Alberto Uncini Manganelli, Global GM of adidas Running and Credibility Sports, e Sam Truax, Global Product Manager Adizero Racing, ci guidano alla scoperta dell’heritage e dell’evoluzione moderna del brand, e nel valore di ogni singolo record
Il campus adidas World of Sport di Herzogenaurach è un parco divertimenti per qualsiasi devoto della corsa, una wonderland applicata alla fantascienza dei materiali, delle forme e delle visioni sportive. Non poteva che nascere e stabilirsi in questo paradiso dell’atletica adidas, l’appuntamento annuale ‘Adizero: Road to Record’: un palcoscenico per gli atleti di punta marchiati ‘three stipes’, riuniti in Germania sia per sfidare i propri limiti, e i limiti dell’umanità, che per festeggia l’identità dell’intera azienda.
Se le Adizero Adios Pro Evo 2, ultimo gioiello running in casa adidas, sono state l’oggetto polarizzante di queste giornate tedesche, altrettanto si può dire della maestosità atletica della community d’elite adidas, manifestata in particolar modo nel record mondiale stabilito da Agnes Ngetich sui 10km. Immersi nell’ipnotico archivio storico del brand, nel suo costante progresso tecnologico e tra la sua rete globale di atleti, abbiamo avuto l’opportunità di raccogliere i pensieri e le opinioni di due figure cardine adidas.
Sono Alberto Uncini Manganelli, Global GM of adidas Running and Credibility Sports, e Sam Truax, Global Product Manager Adizero Racing. Le loro testimonianze dimostrano come la strada per i record, oggi più che mai, non sia solo un percorso individuale, ma uno sforzo coordinato, un ideale collettivo e una missione culturale, ispirata tanto dal prodotto, quanto dalla grandezza del fattore umano.





Alberto Uncini Manganelli - Global GM of adidas Running and Credibility Sports
“Sono un ex calciatore: il running, per me, è nato come parte della preparazione atletica. Era una routine necessaria, non una passione. Anzi, dirò una cosa provocatoria: da piccoli, quando giochi a calcio, la corsa è quasi una punizione. Se fai qualcosa di sbagliato, ti becchi due giri di campo. È così che ti entra in testa, soprattutto quando lo paragoni ad altri sport più "di azione". Il running è fatica, disciplina, non divertimento. Poi smetti con il calcio, e qualcosa cambia. Nel mio caso, correre è diventato un bisogno di benessere fisico e mentale. Una forma di equilibrio. I primi tre o quattro chilometri sono sempre noiosi, lo ammetto. Ma superato quel blocco iniziale, arriva qualcosa di diverso: inizio a stare bene, mi sento meglio, mi alleggerisco. Corro per questo, per stare bene, per poter godermi un piatto di pasta ogni tanto, per ritrovare la mia centratura.
Il mio ingresso nel mondo del running non è stato solo personale, ma ha anche toccato l’ambito professionale. Ho attraversato diverse industry, ma sono sempre rimasto legato allo sport, ed entrando in questa categoria ho iniziato ad appassionarmi a tutto di essa: ai dettagli, alla performance, agli atleti, alle competizioni, ai comportamenti dei consumatori. L’interesse si è fatto via via più profondo. Col tempo, e con il lavoro, è diventato passione. Nel campus adidas si respira questo, e la cultura. Si respira la storia di un brand che ha segnato le tappe fondamentali di una disciplina e che continua a farlo. All’interno del nostro Team, questo continuo scambio tra un passato iconico e un presente orientato all’innovazione e alla performance è fluido, naturale. Lavoriamo sulla performance, sì, ma in realtà lavoriamo su qualcosa di più grande: benefici tangibili per ogni tipo di runner, dall’atleta professionista a chi corre al parco.
Quando una scarpa è davvero significativa, allora sì, a mio avviso entra a far parte della sfera culturale. Un esempio concreto? La Adizero Adios Pro Evo 1. È un prodotto talmente eccezionale che la gente fa la fila di notte per comprarlo. In questi casi, capisci che hai superato il confine della performance, entrando in quello della cultura. Da lì nasce l’evoluzione: abbiamo creato versioni più accessibili come la SL, senza carbon rods, pensata per il runner comune. E quella stessa scarpa inizia ad apparire in contesti diversi, innescando un movimento stilistico e culturale. Queste transizioni non si pianificano. Speri che accadano, crei le condizioni, ma non puoi forzarle. La cultura non si costruisce a tavolino: nasce quando un prodotto è talmente forte da generare qualcosa di straordinario. Per noi, quella scintilla viene dalla performance. È attraverso la performance che si innescano nuovi codici culturali.
Il supporto agli atleti rientra in questa visione. Abbiamo una struttura continua, distribuita nei mercati ma anche centrale. Organizziamo attività con i manager, programmi di sviluppo nei Paesi chiave, attività grassroots, training camp... Road to Records, per esempio, è uno di questi momenti speciali in cui offriamo agli atleti strumenti e temi concreti su cui riflettere: dal recupero fisico alla gestione dei social, dalla preparazione mentale alla cultura della performance. L’evento è nato in pieno periodo COVID, quando non esistevano competizioni. Abbiamo voluto creare un’opportunità per far gareggiare i nostri atleti. Ed è diventato molto più di questo. In 5 edizioni ha riunito atleti, retailer, media, creator, community. Le prime due edizioni hanno raggiunto oltre 100.000 visualizzazioni in live streaming — numeri che a volte nemmeno le grandi maratone raggiungono. Nella prima edizione sono stati battuti tre world record. Nella public race di quest’anno abbiamo superato i 200.000 iscritti. Anche qui, numeri superiori a molte maratone famose. Questo ti dice una cosa chiara: funziona.
E funziona perché è autentico. Perché mette l’atleta al centro. I record non sono il nostro obiettivo in sé, ma sono il risultato del lavoro fatto per creare condizioni ideali per chi gareggia. Per questo, quando un nostro atleta batte un record, è un’emozione straordinaria. Loro fanno tutto: il nostro ruolo è dare loro strumenti per esprimere al massimo il proprio talento. Ogni record alza l’asticella, ridefinisce standard, spinge i limiti dello sport un po’ più in là. E questo, per noi, è essenziale. Non so se in queste ore vedremo stabilire, qui, un nuovo record, magari nessuno, magari tutti. Ma la direzione resta: creare innovazione che spinga in avanti il movimento sportivo. Questo è il nostro DNA.
Altri brand partono da altri presupposti, tutti validi. Ma il nostro nasce dall’atleta, dalla performance, dal desiderio di servire al meglio chi fa sport. E quando la performance raggiunge i suoi vertici, diventa cultura. Noi siamo uno sport brand, e la cultura che esprimiamo è quella che nasce dallo sport vissuto al massimo. Tutto parte da lì. Dalle scarpe chiodate create per Jesse Owens, dai miracoli di Berlino, dalla prima finale mondiale vinta con le scarpe adidas, da quei momenti in cui un record o una vittoria non hanno solo segnato una parte della storia, ma l’hanno riscritta”





Sam Truax – Global Product Manager Adizero Racing
“In questo momento, il nostro obiettivo resta chiaro: vogliamo essere i più leggeri e i più veloci. Non solo per gli atleti d’élite, ma per chiunque abbia l’ambizione di continuare a spingersi oltre, allenarsi, inseguire un obiettivo che abbia davvero significato. Che si tratti di un nuovo personal best, di un record o di un traguardo in grado di ridefinire il futuro del progetto Adizero, è in quella direzione che vogliamo muoverci. Continuiamo a lavorare a stretto contatto con i nostri team di innovazione per sviluppare nuovi prodotti e portare avanti lo slancio costruito con la linea Pro Evo, affermandoci sempre più come leader del settore e restando fedeli alla nostra missione: creare calzature performance, prima di tutto per gli atleti.
Nei prossimi mesi ci aspettano grandi gare, grandi appuntamenti — qui in Germania e nel mondo. Vogliamo essere presenti al fianco dei nostri runner, continuando a progettare scarpe pensate per loro, e lasciandoci guidare da una strategia che si fonda su tre pilastri. Il primo è chiaro: partire dal runner. Qual è il beneficio concreto per chi corre? Cosa si aspetta da noi? Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, altrettanto importante: come possiamo offrire ad un runner qualcosa che ancora non sa di desiderare? Mi riferisco a quelle innovazioni che sorprendono, che anticipano bisogni e necessità. In fondo, il nostro approccio ruota tutto attorno a questo gioco di aspettativa e scoperta. Quindi, il secondo pilastro è inevitabilmente l’innovazione: utilizziamo i progressi tecnologici per fornire vantaggi tangibili ai runner. Infine, l’espressione del beneficio — rendere visibile, anche esteticamente, la funzione della scarpa. Pensiamo alla Pro Evo: attraverso la tomaia si vedono chiaramente gli energy rods. È un modo diretto per comunicare cosa fa realmente quel modello.
Il rapporto tra il nostro Team R&D e gli atleti entra in gioco in momenti diversi dello sviluppo prodotto. Nelle fasi iniziali andiamo direttamente da loro, nei training camp, e portiamo con noi il nucleo del nostro Team, per raccogliere feedback direttamente sul campo. È uno snodo cruciale del nostro processo, forse il più significativo. A febbraio, ad esempio, siamo stati a Iten, in Kenya, dove abbiamo incontrato oltre 30 atleti adidas per confrontarci sulle scarpe future e su dove stiamo andando con lo sviluppo. Ma anche opportunità come quella di questa settimana sono fondamentali: in questi giorni abbiamo qui nel campus circa 120 tra i migliori atleti del mondo. Abbiamo passato ore in piccoli gruppi, facendo rotazioni prodotto, ascoltando cosa amano, cosa non apprezzano, cosa usano davvero e cosa manca nei loro toolkit. Il feedback può arrivare in tante forme, ma quello diretto, sincero, da parte di chi vive la performance ogni giorno, è un vantaggio inestimabile per il nostro processo creativo.
Sviluppare nuovi prodotti è il nostro mestiere — non è certo un segreto. Ma se devo dire cosa mi entusiasma di più, sono gli aggiornamenti che abbiamo introdotto nella linea Evo e nella nuova Adios Pro 4. In particolare, una nuova evoluzione del sistema di energy rods, ormai diventato centrale nel supporto di chi corre. Questa tecnologia ha cominciato a emergere nei primi anni 2020, con l’introduzione — da parte nostra e dei nostri competitor — di elementi irrigidenti rinforzati in carbonio. Ma ciò che ci distingue è la forma: siamo ancora gli unici a usare un design con cinque dita in carbonio, che ricalcano l’anatomia dei metatarsi del piede. È un approccio completamente diverso, che conferisce alla scarpa una rigidità molto specifica, direttamente funzionale alla performance. Tutte le nostre racing shoes, oggi, includono questa struttura a cinque dita in carbonio — ed è diventata una firma del nostro linguaggio innovativo.”









