Dopo i Mondiali di Tokyo, la runner australiana e atleta ASICS riflette sull’eredità familiare, la forza mentale e il suo rapporto in continua evoluzione con la corsa
Dalle strade di Adelaide al palcoscenico globale dei Mondiali di atletica, Izzi Batt-Doyle ha costruito un percorso che unisce l’eccellenza sportiva all’intelligenza emotiva e a un profondo senso di scopo. Cresciuta in una famiglia in cui correre era parte del quotidiano, e con una laurea in Psicologia alle spalle, Izzi incarna un approccio olistico alla corsa di resistenza, e allo sforzo, in grado di mettere mente e corpo sullo stesso piano.
Co-fondatrice della community RunAsOne e allenatrice a sua volta, oggi è un punto di riferimento nazionale non solo per la capacità di continuare a spingere i propri limiti atletici, ma anche per l’impegno profuso nell’accompagnare altre persone nel loro percorso sportivo — e alla scoperta di sé stessi, attraverso il movimento. A 30 anni, età che considera l’inizio della sua piena maturità sportiva, e reduce da un solido 17º posto nei 10.000 metri ai Mondiali in Giappone, Izzi guarda avanti, come insegna la disciplina che ha imparato ad abbracciare prima, a rappresentare pienamente poi: guarda verso la maratona, un nuovo traguardo personale, e verso una nuova generazione da ispirare.
In questa conversazione ci racconta il legame con la propria famiglia, il ruolo centrale della resilienza mentale nello sport di alto livello, e come il sodalizio con un brand come ASICS abbia modellato — e continui a modellare — il suo percorso, dentro e fuori la pista.



Sei nata e cresciuta ad Adelaide, in una famiglia che ti ha letteralmente condotta per mano nella corsa. Cosa significa per te essere la legacy della tua cultura familiare e rappresentarla in eventi come questo Mondiale?
“Ha un significato profondo. Entrambi i miei genitori correvano quando ero piccola, quindi poter raggiungere un livello internazionale e rappresentare l’Australia ai Mondiali e alle Olimpiadi è qualcosa di davvero importante per me. E so che ha lo stesso peso anche per la mia famiglia. C’è un forte senso di orgoglio nazionale — e familiare — in ciò che faccio.”
Vanti una laurea in psicologia. Quanto ti aiuta il percorso accademico nella tua gestione mentale e, allo stesso tempo, quanto è complessa la mente di una runner su lunghe distanze?
“La base psicologica è stata fondamentale. Come dice ASICS, sound mind, sound body — mente sana, corpo sano — questo concetto si pone davvero al cuore della corsa su media e lunga distanza. Se non riesci a dominare la mente, è difficile controllare il corpo. Devono lavorare in sincronia. Durante una maratona, ad esempio, l’aspetto mentale è tanto importante quanto quello fisico: bisogna restare forti davanti alla fatica, al dubbio, al dolore. La mente è tutto. Non è solo utile — è essenziale.”
Sei la co-founder di una community, RunAsOne, e anche una coach. Che ruolo gioca la componente divulgativa ed associativa nel tuo approccio al running?
“Per me, correre è ogni cosa. È la mia vita. Mi sento fortunata a poter usare le mie esperienze e le mie competenze per aiutare altri runner — anche se non gareggiano a livello professionistico. Che si tratti di una 5K al parco, della prima maratona, o del tentativo di migliorare un personale, per me è bellissimo far parte di quei percorsi. E costruire questa community mi dà anche la possibilità di ricevere un sostegno costante: cerco di motivare gli altri, ma loro motivano me. Questo scambio reciproco tra chi corre e chi condivide la passione è incredibilmente potente.”

Dopo i 10mila metri hai festeggiato positivamente un traguardo come i 30 anni. Sei nella piena maturazione atletica, qual è lo stato del tuo rapporto con la corsa? E che sensazioni stai in vivendo questi Mondiali?
“In questo momento mi sento davvero al massimo — sia fisicamente che mentalmente. Sono molto entusiasta per quello che verrà. Anche se oggi corro ancora diverse distanze, il mio focus si sta spostando verso la maratona, e credo davvero che i miei anni migliori debbano ancora arrivare — sento di poter progredire anche fino ai 40 anni! Correre i 10.000 metri ai Mondiali è stata un’opportunità importante per ritrovare la velocità e sentirmi di nuovo a mio agio in pista. Ma ora sono pronta ad abbracciare pienamente la maratona e vedere dove mi porterà.”
Il legame con un brand come ASICS come sta incidendo sul tuo percorso sportivo, ma anche umano?
“È stato determinante. Correre è sempre stata la mia passione — il mio hobby, da quando avevo otto o nove anni. Ma nel 2021 è cambiato tutto: ho raggiunto le Olimpiadi e ASICS ha iniziato a supportarmi. A quel punto la corsa è diventata anche il mio lavoro. Poter trasformare una passione in una carriera è un enorme privilegio. Questo è stato possibile grazie ai risultati, certo, ma anche perché ASICS ha creduto in me e mi ha supportata. Il brand ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita come atleta. Quello che amo di più è che ASICS rispecchia la mia visione dello sport: non solo performance fisica, ma benessere mentale, e la gioia di godersi il processo. È un equilibrio che per me conta tantissimo, e sono fiera di rappresentare un brand che lo valorizza davvero.”







