Gli atleti sono più grandi della vita stessa nelle opere di questo artista statunitense

La pop culture sportiva a volte non è una scelta, è semplicemente un’ispirazione osmotica, una speciale sostanza fatta di wrestling, major sport americani e calcio iconico, che attecchisce sottopelle, per poi sprigionarsi nella creatività. Come nel caso di Julian Pace. Le spalle larghe, i visi e i corpi alterati di questo pittore contemporaneo, cresciuto tra Seattle e Firenze, sono un riflesso delle sue esperienze, di atleti più grandi della vita, come lui stesso li definisce: sono riapparizioni e rielaborazioni di sportivi diventati simboli e icone globali.

“Le origini del mio rapporto con l’arte vanno molto indietro nel tempo. Ho sempre avuto una matita e un foglio con me. Mia nonna e mia zia hanno sempre incoraggiato a sviluppare il mio lato artistico. Mio padre viveva a Firenze, quindi ogni estate attraversavo l’oceano dagli US. Con me portavo lo skate e i materiali per disegnare. Tutto qui. Sono sempre stato interessato a moltissime cose diverse, e la mia famiglia mi prendeva in giro per questo. In termini sportivi sono stato influenzato dai miei fratelli maggiori e dall’Italia, quindi il calcio ha sempre giocato un ruolo centrale nella mia vita. Non potevo andare alle partite della Fiorentina, perché secondo mio padre erano troppo pericolose, ma la tifavo e odiavo la Juventus, così come ricordo di aver avuto tante maglie da calcio e di aver amato profondamente Baggio e il Ronaldo originale. Sono sempre stato attirato da queste figure capaci di superare i confini dell’iconicità sportiva, diventando più grandi della vita stessa. E questo si traspone nella mia arte”

L’italiano d’America. L’americano d’Italia. Il dualismo adolescenziale ed esistenziale di Julian è la via d’accesso ad una cultura composita, allo stesso tempo tradizionale e progressista. Il calcio storico fiorentino e Hulk Hogan. I tifosi MLB e gli ultras europei. Egon Schiele, Chuck Close e l’arte contemporanea di internet. Tutto è parte dell’atipica filosofia di questo artista dei due mondi, tutto può tramutarsi in una visione, in uno schizzo estemporaneo dedicato al vasto circo sportivo e alla sua diffusione mondiale, sospinta da irrazionali logiche economiche a personalità strabordanti.

“Molti dei miei soggetti emergono in maniera istintiva. Sono dentro di me, sono nelle partite dei Mariners e dei Sonics che andavo a vedere, negli show televisivi WWE, nei vecchi sponsor che caratterizzavano le maglie di calcio, nelle esperienze universitarie dei miei genitori. Solo guardandomi indietro capisco da dove arrivino queste fonti d’ispirazione. So di avere a che fare con la cultura pop, ma non mi sento un pop artist. Non amo categorizzarmi. Sicuramente la pop culture, anche quella sportiva, mi ha nutrito lungo tutta la vita, ed è naturale che i miei quadri siano legati ad essa. La componente nostalgica non è necessariamente parte di questo processo. Diciamo che tutto è iniziato quasi per scherzo, comprese le spalle larghe che rendono distintivi i miei ritratti. Un giorno stavo disegnando Dennis Rodman, e un amico mi ha fatto notare le spalle striminzite che avevo abbozzato. Così le ho ingigantite, esagerate. Ho pensato fosse una soluzione interessante e ho iniziato ad usarla anche per i lavori a più larga scala. In fondo si sa che lo stile personale nasce dagli errori... Oggi mi piace che il pubblico nei miei quadri possa rivedere delle carte collezionabili dalle proporzioni assurde. Sono figure colossali che restano, però, connesse all’immaginario delle figurine. È come se l’osservatore tornasse bambino, perdendosi in queste figure”

La tardiva esplosione artistica di Julian Pace, divenuto artista a tutti gli effetti solo nel 2021, abbandonando una precedente carriera da bartender, oggi sta ispirando tanto la dimensione artistica, quanto quella sportiva e fashion, come dimostra per esempio il legame con il brand Rowing Blazers e il suo founder, Jack Carlson, che abbiamo avuto modo d’intervistare. L’ascesa di Julian continua ad essere fulminea, ma consapevole di una libertà che per molto tempo gli era stata negata: la possibilità di vivere attraverso la propria espressione personale.

“Ho assorbito e sto ancora cercando di assorbire il più possibile nell’arte, da un punto di vista di tecniche, materiali ecc.”, conclude lo statunitense che, nei prossimi mesi, farà ritorno nella sua seconda terra italiana, “Oggi ho la fortuna di concentrarmi solo sulla produzione artistica e sono circondato da tante persone stimolanti, che mi permettono costantemente di evolvere. Ho sempre avuto l’idea di potermi concentrare sull’arte, ma solo negli ultimi anni tutto è realmente cambiato. Sento un’energia frenetica dentro di me, voglio imparare e crescere. Non ho un piano preciso, seguo la fluidità dell’universo, quindi non ho piani precisi per il futuro. In questo momento sono motivato e ambizioso, sento un fuoco dentro e spero possa continuare a bruciare”