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La preziosa lente di Alexander Aguiar racconta l’esperienza Indian Wells attraverso liriche, cinetiche composizioni

Se gli Slam fossero 5, Indian Wells sarebbe sicuramente il tassello aggiuntivo tra le più alte forme di competizione tennistica. La prima edizione di questo monumentale evento venne disputata nel 1978 a Tucson, in Arizona, il tempo ha poi tradotto l’attuale Master 1000 in una dei luoghi più affascinanti e, allo stesso tempo, polarizzanti della California: la valle di Coachella. Oggi, questo sempre più vasto giardino tennistico, circondato dalla nota vegetazione e altrettanto nota morfologia desertica del ‘Golden State’ americano, rappresenta un eldorado di ace e volée, e una tappa obbligata per il cosmopolita jet-set della racchetta.

La distintiva ricerca estetica di Alexander Aguiar mostra l’essenza di questo singolare reame tennistico, dove il connubio tra sole accecante, sfumature rosso-terra / verde-palma, ed eccellenza ATP-WTA delinea l’identikit di un magico, bollente e vorticoso tempio sportivo. E contestualizza alcuni dei suoi più recenti protagonisti, che quest’anno hanno visto trionfare, rispettivamente, Draper e Andreeva nei singolari, e le coppie Pavic-Arevalo, Schuurs-Muhammad ed Errani-Vavassori nelle varie declinazioni del doppio.

Benvenuti ad Indian Wells.