Briko ci ha permesso di ascoltare e comprendere le prospettive di una leggenda del ciclismo moderno

Quante emozioni può regalare ancora il ciclismo dopo aver vinto una Parigi-Roubaix e un Giro delle Fiandre? Alcuni risponderebbero nessuna. Altri, come Niki Terpstra, risponderebbero infinite. Grazie a Briko, abbiamo avuto la possibilità d’incontrare un’autentica leggenda delle due ruote che, dopo aver composto ritmate sinfonie nelle più celebri competizioni del globo, ha deciso di entrare in una nuova fase del proprio rapporto con il ciclismo.

È la fase della maturità. Del ciclismo che diminuisce l’abitudine alla performance estrema, avvicinandosi maggiormente all’esplorazione interiore ed esteriore. È il tempo del gravel e delle Granfondo, come la Granfondo Briko Torino, dove abbiamo visto Terpstra coprire l’intera, evocativa distanza tra il Motovelodromo e Superga. È, soprattutto, il momento della condivisione, attraverso le proprie gambe e la propria voce, come dimostra la conduzione del podcast ‘Speed on Wheels’.

Perché il ciclismo, spiega il nativo di Beverwijk, è stata una vocazione. E tale continua ad essere.  

“Sono nato e cresciuto nella regione settentrionale dell’Olanda. Ho giocato per qualche tempo a calcio, ma non era la mia strada... Poi, a 8 anni, ho iniziato a pedalare. Poco dopo ho compreso quanto mi piacesse andare forte in bici e ho iniziato a seguire i primi eventi ciclistici in TV. Nella mia famiglia non c’era tradizione, e sono rimasti tutti sorpresi quando ho palesato la volontà d’iscrivermi ad un club. Ricordo ancora che, subito dopo l’iscrizione, mi è stata consegnata una piccola bici da corsa... Da quel momento in poi ho amato il ciclismo”

Gli occhi di Terpstra vibrano ripercorrendo i suoi primi step nell’universo ciclistico, denotando un amore che nel tempo ha cambiato modi e forme, ma che mai, realmente, ha rischiato di sopirsi. Nemmeno davanti a lauti contratti e enormi palcoscenici. Nemmeno davanti alla pressione.

“All’inizio la bici era un hobby, e mi permetteva di stare con i miei amici. A scuola pensavo solo alla campanella di fine lezioni e alla possibilità di montare in sella... La sensazione di volare grazie alle mie gambe era e continua ad essere qualcosa di fantastico. Con il tempo il ciclismo è diventato una professione e il focus si è decisamente spostato sulla performance. Ora, dopo aver finito la mia carriera su strada e aver iniziato una nuova fase a prevalenza gravel, sto cercando il giusto mix tra competitività e gioia. Per certi versi mi sembra di essere tornato alla mia infanzia, quando giro in van con i miei amici e prepariamo insieme le bici mi sento di nuovo un bambino”

4 ori Mondiali cronosquadra su strada, 3 titoli Nazionali su strada, 1 E3 Harelbeke e 1 Eneco Tour, oltre alle già citate Parigi-Roubaix e Fiandre. Terpstra ammette di aver sognato di arricchire il proprio palmares con questi successi mitici, ma riviverli oggi, dopo averli realmente conquistati, e all’alba del secondo capitolo della sua vita ciclistica, permette di comprendere ancora più a fondo il segno che hanno lasciato sulla sua anima.

“Durante i primi passi da pro, per me era già un orgoglio far parte del peloton in queste gare leggendarie. La Parigi-Roubaix e il Giro delle Fiandre, in particolare, sono sempre state le mie competizioni preferite. Vincerle è stato incredibile, quando ci ripenso sento ancora riverberare l’orgoglio dentro di me... Ovviamente ricordo ogni singolo chilometro di quelle gare, così come la preparazione che le ha precedute e l’esplosione di emozioni sui rispettivi traguardi finali. Il mio segreto, o meglio, il mio dettaglio per vincere è sempre stato quello di costruirmi mentalmente una serie di obiettivi e giungere a fine gara con la possibilità di spingere oltre i miei limiti... In carriera, quest’attitudine mi ha permesso di vincere alcune gare veramente speciali”

Gli ‘habit’ da professionista faticano a cambiare, ammette Terpstra, ma ciò che è cambiato negli ultimi tempi è, a suo stesso dire, il rapporto con i panorami umani e sociali che popolano ogni gara. Ciò che prima, difatti, era scandito da secondi e frequenze, oggi è invece più segnato dalla curiosità culturale e dal desiderio di conoscenza.

“Da pro ho viaggiato in moltissimi luoghi, ma raramente mi è capitato di scoprirli. Tutto si riduceva ai bus, agli hotel, allo spostamento da un punto A ad un punto B... Ero concentrato unicamente sulla gara. Dopo aver concluso la carriera, ho iniziato invece a gustarmi ogni posto in cui mi conduce il ciclismo. Ora, per esempio, sono in Piemonte per la Granfondo Briko Torino, e in questi giorni sto ammirando l’architettura locale, così come il suo connubio di storie e culture, che tocca anche l’immaginario sportivo... Penso per esempio al Grande Torino e a Superga, la collina dove si schiantò l’aereo di quella mitica squadra calcistica. Anche solo pedalando in quel luogo si può comprendere il rispetto nutrito dagli italiani per gli sportivi del passato. Un evento come la Granfondo mi consente anche di entrare in contatto con gli ascoltatori del mio podcast, ‘Speed on Wheels’. Una grossa fetta del mio audience partecipa a queste manifestazioni che ritengo essenziali, perché permettono a tutti gli entusiasti di pedalare al fianco di grandi corridori. Ecco, penso che tutti i partecipanti alle Granfondo, compresi i professionisti, siano uniti dalla stessa passione. È bello vedere, comprendere e parlare con questa vasta community”

La comunicazione, su strada o dietro un microfono, pare il futuro di Terpstra. Uno sportivo per vocazione, come si definisce, citando un claim Briko che gli pare cucito su misura. È la vision di un ciclista che ha scritto pagine fondamentali della propria disciplina e che, oggi, sta entrando consapevolmente in una nuova dimensione: quella della trasmissione consapevole.

“Ogni giorno mi sveglio e voglio fare sport. Ecco perché sono uno sportivo per vocazione. Lo sport e il ciclismo sono nel mio sangue. Mi fa piacere parlarne attraverso Briko, perché ho un rapporto di lunga data con questo brand. A 9 anni ricordo che i miei eroi erano campioni come Mario Cipollini, o come l’intero team Mapei, e tutti indossavano occhiali Briko. I miei zii mi promisero di regalarmi un occhiale Briko nel caso in cui avessi vinto una gara regionale, e così avvenne... Ero felicissimo. Questo aneddoto mi è tornato in mente di recente, poco dopo aver intrapreso il mio percorso gravel. Ho visto che Briko stava presentando l’iconico modello ‘Detector’ e, così, siamo entrati in contatto per sviluppare una partnership. In generale, nel prossimo futuro voglio concentrami su una serie di eventi gravel tra l’Europa e gli USA, compreso il Mondiale che si terrà in Belgio. Nel lungo termine, invece, non so esattamente cosa mi aspetti... Ma, di certo, avrà a che fare con il ciclismo”