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Come nel romanzo The Maze Runner di James Dashner, il labirinto della THE MAZE ZE:RO HO:UR, la run organizzata da Saucony a Milano in collaborazione con Runaway, non è stata soltanto un percorso da attraversare, ma una prova di resistenza condivisa

Un labirinto è anche un congegno, una macchina narrativa. Un sistema pensato per sottrarre certezze, imporre decisioni immediate, trasformare l’istinto in strategia e la lucidità in una forma di resistenza. Non si corre semplicemente per arrivare primi; si corre per capire, per reagire, per fare gruppo, per restare al passo mentre intorno il tifo sale, e la strategia da prendere cambia.

L’evento, svoltosi al Superstudio Events di via Tortona, nasce proprio dalla volontà di portare la corsa fuori dai suoi binari abituali, di strapparla alla grammatica rassicurante dei suoi ambienti abituali. Togliere il terreno stabile sotto i piedi delle running crew coinvolte. Perché a volte correre non riguarda solo la velocità, ma la capacità di orientarsi nel dubbio; non solo il gesto atletico individuale, ma la qualità del pensiero collettivo. In un contesto costruito sull’imprevedibilità, la corsa smette di essere una sequenza lineare di sforzo e diventa un esercizio di adattamento, ascolto, lettura dello spazio e degli altri.

Dentro questo scenario, 32 atleti, 8 running crew, 60 minuti di corsa a squadre ad alta intensità immersa nel buio, nella musica e nella discontinuità, hanno dato forma a un’esperienza che assomigliava più a una prova di conoscenza, del singolo pace e del proprio gruppo, che a una semplice race activation. Ogni svolta, ogni deviazione, ogni fascio di luce verde è stato creato per suscitare domande nella mente dei diversi runners: fidarsi del proprio istinto o del gruppo? accelerare o pensare alla prossima mossa? prendere iniziativa o restare compatti? Grazie a questa gara, la corsa ha rivelato altri nuovi significati, mostrando come la cultura running contemporanea non sia fatta soltanto di tempi e risultati, ma anche di pressione, lettura, vulnerabilità e soprattutto supporto reciproco.

Abbiamo avuto l’occasione di raccontare questa gara unica nel suo genere attraverso una speciale gallery fotografica e grazie alle testimonianze dirette di Donatas ‘Donny’ Blimbergas, Lorena Perobas Amaral, Giulia Zag e Italo Rivera, che hanno condiviso le emozioni vissute dentro questa esperienza disorientante. Ne emerge un racconto sincero della corsa come comunità, appartenenza, tensione e divertimento. 

THE MAZE ZE:RO HO:UR run by Saucony & Runaway

THE MAZE ZE:RO HO:UR sembra meno una gara e più un percorso mentale. Da capitano, senti di dover guidare il tuo team più con le gambe o con la testa? Pensi che sia una corsa più fisica o più mentale?

Donatas ‘Donny’ Blimbergas, Runaway Athletics: Sicuramente è qualcosa di molto divertente, molto forte, una di quelle esperienze in cui puoi davvero dare tutto. Mi sento bene, sia fisicamente sia mentalmente, ma più di tutto credo che sia un evento legato al divertimento, all’energia, al tifo. E’ sicuramente qualcosa di molto bello da vivere.”

Lorena Perobas Amaral, Runaway Connection: “Per me è la prima volta qui al Superstudio e, devo dire, non me l’aspettavo così. Mi piace moltissimo lo scenario, Saucony e Runaway sono stati bravissimi. Devo ammettere che, secondo me, questa gara è tutta testa. In fondo penso che la corsa sia soprattutto testa: conta la motivazione che hai e il focus che riesci a mettere dentro quello che fai. Spero di reagire bene, ma in realtà sono soprattutto felice di essere qui e di partecipare.”

Giulia Zag, The Misfits: “Molto più mentale, e sicuramente anche molto più legata al divertimento. Se ti lasci guidare da questo spirito, quasi smette di avere a che fare con il corpo in senso stretto e comincia a riguardare di più l’energia delle persone che hai attorno, l’atmosfera, l’ambiente. Quindi sì, direi decisamente mentale, ma anche giocosa.”

Italo Rivera, Clan Running Milano: “Siamo un gruppo molto eterogeneo. Abbiamo Alessandro, che è un velocista, fa anche Hyrox ed è molto rapido: lui è la nostra punta di diamante. Poi ci sono le altre due ragazze, anche loro molto veloci. Non abbiamo puntato solo sulla velocità, ma anche sulla testa. Abbiamo pensato di tenere un determinato ritmo per un po’, e poi provare a rompere l’equilibrio, ad accelerare tutto. Quindi sì, secondo me in una corsa del genere la componente mentale conta tantissimo.”

Donatas ‘Donny’ Blimbergas, Runaway Athletics

Spesso pensiamo alla corsa come a qualcosa di lineare: ritmo, controllo. Questa corsa mette continuamente in crisi la grammatica abituale del running. Cosa cambia nel tuo approccio alla gara?

Donatas ‘Donny’ Blimbergas, Runaway Athletics: “Su un percorso di questo tipo credo sia impossibile allinearsi a un passo preciso, soprattutto se sei abituato a fare lavori o ripetute su ritmi molto definiti. Un loop da 250 metri non ti permette di spingere al massimo in modo costante, sia in curva sia sul dritto. Allo stesso tempo, però, è proprio questo il bello: capire come, in una situazione del genere, puoi sviluppare un certo tipo di velocità, ma anche come riesci ad adattarti continuamente al contesto.”

Lorena Perobas Amaral, Runaway Connection: “In realtà non è così diverso da quello che faccio di solito, perché io sono abbastanza nuova in questo mondo. Vengo dall’atletica leggera: facevo salto in lungo e salto triplo, quindi avevo allenamenti precisi, orari precisi, tutto molto schematizzato. Quando ho smesso, ho iniziato a correre proprio per ritrovare quella mentalità agonistica, ma a modo mio. Quando corro, parto e vado, giro, mi fermo quando sono stanca, oppure quando semplicemente ho voglia di fermarmi, guardo panorami che non avevo mai visto a Milano, voglio proprio perdermi. Per me la corsa è anche questo: muoversi senza una logica troppo precisa. E quindi questa esperienza, in fondo, mi sembra abbastanza vicina a quel modo di vivere la corsa. Forse è un percorso pensato per metterti in crisi, ma spero che proprio questa caratteristica mi porti fortuna e mi faccia sentire a mio agio.”

Giulia Zag, The Misfits: “Cambia sicuramente l’approccio alla resistenza. Qui non si tratta tanto di resistenza nel senso classico, quanto di entrare in un loop mentale che non ha a che fare con la lunghezza o con la distanza, ma con il riuscire a dare il meglio in quei dodici minuti. È qualcosa di più esplosivo. Ma, al di là di questo, è anche divertente cambiare concept. Io sono una persona a cui piace, di solito, correre su circuiti circolari più che su percorsi lineari, perché è come se tu partissi e poi chiudessi una corsa. Andare sempre dritto, invece, mi dà la sensazione di una corsa infinita verso un orizzonte che non finisce mai. Quindi mi piace il fatto che questo percorso sia circolare, che ci siano persone attorno che possano fare il tifo, che tutto entri in una specie di loop. È quasi come una trance: entri dentro quel ritmo e continui ad andare.”

Italo Rivera, Clan Running Milano:Per me, personalmente, cambia molto. Io mi sento decisamente più a mio agio sulle lunghe distanze. Sto preparando la maratona di Milano, e correrò anche quella di Ginevra tra due mesi. Gare così brevi non sono esattamente il mio pane quotidiano. Però Milano ti offre anche queste possibilità: correre in luoghi assurdi, in contesti fuori dall’ordinario come questo. La città sta dando tante occasioni ai runner per mettersi in luce e, secondo me, un’opportunità del genere non puoi lasciartela scappare.”

Lorena Perobas Amaral, Runaway Connection

Colleghiamo il concetto di “The Maze” alla celebre saga distopica The Maze Runner, dove un gruppo di adolescenti intrappolati in un labirinto in continua mutazione cerca una via di fuga. Correre nel buio, nell’incertezza di questo labirinto, che emozioni ti suscita?

Donatas ‘Donny’ Blimbergas, Runaway Athletics: “Sicuramente è una cosa che dà adrenalina pura, proprio endorfine. E in questo caso fa anche sorridere, visto che la scarpa di Saucony si chiama Endorphin. A me personalmente piacciono molto questi tipi di corse, questi eventi notturni, un pò al buio, un pò street, con il tifo, con le urla, con il caos intorno. Hanno un’energia particolare.”

Lorena Perobas Amaral, Runaway Connection: Sono arrivata qui ed ero un po’ spaventata. è la mia prima gara sulle lunghe distanze. Invece mi sono divertita molto, avevo voglia di mettermi in gioco e spero di essere riuscita a dare il meglio.”

Giulia Zag, The Misfits: “Sono una persona che ha paura del buio, quindi una parte di me era terrorizzata. Però la cosa più interessante, secondo me, è provare a portare il tema della corsa dentro qualcosa che abbia anche a che fare con il divertimento, e che non sia soltanto sportivo o atletico. Qualcosa che riesca anche a unire le persone. Creare un concept serale, con quell’atmosfera un po’ più fun, e inserirlo dentro una struttura come questa, secondo me, è proprio il punto interessante: mettere insieme due dimensioni che normalmente non dialogano così tanto.”

Italo Rivera, Clan Running Milano: “Un percorso nuovo e diverso come questo mi trasmette tante emozioni, soprattutto perché mi mette davanti a qualcosa di nuovo, e questa è una cosa che mi piace. Correre la sera, al buio, è qualcosa che faccio spesso, perché di solito mi alleno molto presto al mattino, alle quattro, alle cinque. Quindi il buio, in un certo senso, è la mia zona di comfort. Entro in quella dimensione in un modo ed esco in un altro. Corro a mio agio nel buio.”

Giulia Zag, The Misfits
Milano Track Fanatix, winners of THE MAZE ZE:RO HO:UR run by Saucony & Runaway

Ogni running crew porta con sé una propria cultura, un proprio linguaggio, un proprio modo di stare insieme. Che importanza ha il gruppo e il conoscersi dentro una run non convenzionale come questa?

Donatas ‘Donny’ Blimbergas, Runaway Athletics: “La cosa principale è stare tutti uniti, conoscersi, anche al di là della gara in sé. Sicuramente il gruppo ti aiuta tantissimo soprattutto sull’aspetto mentale, in quei momenti in cui magari può mancare un po’ di carica. Avere accanto persone con cui condividi questo tipo di esperienza fa davvero la differenza.

Lorena Perobas Amaral, Runaway Connection: “Il compagno ti aiuta, ti spinge quando magari sei un po’ più giù, e tu fai lo stesso con lui quando arriva il suo momento di difficoltà. Per questo credo che il supporto reciproco sia importantissimo. So che il mio compagno mi aiuta a dare il massimo, e io farò sicuramente lo stesso con lui. Per me il gruppo è importante, anzi: è fondamentale.”

Giulia Zag, The Misfits: “Il gruppo ha sempre un’importanza enorme. In qualsiasi gara io abbia fatto, il ritmo gara è sempre un altro ritmo, ma non solo perché sei dentro una competizione. È perché, quando sei coinvolta dentro un team di persone, ti senti più trascinata. Essere in squadra è bello anche perché senti una responsabilità verso gli altri. E quindi, in fondo, dai il tuo meglio anche per non deludere chi corre con te.”

Italo Rivera, Clan Running Milano: “Il gruppo, in generale, non solo nella corsa ma proprio nella vita, è importantissimo. Con i ragazzi del team siamo molto simili: ci siamo conosciuti grazie al running e insieme abbiamo fondato questo running club. Quello che volevamo, forse, era distinguerci da altri running club nel modo più semplice possibile: esserci, fare le cose bene, e farle con tutti. Per noi il running club è prima di tutto un momento di aggregazione e di spontaneità.”

Italo Rivera, Clan Running Milano