Dal Calzificio Torinese a Kappa, l’archivio storico di BasicNet schiude le sue porte, i suoi segreti e i suoi miti

Varcare la soglia del Basic Village di Torino equivale a inoltrarsi in un varco spazio-temporale. In questa vasta struttura che, prima di divenire epicentro pulsante della rete internazionale BasicNet, fu feudo del leggendario Maglificio Calzificio Torinese, cultura fashion, icone pop e immaginario atletico paiono intersecarsi senza sosta. Negli ampi spazi geometrici di quest’isolato urbano dedicato all’artigianalità, diapositive, cimeli, tessuti e aneddoti narrano di una galassia di brand tanto mitici, quanto trasversali: una fabbrica di sogni, ancora in piena attività, in grado di determinare il moderno flow sportivo, così come la sua estetica.

L’archivio di questo romanzo in progress, iniziato nell’Italia bellica del 1916 e ormai tradotto in innumerevoli lingue, è un caveau che si spalanca davanti ai nostri occhi, trovando nel suo brand-manifesto, Kappa, il più credibile spirito guida. Visioni e suggestioni, qui, fluttuano tra kit unici e celebri poster, tecnologia Apple e manifestazioni olimpiche. Mettono in rima medaglie e successi, ma anche nomi e cognomi indissolubilmente legati ad ogni teca preziosa, così come ad ogni scrivania operante. A partire da Maurizio Vitale e Marco Boglione.

La BasicGallery all’interno del BasicVillage

TRA GUERRE E INTUIZIONI, UN CALZIFICIO PER L’ITALIA

Il Basic Village è un microcosmo. E il big bang di questo microcosmo sposta le lancette indietro di un secolo, quando Abramo Vitale decide di seguire il ritmo dell’industrializzazione, avviando la propria attività di commercio di filati all’interno di una cascina, sotto il nome di Calzificio Torinese. Come inscritto nel nome stesso dell’azienda, le calze diventano il focus principale di Abramo Vitale, diffondendosi rapidamente su tutto il territorio nazionale. Il primo, enorme step nella parabola evolutiva aziendale avviene in occasione di un evento drammatico, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Lo stabilimento, passato nel frattempo sotto le direttive di Davide Vitale, nipote di Abramo, viene elevato a fornitore strategico dell’Esercito italiano, e comincia a produrre maglie marchiate, per la prima volta, dal simbolo dell’Aquila. Il contraltare di questa vertiginosa ascesa, però, è un chirurgico bombardamento americano che, nel 1943, rade al suolo l’intera struttura. Della cascina rimangono solo rovine, dei macchinari solo scheletri. Nonostante il complesso scenario sociopolitico e commerciale, la rilevanza nazionale del Calzificio porta comunque alla risurrezione dell’attività nel 1951, in piena ricostruzione postbellica.

Davide Vitale inaugura la nuova sede della propria azienda e, con essa, un nuovo corso impreziosito dalla fusione con la Manifattura Tessuti Maglierie, trasformando l’odierno Basic Village nel Maglificio Calzificio Torinese. L’ampliamento alla maglieria e la diversificazione produttiva confermano un percorso intrapreso, almeno in un primo momento, per pure esigenze belliche, e diffono il simbolo alato del Calzificio in un pubblico di massa.

Vedute del BasicVillage

K - UNA LETTERA PER LA STORIA

Lungo gli anni ’50 la sempre più corposa produzione di calze e maglie incontra uno snodo storico. È il 1956 quando alcuni clienti rispediscono a Torino uno stock dai tangibili errori di fabbricazione. La famiglia Vitale, preoccupata dal potenziale danno d’immagine, corre immediatamente ai ripari. Nasce così, un po’ figlia della necessità, un po’ figlia del genio, la lettera che cambierà per sempre la storia aziendale.

K-Kontroll. Le alte sfere dirigenziali intuiscono che la nuova credibilità aziendale deve passare dall’utilizzo di una sigla fittizia, di una parola in realtà inesistente, ma dal chiaro significato. K come sinonimo di controllo, del rigore qualitativo di ogni prodotto, di ogni dettaglio. K come il rispetto di standard che trascendono i confini nazionali, venendo addirittura associati al sistema tedesco, da sempre stereotipo di fiscalismo produttivo, teso alla perfezione. Il desiderio di salvaguardia dello status aziendale incrocia, quindi, il puro marketing. L’esito è semplicemente impressionante.

Nel 1958, anno in cui viene ufficialmente registrato il marchio Kappa, l’azienda è già divenuta leader nazionale nella produzione di calze e maglieria intima. Il Bel Paese vuole indossare la qualità e la meticolosità garantite da un monogramma. Tutti gli armadi delle case tricolori vengono così popolati da una lettera tanto distante dalla lingua dantesca, quanto rassicurante per la coscienza di ogni consumatore.

Le prime attestazioni del nome K-Kontroll e dell’iconico logo Kappa
La storia dei Kappa nei corridoi del BasicVillage

GLI OMINI K, UN LOGO LEGGENDARIO

Davanti all’apparente monopolio del mercato intimo nazionale, Maurizio Vitale, giovanissimo erede del Maglificio a fine anni ’60, decide di fondere il proprio istinto imprenditoriale alla profonda visione di un mondo in costante cambiamento, aprendo Kappa al lifestyle. L’epifania avviene davanti all’oggetto-simbolo della modernità, la TV, osservando un’intervista ad un’icona transgenerazionale, John Lennon. Vitale viene colpito da un capo, una giacca militare di un caduto del Vietnam, indossata dal più celebre dei Beatles.

Dopo quella visione, le maglie Kappa si tingono di verde e si arricchiscono di stemmi e simboli, permettendo al brand di affacciarsi ufficialmente sull’universo dell’abbigliamento informale. Manca però un ultimo step prima del definitivo cambiamento di rotta: l’ideazione di un logo dall’impatto trasversale. Tra i negativi di uno shooting fotografico dei costumi da bagno Beatrix, Vitale scorge in controluce le sagome di un ragazzo e di una ragazza. Sono nudi e seduti schiena contro schiena, con le gambe leggermente piegate e le braccia a sostenere i rispettivi volti. I loro profili speculari ammaliano ed ispirano il poco più che ventenne imprenditore, convincendolo.

All’alba degli anni ’70 Kappa associa la propria estetica al logo degli omini e aggiunge una specifica al proprio nome: Robe di. ‘Robe’, nel parlato torinese, è un semplice sinonimo di ‘cose’, ‘oggetti’. Questa duplice, epocale transizione catapulta Kappa e i suoi prodotti nell’immaginario della quotidianità italiana: un processo aiutato, anche, dalla genesi di quelli che diventeranno degli essenziali asset aziendali, la genialità comunicativa e pubblicitaria, e il rapporto con i piani più alti e rarefatti dell’immaginario sportivo. 

Lo shooting Beatrix che ha ispirato il logo Kappa
Vecchie sponsorizzazioni e campagne Kappa

D’INNOVAZIONE ED ESTETICA, LO SPORT E KAPPA

Dalla Juventus alla Nazionale Olimpica statunitense, passando per un imprinting tecnologico ispirato dalla visione Apple e da una sensibilità estetica in grado di marcare indissolubilmente gusti, tendenze e performance dello sport moderno. L’archivio BasicNet non è solo un viaggio nella maturazione di una realtà oggi estremamente composita, è un suggestivo tuffo in un vortice di personaggi e momenti chiave sportivi. È il progresso stilistico applicato a quello funzionale: dinamica virtuosa iniziata nei lontani anni ’80, presa per mano e sviluppata da Marco Boglione, e oggi ancora in corso.

Per questo abbiamo deciso di dedicare due focus all’infinito passo a due tra Kappa e l’elemento sportivo. Troverete questi capitolo qui, nelle prossime settimane, quando potrete immergervi in un piano sequenza di aneddotica e meraviglia sportiva plasmata da una singola, potente lettera, e da un indimenticabile logo.

La connessione tra i brand BasicNet e alcune celebrities mondiali, come le scarpe Sebago di Michael Jackson e i pantaloni Kappa della Spice Girl Mel C
Alcuni esempi delle trasversali sponsorizzazioni sportive Kappa