire il fabbisogno delle varie categorie veliche. Altre aziende sono più settoriali, la nostra forza è invece quella di poterci concentrare su tutto, facendo affidamento su una profonda e diretta conoscenza di ogni barca: dal semplice mondo degli optimist, a quello scintillante dell’America’s Cup”

Giulio Desiderato, One Design Manager della branca italiana di North Sails, la propria conoscenza l’ha maturata al timone, facendo degli scafi la sua seconda casa. Lo lascia intendere con aneddoti e tecnicismi prima, con la timida elencazione del palmares personale poi.

I titoli Nazionali, Continentali e Mondiali nei circuiti J/70, Melges 20, 24, 32, 40, e le tre campagne olimpiche alle spalle cambiano diametralmente la percezione di chi doveva essere un semplice manager aziendale, ci fanno comprendere la vera pietra angolare di questo atipico ambiente lavorativo.

Nel polo produttivo di Carasco non c’è figura di rilievo che non vanti un passato e un presente nelle regate d’alto livello. Daniele Cassinari, pluricampione Mondiale e oro continentale nella classe 470, il fratello Giovanni, anch’esso plurimedagliato, il già citato Giulio Desiderato, il direttore generale Alessio Razeto, esperto interprete d’imbarcazioni d’altura: tutti velisti di spessore internazionale, tutti entusiasti nell’associare alla scrivania imprese sportive veliche.

La passione che diventa lavoro, il velista che diventa velaio, il sapere che diventa miglioria: formule preziose, che ricalcano alla perfezione il mito di fondazione della stessa casa madre statunitense, un mito che trova la sua genesi nel lontano 1957 e nella persona di Lowell North.

“North è un leggendario velista americano, negli anni ’50 ha iniziato a produrre le vele per le sue barche. – ci racconta Desiderato – Ha avuto una carriera strepitosa, raggiungendo un bronzo e un oro olimpico (a Tokyo ’64 e Città del Messico ’68) e cinque titoli mondiali. Lo definirono ‘Pope’, ‘Papa’, penso basti a farvi comprendere l’incidenza che ha avuto sul nostro universo sportivo. Ha cominciato concentrandosi sulle vele da performance, da gara, poi ha allargato i suoi orizzonti, facendo leva sulle proprie conoscenze scientifiche”

Un ingegnere aerospaziale al servizio della vela. La rivoluzionaria storia di Lowell North è un intreccio costante di viaggi nell’ignoto e geniali intuizioni, di amore per la navigazione e necessità di progredire, di ricercare.

Invenzioni, brevetti, computer ante litteram utilizzati per la progettazione delle vele. La piccola impresa nata a San Diego a partire dal 1957 aumenta esponenzialmente, di anno in anno, di regata in regata, il proprio brand awareness, sospinta dalle menti palpitanti delle ‘Tigri’ di cui North si circonda.

‘Tigers’, vengono definiti proprio con questo particolare appellativo i brillanti velisti inseriti nel team North Sails dal visionario sportivo-imprenditore americano.

Sono campioni olimpici e studenti modello, come Peter Barrett, argento a cinque cerchi laureato in Legge, Matematica ed Economia, come John Marshall, anche lui velista olimpionico e chimico uscito dai prestigiosi banchi di Harvard, come Tom Blackaller, la ‘Rockstar dell’America’s Cup’ specializzata in ingegneria, come Tom Whidden, l’acclamato tre volte vincitore della Coppa America, oggi CEO di North Technology Group, e come il fisico nucleare Tom Schnackenberg, progettista della prima ‘Black Magic’ neozelandese capace di sollevare la Brocca d’Argento nel 1995.

Un pool di scienziati, un salotto di creativi applicati alla vela. Dalla loro simbiotica connessione prende piede una suggestiva scalata verso vette inesplorate, nemmeno immaginate, popolate da avveniristici software e gallerie del vento.

È una vera e propria imposizione sul mercato, quella dell’azienda californiana, un’imposizione giustificata dagli obiettivi raggiunti, un’imposizione certificata dal monopolio dell’America’s Cup: dorato paradiso delle regate in cui North Sails diviene sinonimo di vittoria.

“Dagli anni ’80 la Coppa America è sempre stata vinta dalle vele North Sails. Questo rapporto con i vari consorzi ha instaurato una sorta di aiuto reciproco, lavorare per la Coppa ci permette di progredire, di essere all’avanguardia, come nel caso del 3Di: uno stampo tridimensionale generato con Alinghi. La tecnologia 3Di crea una membrana di composito, una sorta di pezzo unico modellato nella forma e nei materiali in base alle precise indicazioni di disegnatori e strutturisti. Con questo strumento, utilizzato tra l’altro sia da Luna Rossa che da New Zealand, poniamo un’asticella nel futuro della vela. Un futuro che i nostri disegnatori e strutturisti vivono in prima persona, venendo messi sotto contratto dai consorzi stessi: come capitato a Juan Enrique Garay e Marco Capitani con Luna Rossa”

Scienza e precisione, rapporto umano e condivisione di una passione totalizzante. La veleria di Carasco lungo questo viaggio nel tempo ci restituisce suggestive istantanee, come le gigantografie di alcuni dirigenti impegnati in una regata, sporti a pochi centimetri dalle onde, come un rapido scambio d’opinioni con un anziano velaio, riservato scrigno di saperi confidenziali.

Perché oltre al 3Di, oltre al vento del futuro, qui sul Mar Ligure non ha mai smesso di soffiare una corrente antica, la corrente della manualità, dell’eterno legame tra uomo e mare, tra uomo e vento.

“È vero, esiste il cosiddetto Blue Book, il nostro libro sacro che fornisce tutte le indicazioni, tutti i dettagli per standardizzare il processo produttivo. Finiture e singoli passaggi devono essere uniformati, d’altronde è scontato che debba essere così per un settore, come quello velico, dove la precisione è fondamentale e per un’azienda che vanta stabilimenti in tutto il mondo. Va anche detto, però, che la componente umana rimane essenziale per concludere ogni vela. I velai sono la parte romantica di North Sails: da questi saloni sono passate tutte le sfide della Coppa America tricolore, c’è una quantità d’esperienza incredibile. Abbiamo velai anziani e giovani, specialisti che si tramandano aneddoti, saperi, segreti”

Segreti che invece non possono mantenere i vertici di quest’azienda, impegnati settimanalmente sulle banchine di tutta Europa. Partecipare a gare internazionali, per loro, significa anche portare il marchio North Sails sugli scafi, significa comunicare con clienti pronti a sfidarli in regata.

“Dev’esserci un equilibrio, – aggiunge ancora Desiderato – quando sei sul campo di regata sai che stai rappresentando la tua azienda e ti devi regolare di conseguenza. Parliamo con i clienti che vestono i panni di compagni o avversari, creiamo un rapporto forte con loro. Sulla banchina e sulla barca indossiamo sempre il marchio, manteniamo un comportamento adeguato: sappiamo di essere qualcosa in più di semplici atleti”

Rappresentare il brand. Pare uno stile di vita, più che un lavoro, quello portato avanti da Daniele Cassinari e colleghi. Uno stile di vita evidenziato da dettagli visivi, come i loro outfit interamente marchiati North Sails.

Il grande salto nel mondo dell’abbigliamento, concretizzatosi negli ultimi decenni, non ha snaturato l’anima dell’azienda americana. Ad oggi, difatti, le linee North Sails utilizzano materiali ecosostenibili, come la plastica riciclata, e vengono sostenute da varie associazioni ambientaliste. Una parte del fatturato è inoltre destinata alla Ocean Family Foundation, Fondazione impegnata nella conservazione degli oceani.

Lasciamo lo stabilimento di Carasco con la sensazione di aver toccato con mano una forma d’eccellenza italiana. Un’eccellenza che, per essere tale, ha semplicemente bisogno di affidarsi alla passione dei singoli: la stessa sacra passione vissuta e teorizzata da Lowell North.

Una sana forma di fanatismo, alimentata dall’intenso suono del vento a contatto con la vela, sospinta dal mantra del mitico velista americano: “Si fa la storia guardando avanti”.

Avanti verso l’orizzonte acquatico, avanti verso l’orizzonte tecnologico.

Credits

Testi di  Gianmarco Pacione

North Sails Italia, Barracuda, Zerogradinord

Rise Up Duo
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