loader image

Le visioni di Chris Caporaso mostrano l’essenza e l’epicità dello Slam australiano

‘Vires acquirit eundo’, il motto di Melbourne prende spunto da uno dei più noti passi virgiliani. La fama tanto più cresce quanto si diffonde, scriveva il creatore di capolavori classici come l’Eneide. E gli Australian Open seguono queste stesse parole. L’hanno fatto lungo tutta la loro storia, iniziata come provincia del tennis mondiale e proseguita in un’ascesa che, oggi, vede la zona circostante alla Rod Laver Arena trasformarsi annualmente nell’epicentro delle racchette globali. 

Dalle passionali ed eterne imprese di Novak Djokovic all’eleganza cibernetica di Jannik Sinner e ai suoi, umani, limiti. Anche questa edizione dello Slam australiano è stato un susseguirsi d’imprese, fallimenti e singoli momenti epici, come quelli descritti dal massimo poeta dell’Antica Roma. La sempre raffinata lente di Chris Caporaso ci cala tra le maestose architetture di Melbourne Park e nelle tanto eroiche, quanto contemporanee gesta dei protagonisti AO.