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I partecipanti alla 10ª Mind the Gap raccontano la speciale esperienza romana

“Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi”, sosteneva un mostro sacro della metropoli caput mundi come Alberto Sordi. Eppure, lo spirito sovversivo della Mind the Gap è riuscito a ribaltare le percezioni e i costumi, apparentemente immutabili, della Città Eterna.

Piedi che frullano su sampietrini. Traiettorie che tagliano vicoli dal vissuto millenario. Occhi che viaggiano tra checkpoint spirituali e viste sublimi. La X edizione dell’evento in grado di mettere in rima running urbano, gioco di società e alleycat race ha invaso le vibrazioni notturne romane, trasformando il centro storico capitolino in un tracciato disseminato di enigmi e fatica.   

Al termine di quasi 10 chilometri di corsa frenetica e scelte strategiche, Didier Barontini e Hanna Bergström hanno tagliato il traguardo per primi, risolvendo a marce altissime l’escape room a cielo aperto di questa speciale versione MTG, delimitata dai cardi e decumani più celebri al mondo.

Abbiamo raccolto le loro parole e quelle di altri partecipanti, divisi tra runner locali, connessi alla galassia sociale Souplesse – organizzatrice dell’evento -, e rappresentanti della vasta community Runaway, giunti all’ombra di San Pietro da Milano, dove il concetto Mind the Gap è nato e maturato, per poi evolversi negli ultimi capitoli itineranti.

Didier Barontini – 1º classificato

“Mi ritengo romano, anche se i miei amici mi dicono che sono di Ostia, e vivere un evento del genere qui è stato fighissimo. Sono un fotografo, quindi giro spesso la città cercando i suoi angoli nascosti, ma non ci ho mai corso così, tantomeno di notte. Un’immagine che mi rimane è sicuramente la partenza, con tutti davanti a San Pietro. Poi, penso ad uno degli ultimi momenti della gara, quando ho guardato negli occhi i miei avversari e, senza avvisarli, ho girato a sinistra. Dovevano ancora recuperare le indicazioni finali, sono riuscito ad anticiparli. Mind the Gap è anche questo, tattica, non solo velocità. Ero venuto semplicemente per partecipare, a dire il vero mi volevo proporre come fotografo per l’evento, quindi diciamo che sono stato fortunato. Conoscevo pochissima gente e, nonostante questo, ho stretto amicizia con tutti. Non c’erano nemici durante la gara, è stato un evento divertente per l’intera community. Sono sicuro che sempre più persone ci vorranno partecipare”

Hanna Bergström – 1ª classificata

“Vivo a Roma, ma sono svedese, di Stoccolma. Ho conosciuto Souplesse recentemente e quando mi hanno chiesto di unirmi alla MTG ho subito accettato. Non sapevo di questo evento, né del suo particolare format. Sono partita pensando solo a correre il più velocemente possibile, durante la gara ho capito quanto la componente tattica fosse altrettanto essenziale. Ho imparato che devi stare attento e capire bene di chi puoi fidarti. A metà gara, per esempio, ho incrociato una mia amica romana e mi sono unita a lei. Arrivo dal mezzofondo, dove tutto è perfetto e controllato. Nella MTG, invece, non corri su piste ordinate. Penso che questo le conferisca un carattere unico. Allo stesso tempo, dimostra come chiunque possa inventarsi il proprio city trail. Correre per Roma ha cambiato le mie prospettive della città, mostrandomi quanto tutto, qui, sia in realtà piccolo e connesso. E di come si possa andare più veloci delle macchine usando le proprie gambe. Durante la gara ero ‘in the zone’, ma mi sono resa conto di quanto fosse strano e, contemporaneamente, divertente correre in mezzo a romani e turisti. Ora voglio provare le edizioni future e vivere la stessa esperienza in altre città”

Lorenzo Boero

“Sono arrivato da Milano, ma alla partenza mi ritenevo più fortunato di molti altri, perché nelle ultime settimane ho fatto un sacco di trasferte lavorative qui, e ho corso molto, girando anche queste zone di Roma. Certo, di notte è stato più complicato riconoscere quelli che pensavo essere i miei punti di riferimento, quindi mi sono anche affidato al caso e a una guida romana. Mi piacciono gare differenti da quelle standard, perché mettono in gioco tante variabili ed una dimensione di comunità, di amicizia. Lo scopo diventa ben altro rispetto alla semplice performance. Fare qualcosa insieme, cercare qualcosa insieme, così come supportarsi o, perché no, ingannarsi reciprocamente, crea dei momenti unici, distanti dall’agonismo fine a sé stesso. E Roma è un set unico per vivere qualcosa del genere. L’arrivo a Castel Sant’Angelo, passando dal ponte e avvicinandosi metro dopo metro, è stato incredibile... Mi pento solo di aver provato sulle mie gambe la salita di Villa Medici: il mio compagno romano mi aveva avvertito di una brutta pendenza, e si è rivelata tale. Fare il lungotevere, però, ti fa dimenticare presto di qualsiasi fatica”

Federica Beltrami

“Sono un’habitué, per me è la 9ª Mind the Gap su 10. Ogni volta è sempre tutto diverso. Ovvio, diventi sempre più scaltro, capisci come affrontare ogni imprevisto e crei abitudini che ti avvantaggiano sui ‘rookie’. Per me queste consapevolezze sono fondamentali, perché non sono fortissima, e l’esperienza aumenta le mie probabilità di vittoria. MTG non è solo velocità, è un insieme di tante altre cose... Se a Venezia abbiamo vissuto un’alba solitaria, qui abbiamo avuto a che fare con la Roma serale, che ti porta anche a dribblare aperitivi e turisti. Dopo qualche sguardo dubbioso, tutti finivano per tifare per noi. È stato surreale. Ero focalizzata sui checkpoint ma, ovviamente, la testa continuava a dirmi “guarda questo monumento, guarda quella piazza...”. Ho rischiato di perdere la concentrazione molte volte. Il tema ‘sacro’ del ‘Cercà Maria pe’ Roma’ è stato interessante, amo la personalizzazione tematica di ogni edizione MTG: ricordo ancora quella dedicata ai sexy shop milanesi... Spero di continuare la striscia, tornando la prossima edizione, ma non è mai detto che l’invito arrivi. Anche ad una fedelissima”

Lorenzo Santucci

“Avevo sentito i racconti dell’edizione Mind the Gap veneziana, mi avevano intrigato. Poi è arrivata qui. Correre per Roma è una delle cose più belle del mondo, specialmente di notte. E lo dico da romano che odia Roma. Il tema era molto bello, curiosamente ho parlato di qualcosa di analogo con il padre della mia ragazza poco tempo fa, pensando ad una run scandita dalle Basiliche di Roma. Quando ho capito che avrei dovuto usare le coordinate geografiche per raggiungere i checkpoint, ho pensato che mi sarei perso... Non sono bravo con le mappe, ma ce l’ho fatta. Questa Mind the Gap mi ha fatto pensare alla potenza del running: c’è un ovvio hype dietro questa dimensione sportiva, ma le persone che ho visto e conosciuto durante l’evento sono spinte da uno spirito vero, bello. Credo sia una cosa rara. Il momento più significativo è stato alla fine, dopo l’arrivo ci siamo detti “chi manca?”, e abbiamo aspettato tutti insieme gli ultimi, in un clima meraviglioso. Ora vorrei rivivere tutto questo a Milano”

Greta Cerea

“Sono arrivata da Milano, ma non avevo mai partecipato alla Mind the Gap. La mia prima volta è stata a Roma, ed è stato tutto molto bello, anche perché mi sono lasciata guidare da un amico romano: abbiamo fatto squadra. La partenza è stata stupenda, eravamo tutti a pochi metri da San Pietro... Io stavo decifrando le coordinate e ho visto tutti correre dalla parte opposta, mi sono detta “inizia a correre”. Correre tra i monumenti e gli scenari di Roma è un qualcosa di unico, ma devo anche ammettere che, tra i checkpoint, si è accesa la parte competitiva di me e ho spinto parecchio. Mi rode non essere riuscita a vincere, ma è stato emozionante vedere a quante persone piaccia davvero correre. Se sei qui, in fondo, è una questione di passione. Ora voglio l’invito per le prossime MTG: ho capito come gestirmi in una gara così particolare, e vorrei provare a vincere”