Nati dalla tradizione dello sport americano per eccellenza, i basecap sono oggi un manifesto d’identità e orgoglio universale

Tra sport e moda esiste un legame che va ben oltre il semplice vestire una determinata estetica fuori dal terreno di gioco. Tra moda e sport esiste una connessione con cui, attraverso un codice di stile ereditato dal campo, ognuno di noi è libero di fare propri i valori del gioco. Valori che comunicano appartenenza e lealtà, carattere e personalità, ma anche follia e ossessione. Ed è esattamente quando lo stile diventa portatore d’identità che lo sport supera la moda, scavalca la tendenza, e diventa cultura.

Baseball Souvenirs, Fenway Park, Boston.

Proprio nella cultura, prima in quella americana e poi in quella globale, New Era ha raggiunto uno status più unico che raro quando si parla di un brand sportivo. Un’incarnazione pura di quel sentimento viscerale di appartenenza che solo lo sport è capace di comunicare, oltre il linguaggio e la classe sociale. Il brand fondato nel 1920 da Ehrhardt Koch è ad oggi, infatti, uno dei pochi che può dire di aver associato il proprio nome non solo a un accessorio, ma anche a un’abitudine nata negli stadi e arrivata nelle strade: quella di mostrare un’origine, un’identità appunto.

Un’identità che per prima è stata esternata nella New York del 1845 dai Knickerbockers, prima vera squadra di baseball al mondo le cui divise abbinavano a un pantalone di lana e a una camicia di flanella bianca un “chip”, il primo esempio noto di basecap; nato non solo per riparare dal sole la vista dei giocatori, ma anche e soprattutto per comunicare la propria appartenenza ad un club. E così al fianco dei Knickerbockers, squadre come i New York Mutuals e i Brooklyn Excelsiors passarono a un berretto di merino sormontato da un motivo a stella realizzato dall'azienda di articoli sportivi di New York Peck & Snyder. Questo berretto presentava le due caratteristiche principali del berretto da baseball moderno: una corona e una visiera.

The New York knickerbockers (1858)

L’ARRIVO DI NEW ERA E DEL 59FIFTY

Ma fu con l’arrivo di New Era, a cavallo tra il 1920 - anno di fondazione del brand- e il 1960 che l’estetica del basecap trovò la sua consacrazione. Dai primi cappelli realizzati fino al primo accordo con gli allora Cleveland Indians, il marchio della famiglia Koch iniziò una lenta e graduale rivoluzione che raggiunse il suo apice nel 1954 con il lancio del 59Fifty. Un modello rivoluzionario nell’estetica dei cappelli da baseball, che introdusse per la prima volta una struttura rigida nella loro progettazione. Una forma studiata per migliorare la visibilità di chi lo indossava e per mantenere sempre in posizione frontale il logo della squadra ricamato sopra la visiera. Ergonomia ed estetica.

American baseball player, and first black player in the American League Doby Right with Lou Boudreau, manager of the Cleveland Indians

Visto per la prima volta sulle teste dei St. Louis Browns, il 59Fifty conquistò da subito il baseball americano. E con lui New Era. Escluse poche franchigie, quasi tutte le squadre della MLB sposarono presto il design del marchio tutt’ora in capo alla famiglia Koch. Un design che dal 1954 è quasi del tutto rimasto invariato, se non per due dettagli fondamentali: uno di progettazione e uno di apparel. Il primo coincide con l’utilizzo del poliestere in sostituzione alla lana, scelta fatta nel 2007 da New Era e che ha trasformato il 59Fifty in un capo sportivo e da performance a tutti gli effetti. Il secondo, datato 1993, è quello relativo all’introduzione del ricamo del logo ufficiale della MLB sul fianco del basecap, in coincidenza con l’accordo preso dal brand con la lega americana. Accordo a cui avrebbe poi fatto seguito il futuro matrimonio tra New Era e le altre due grandi leghe professionistiche più famose degli States: la NBA e la NFL.

Members of Saint Louis Browns during a baseball game

DALL’IMMAGINARIO SPORTIVO ALLE SOTTOCULTURE

Nell’epopea di New Era la dimensione dello sport rappresenta solo l’inizio di un viaggio che, a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo, ha portato il brand originario di Buffalo, N.Y., a conquistare molto più che uno spazio nell’immaginario sportivo. L’estro, la qualità e l’autenticità diventano presto i tratti distintivi di New Era, permettendo al brand di oltrepassare i confini del tifo, fino a raggiungere le strade e i sobborghi americani: gli allora teatri e palcoscenici delle nascenti subculture americane.  Furono l’hip hop prima, e la pop culture poi, a portare per primi un nuovo significato ai basecaps e alla dimensione del loro utilizzo fuori dall’immaginario del baseball.

Rapper Nas performing live
Kendrick Lamar on stage

Dagli N.W.A ai Public Enemy, da Fat Joe a Change The Rapper fino all’intero panorama della break dance americana. Il 59Fifty di New Era diventò per rapper, musicisti, artisti e performers di provenienza ed estrazione sociale tanto eterogenea quanto unica, un accessorio fondamentale per dimostrare orgoglio e appartenenza. Alla città, alla scena e alla strada. Tutti elementi il cui valore, non solo estetico, è possibile scorgere nelle fotografie di Jonathan Mannion, uno dei fotografi più importanti nel contesto dell’hip hop. Capace di cogliere come pochi altri l’essenza dell’insieme dei volti e dei simboli della cultura hip hop, il fotografo e regista originario di Cleveland ha immortalato nel corso della sua carriera alcuni tra i momenti più iconici nella memoria collettiva del genere. Dr. Dre, Jay Z, Nas, Kendrick Lamar, Lil Wayne e Kanye West, tutti accomunati dal 59Fifty. un accessorio diventato imprescindibile.

NWA and Snoop Dog in Los Angeles

BE LIKE SPIKE E LA CONTEMPORANEITÀ FASHION

Una su tutte fu però la personalità che contribuì più di chiunque altro ad alimentare  l’immagine di New Era nella cultura della moda: Spike Lee. Con il regista e con quello che poteremmo definire uno dei primi prototipi di collaborazione nel mondo dello sport, New Era scoprì quasi involontariamente tutta la forza della propria influenza oltre il 59Fifty e i suoi cappelli in generale.

Dalla mente di Spike nacque infatti la richiesta, fatta recapitare direttamente all’allora CEO di New Era Chris Koch, di rivisitare il cappellino degli Yankees in versione rosso scarlatto. Una personalizzazione a cui il brand non seppe dire di no, e che gli aprì le porte del mondo dello streetwear. Da quel momento sono quasi impossibili da contare le collaborazioni che hanno visto protagonista New Era: da Supreme a Tyler The Creator, da Helmut Lang a Takashi Murakami, fino a Fear Of God e Beams.

New Era Heritage Series: The 1996 Collection

Un legame, quello con la moda e con la cultura, che ci porta oggi ad associare in modo spontaneo quanto immediato New Era alla figura dei cappelli, sportivi e non, al mondo del baseball come a quello del rap, alla musica come alla moda. Una connessione tra mondi e immaginari all’apparenza così distanti possibile solo grazie alla forza che il 59Fifty e gli altri cappelli New Era hanno con il tempo conquistato. Base dopo base, inning dopo inning, fino alle strade di tutto il mondo.

Yoshinobu Yamamoto of LA Dodgers pitches during the Major League Baseball Season
baseman Sean Burroughs waits on the steps before the start of the game

Credits

 

IMAGO / Newscom World / ZUMA Wire / GRANGER Historical Picture Archive / Pond5 Images / MediaPunch / Avalon.red / Gonzales Photo / Penta Press 

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