Grazie ad un tovagliolo da un milione di dollari, Kappa riuscì a vestire la generazione dorata dell’atletica americana, e a cambiare per sempre la tecnologia sportiva

Alcuni possono essere accusati di eccesso di nostalgia. Altri di volontaria autoreferenzialità anagrafica. È innegabile, però, che chi associa gli anni ’80 ad un decennio d’ineguagliabile estetica sportiva, lo faccia a ragion veduta. In un vortice magico di colori accesi e innovazioni tecniche, Kappa ha giocato ben più di un ruolo da comprimario, riuscendo in un’impresa che, a posteriori, assume i connotati dell’impossibile.

Lo comprendiamo nel terzo ed ultimo focus dedicato al caleidoscopico archivio della BasicGallery, dove iconiche maglie da calcio e preziosi reperti storici del Maglificio Calzificio Torinese, matrice italiana del brand degli Omini, lasciano spazio a un’ipnotica galleria ispirata dal tartan e dal suo rapporto con la 222BANDA.

Willie Banks and Kappa

IL FAZZOLETTO DA UN MILIONE DI DOLLARI

È il 1981, e i Jesus Jeans, una delle tante invenzioni all’incrocio tra lifestyle e marketing del binomio Maurizio Vitale-Marco Boglione, sbarcano sul suolo americano. Gli irriverenti poster commerciali scattati da Oliviero Toscani e i provocatori claim ideati da Emanuele Pirella, in alcuni casi addirittura oggetto di scandalo, non bastano a posizionare il marchio nel nuovo, magmatico mercato d’oltreoceano.

I Jesus, che all’inizio del decennio erano addirittura arrivati in Russia, colmando il vuoto lasciato da Levi’s per ovvie ragioni politiche (basti ricordare, a questo riguardo, il boicottaggio statunitense alle Olimpiadi di Mosca ’80), si legano alla Nazionale Track&Field USA. Poi, come in tante storie Kappa, la realtà si confonde con la favola. Vitale sta pasteggiando con Ollan Cassell, presidente e vertice assoluto dell’atletica US. Gli porge un tovagliolo in cui è scritta la cifra di 1 milione di dollari, somma messa sul piatto da Kappa per sponsorizzare l’abbigliamento tecnico di una generazione dorata senza precedenti. Cassell firma e stringe la mano di Vitale.

Come già fatto una manciata d’anni prima con Boniperti e la Juventus, Kappa lega ufficialmente la propria identità ad un cosmo impressionante di atleti, nella quasi totalità dei casi destinati alla leggenda.

Kappa Club Lookbook
USA Track and Field National Team uniforms at BasicGallery archive
Kappa USA Olympic Team Tracksuit
Kappa U.S. ONE GIUGIARO (1984)
Kappa World Cup Lookbook
Olympic Colours Book

LOS ANGELES ’84, IL DOTTOR KUZNETZ E LO SPAZIO SUL TARTAN

Los Angeles 1984 non fu una semplice edizione olimpica, fu un musical hollywoodiano. E sul brillante palco del Memorial Coliseum, Kappa funse tanto da perfetto costumista, quanto da paradigma di progresso. Perché l’onnipotenza statunitense, evidenziata da 83 ori, fu senza dubbio facilitata dal boicottaggio dell’Unione Sovietica e dei Paesi del Patto di Varsavia, ma i supereroi USA furono allo stesso tempo trasportati in una nuova dimensione della performance dagli Omini e dal loro inatteso rapporto con lo scienziato NASA Lawrence Kuznetz.

Dall’Apollo 11 ai 100 metri. Kuznetz trae ispirazione dalle tute spaziali per progettare divise che, ancora oggi, vengono ricordate sia per la qualità estetica, che per la pioneristica funzionalità. La visionaria mente NASA sceglie il colore argento, ideale per riflettere la luce e regolare la temperatura degli atleti, evitando picchi di calore. Allo stesso tempo, applica le conoscenze di bioingegneria nella sovrapposizione di tre strati di tessuto: il primo, permeabile, è in fibra sintetica, il secondo, idrofilo, assorbe il sudore, il terzo, riflettente, disperde il calore solare e ne evita l’accumulo nei corpi degli atleti.

L’esito di questa, almeno per il tempo, improbabile commistione tra scienza aerospaziale e immaginario sportivo può essere facilmente riassunto nei risultati di giganti come il ‘Figlio del Vento’, Carl Lewis, in grado di eguagliare il mito Jesse Owens e di vincere 100, 200 metri, salto in lungo e 4x100, e Edwin Moses, l’artista dei 13 passi, nonché il più grande ostacolista della storia, che a LA vince il secondo oro olimpico. Sul versante femminile, invece, Valerie Briso-Hooks firma la doppietta sui 200 e 400 metri, aggiungendo al palmares la 4x400. È un trionfo a stelle e strisce. È un trionfo Kappa.

Kappa Los Angeles 84 Olympic Games Logo Detail
Carl Lewis
Edwin Moses
Kappa Designs x LA '84
Kappa sweatshirt x Los Angeles '84
Kappa Sport LA '84 films at BasicGallery archive

DA LA A SEOUL ‘88, MITI E LEGGENDE DELLA 222BANDA

Se a Los Angeles le pittoresche unghie di Florence Griffith-Joyner si erano fermate al secondo gradino del podio dei 200 metri, quattro anni più tardi, nelle Olimpiadi sudcoreane di Seul, trovano invece l’estasi. Flo-Jo non si limita ad essere la donna più veloce del mondo, egemonizzando 100, 4x100 e 200 metri, dove fissa il record mondiale sui 21”34, ma nelle corsie del Seul Olympic Stadium sparge il verbo dell’eclettismo estetico.

La sua divisa da gara con cappuccio, griffata Kappa, entra nelle mente di milioni di telespettatori, proseguendo un filone creativo che vede, ancora oggi, la velocista americana come una delle più celebri sperimentatrici fashion nel panorama sportivo. La 222BANDA, questa volta applicata sui fianchi di kit a prevalenza cromatica rossa, seppure difficile da identificare davanti allo schermo, dipinge la colossale sfida tra USA, Germania dell’Est e Unione Sovietica. L’atletica statunitense conquista 94 medaglie complessive (36 ori), ma fatica, e non poco, nel vortice di una simbolica Guerra Fredda sportiva, che vede prevalere sovietici e tedeschi nel medagliere finale.

La resistenza di Flo-Jo viene ancora una volta assecondata dalla magnetica meraviglia di Carl Lewis, che prima vince il salto in lungo e poi, dopo il caso-doping Ben Johnson, viene omaggiato anche dell’oro sui 100 metri. Solo il connazionale Joe DeLoach impedisce all’atleta perfetto di siglare un triplete comprensivo dei 200 metri. Tra le nuvole di Seul, Lewis viene seguito dalla saltatrice in lungo Jackie Joyner-Kersee, che permette agli gli Omini di volare per 7.40 metri, segnando un nuovo record olimpico.

Florence Griffith-Joyner in a Kappa uniform
USA Track and Field National Team pants x L.A . 1984
USA Track and Field National Team jersey x L.A. 1984
Carl Lewis and Robe di Kappa

DAI CINQUE CERCHI AL FASHION CONTEMPORANEO

Seul ’88 è, però, tutt’altro che una festa per Kappa, costretta a piangere la prematura morte del suo spirito guida Maurizio Vitale (deceduto appena un anno prima) e un futuro che, prima del grande ritorno di Marco Boglione nel 1994, si sta palesando come tutt’altro che roseo. Il connubio tra la 222BANDA e il Team Track&Field US, però, non risente del successivo periodo di crisi e di ricostruzione del brand-perno di BasicNet.

Le immagini di Lewis, Moses, Flo-Jo e colleghi restano, difatti, indelebili nel catalogo della pop culture 80s e permettono a Kappa di mantenere un’allure intoccabile fino ai tempi contemporanei, quando l’alta moda, mai come prima ispirata dall’elemento sportivo, decide di omaggiare quella doppia spedizione olimpica e qui kit intramontabili.

Potremmo menzionare la 222BANDA utilizzata da Marcelo Burlon o Danilo Paura all’interno di collezioni in cui gli echi di LA e Seul risultano evidenti, ma preferiamo dedicare un ultimo spazio alla sinergia con il fotografo e designer Gosha Rubchinskiy, con cui Kappa ha sviluppato, nel 2017, un progetto di cobranding chiaramente connesso alla sinergia Kappa-atletica USA.

Alcuni dei capi ideati dal nativo di Mosca sono vere e proprie riproposizioni dei kit US in salsa russa. Una strana commistione di storie, colori e idiomi che, in fondo, conferma e concretizza il sillogismo trasmesso dall’evocativo archivio della BasicGallery. Lo sport è universale. Lo sport è Kappa. Kappa è universale.

Kappa advertorial
Kappa x Federazione Italiana Canottaggio
Kappa x USA Track and Field National Team at LA '84
Joan Benoit, marathon gold medal at LA '84