La sponsorizzazione di LVMH alle prossime Olimpiadi è solo l’ultima tappa di un viaggio dove lusso è sinonimo di vittoria

Movimento dopo movimento, esercizio dopo esercizio, gesto dopo gesto. La vittoria, così come la produzione di un oggetto, è il frutto di un’inesauribile ripetizione di una movenza. E l’atleta, proprio come un artigiano, rappresenta l’artefice di un susseguirsi continuo di azioni votate al trionfo. Ma nel significato di ‘Artigiani di tutte le vittorie’, concetto coniato da LVMH e che lega il gruppo luxury all’immaginario sportivo, atleti e artigiani hanno molto più che un semplice ruolo in comune. Secondo questa visione creativa-agonistica, sportivi e maestri del lusso condividono un estro, un pensiero e un innato quanto appreso talento nel creare i sogni.

È proprio ‘L’arte di creare i sogni’ a rappresentare la mission del gruppo nel panorama dei XXXIII Giochi Olimpici, i terzi a firma parigina dopo quelli del 1900 e del 1924. A un secolo esatto di distanza dall’ultimo grande ballo dei cinque cerchi, per la capitale francese le Olimpiadi rappresentano una rinnovata occasione per esibire al mondo il valore e la qualità del suo savoir faire.

Quel saper fare tipico di una tradizione di cui Luis Vuitton e l’intero gruppo LVMH hanno scelto di farsi portavoce, con una sponsorizzazione unica nel suo genere per cifra d’investimento e perimetro di azione. 150 milioni di euro messi in campo, tre maison coinvolte - LV, Dior e Berluti - oltre a Sephora e Chaumet, con il brand beauty che sarà partner ufficiale della fiaccolata olimpica e la storica gioielleria che produrrà le medaglie.

Una sponsorizzazione che fa del gruppo e dei suoi brand un ponte tra moda e sport, connessione che affonda le proprie radici non solo nell’ambito di una tendenza sempre più forte, che vede il mondo del lusso confluire all’interno dell’universo sportivo, ma figlia anche e soprattutto di un’unità di intenti: quella degli artigiani e quella degli atleti, entrambi impegnati in una costante e irrefrenabile ricerca di perfezione.

A rappresentare questa unità d’intenti non possono che essere quegli atleti che LVMH descrive come ‘artigiani di tutte le vittorie’. Léon Marchand, Mélanie de Jesus dos Santos, Enzo Lefort e Pauline Déroulède diventano così i volti scelti per veicolare il legame esistente tra il gruppo francese e l’elemento sportivo.

Perchè il rapporto del brand con lo sport e i suoi simboli è un legame che ha attraversato la storia, segnandone principalmente i momenti più ambiti: le conquiste di un trofeo. Dal calcio al rugby, dalla vela al tennis, fino al basket e alla Formula 1: V per vittoria è anche V per Vuitton. I trophy trunks, i bauli porta trofei realizzati dal marchio francese, racchiudono infatti l’intera essenza di sforzo, sudore, sacrificio, sofferenza, gioia e riconoscimento che sono parte di quel concetto di vittoria che simbolicamente suggella il viaggio sportivo, segandone la conclusione. E per il marchio nato nel 1884 ad Asnières, indissolubilmente legato all’esperienza del viaggio, appare naturale questo ruolo sportivo.

Ecco quindi che il pallone d’oro, le ultime quattro coppe del mondo di calcio (2010, 2014, 2018 e 2022) hanno viaggiato in un baule targato LV, così come due delle ultime coppe del mondo di rugby (2015, 2023) e, dal 2020, le ultime edizioni del trofeo NBA Larry O’Brien.

Ma la storia di Luis Vuitton nella celebrazione dei trionfi sportivi ha origini ben più lontane. Nel 1983 il marchio francese sponsorizzò infatti la regata di selezione tra la squadra vincitrice della Coppa America e i suoi sfidanti: la Luis Vuitton Cup appunto. Una tradizione, quella nautica, a cui la maison del lusso ha sempre guardato con entusiasmo, collaborando con la stessa Coppa America per la realizzazione dell’iconico baule del trofeo internazionale più antico del mondo.

Dagli sport di squadra fino a quelli individuali, i portatrofei realizzati a mano dagli artigiani LV, con uno sforzo tecnico e creativo che talvolta può superare le 400 ore di lavoro, sono sempre stati personalizzati in base al tipo di coppa che erano destinati a ospitare. Uno degli esempi più iconici è senz’altro la Coppa Davis: nel 2019 il trofeo fu presentato alla fase finale del mondiale di tennis maschile all’interno di un baule circolare rivestito dall’inconfondibile tela Monogram Mocassar e arricchito da numerosi dettagli in pelle. Dotato di una base gigantesca la cui parte superiore si apre fino a rivelarne la coppa, lo scrigno è una delle testimonianze più iconiche della maestria del brand parigino nella custodia dei simboli del successo sportivo. All’interno del panorama tennistico Luis Vuitton ha realizzato poi anche i portatrofei del Roland Garros e, più recentemente, degli Australian Open.

Un’esperienza universalmente riconosciuta, che ha portato la maison francese a collaborare anche nel mondo del Motorsport, con la 24 ore di Le Mans prima e la Formula 1 poi. Ma nel mondo dello sport il ruolo di Luis Vuitton non è legato al solo epiteto di “custode della vittoria”. Negli scatti e nelle campagne del brand francese si riversa molto di più.

In the world of sports, Luis Vuitton’s role is not just tied to the epithet “keeper of victory”. Because in the vision of the maison, as well as in its DNA, the value and importance of travel are ingrained. Even in the sporting element, the exaltation of a journey takes prominence by celebrating that set of stories and moments that go beyond the one component of triumph. Rivalry, strength, style, legend, evolution. In the shots and campaigns of the French brand there is all this and more.

Cristiano Ronaldo e Messi che alla vigilia del loro ultimo mondiale giocano la loro ultima e più importante partita a scacchi, suggellando il più grande antagonismo del nostro tempo, o Carlos Alcaraz che in un connubio tra moda e stile esibisce il suo bagaglio di attrezzatura e cimeli valicando i confini del tennis, diventando il simbolo dell’evoluzione,  di chi è solo all’inizio di un lungo viaggio ma è già in grado di evocare un nuovo orizzonte del talento, destinato a lasciare un segno anche fuori dal campo. Dall’inizio di un viaggio verso la fine di un altro. Da chi è destinato a diventare leggenda a chi è già il volto di un’epopea sportiva, come Lebron James.

Ogni fusione tra sport e lusso è, per Luis Vuitton, un’esaltazione dello stile. Uno stile non solo estetico, ma anche atletico: quel savoir faire di cui ogni sportivo è unico detentore e che si concretizza in uno schematico ripetersi di movimenti tanto quanto in un insieme di gesti guidati dalla fantasia dell’atleta. È il caso di Eileen Gu, sciatrice freestyle la cui immagine è stata scelta dalla maison per raccontare l’immaginario dell’iconica Luis Vuitton Twist.

LVMH x Paris 2024 non segna solo il più grande impegno economico a sostegno di un evento sportivo per un’azienda, ma anche la naturale evoluzione di un rapporto che per Luis Vuitton ha sempre rappresentato nel corso della storia un incontro tra eccellenze. Un incontro celebrato movimento dopo movimento, passo dopo passo, gesto dopo gesto, nell’atelier di Asnières esattamente come nei campi da gioco di tutto il mondo.

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Louis Vuitton