L’Arc’teryx Winter Tour fa tappa a Milano come un osservatorio itinerante sulla cultura contemporanea della montagna dove performance, estetica e narrazione convergono
Per il quarto focus editoriale, abbiamo approfondito la storia personale e l'amicizia tra due leggende del climbing femminile, Sarah Hueniken e Ines Papert, le quali hanno saputo raccontare la loro evoluzione e, allo stesso tempo, quella dell'intero movimento dell'arrampicata, alla soglia dei 50 anni.
“Fifty-fifty” è tanto un documentario sull’arrampicata quanto un manifesto: un'esplorazione sincera, leggera ma lucida di cosa significhi continuare a spingersi oltre quando la data di nascita sulla carta d'identità dice che si dovrebbe rallentare. Dalle cime ghiacciate alle chiacchierate notturne, il film segue le due climbers mentre affrontano rischi, amicizia, 'invecchiamento e 'ambizione con la stessa precisione che riservano al più sottile ghiaccio e alle piccole sporgenze.
Tra soste condivise, approcci verticali e impegni quotidiani fuori dalla parete, la loro storia diventa una riflessione più ampia su come le donne vivono le montagne oggi, andando oltre i soliti cliché. È qui, in questa tensione tra performance e cura, eredità, tempo presente e futuro, che la nostra ultima tappa del Arc’teryx winter tour trova il suo punto di forza.

Per chi non vi conoscesse, come vi presentereste?
Sarah Hueniken: “Sono una guida alpina ACMG, vivo a Canmore, in Alberta, Canada, e mi dedico all’arrampicata da quasi tutta la vita.”
Ines Papert: “Mi descriverei come una ‘all-rounder', perché sono una persona incredibilmente curiosa e mi piacerebbe saper praticare tutti gli sport di montagna ad alto livello. Probabilmente è per questo che mi sento a casa nell’alpinismo. Molte persone mi conoscono come ice climber, ma l’alpinismo racchiude tutti gli elementi, e scalare grandi pareti difficili è ciò che mi rende più felice.”
Ricordate un momento preciso in cui la montagna ha smesso di essere solo “scenario” per diventare il centro delle vostre vite? E quando avete capito che poteva diventare non solo una passione, ma anche una professione?
Sarah Hueniken: “La prima volta che sono andata in macchina verso le montagne mi sono commossa, e nemmeno sapevo bene perché. All’epoca sapevo pochissimo di arrampicata al di fuori di un po’ di climbing in palestra e un road trip, ma avevo una voglia enorme di imparare ed esplorare. Ho capito abbastanza velocemente che, se non stavo arrampicando, ero generalmente di pessimo umore, così ho preso la mia esperienza nel kayak e nell’outdoor e l’ho trasformata nel percorso per diventare guida alpina qui nelle Rocky Mountains. A quel punto ho capito che fare la guida ed essere in montagna tutti i giorni sarebbe diventato il mio stile di vita.”
Ines Papert: “Il mio entusiasmo per la montagna è cominciato con le escursioni a piedi in estate e lo sci e alpinismo in inverno. Un giorno, quando ho visto dei climber sulla parete sopra di me, ho capito che quella era la mia strada. Perché prendere il sentiero ‘inutile’ che gira attorno, quando è possibile andare dritti verso l’alto? È successo quando avevo circa vent’anni. Poco dopo sono diventata più volte campionessa del mondo di arrampicata su ghiaccio, ed è così che è iniziata la mia carriera professionale. Non ho mai deciso attivamente di farlo: è stato più il contrario. Era destino.”
Se ripensate alle prime stagioni su ghiaccio e roccia, che tipo di persone eravate allora rispetto a oggi?
Sarah Hueniken: “Credo che allora fossi molto più ingenua rispetto ai pericoli, ma allo stesso tempo non ero particolarmente ambiziosa. Penso di essere rimasta entro il mio reale livello di capacità. Ora probabilmente ho una capacità molto maggiore, ma continuo a essere piuttosto conservativa nei rischi che scelgo di correre. Solo che oggi è più basato sulla conoscenza e sull’esperienza, e non sull’ingenuità.”
Ines Papert: “Sono sempre stata la stessa persona, piena di curiosità ed entusiasmo. Allora, il mio primo giorno sul ghiaccio è finito con il naso sanguinante e mani e piedi congelati. Ma volevo riprovarci, e oggi è lo stesso. Mollare non è mai stata un’opzione per me, e il continuo desiderio di crescere è diventato parte della mia vita.”
Potete raccontarci il vostro percorso nell’arrampicata? cosa vi ha trascinate e cosa vi ha fatto restare, insieme?
Ines Papert: “Arrampicare con altre donne mi è sembrata una buona idea fin dall’inizio. Ci sentiamo più responsabili l’una verso l’altra, ed è stato l’unico modo in cui ho potuto imparare a trovare la via, prendere decisioni e osare a guidare da prima. Questo è rimasto così fino a oggi. In Sarah ho trovato un’amica che vive secondo valori simili ai miei ed è anche una partner di cordata al mio stesso livello.
Mi piace passare del tempo con persone come lei, che non si prendono troppo sul serio ma allo stesso tempo sanno cosa sanno fare e cosa vogliono.”


Come si è evoluto il vostro rapporto con la montagna dai venti e trent’anni a oggi? La vostra definizione di “rischio” è cambiata nel tempo? In che modo?
Sarah Hueniken: “Ho passato la maggior parte di quegli anni lavorando come guida. Guardando indietro, vorrei aver dedicato più tempo ed energie alle mie salite personali, ma mi è davvero piaciuto condividere la montagna con gli altri. Ho organizzato molti camp per donne e mi è sempre piaciuto molto. Sono sempre stata piuttosto avversa al rischio, ma probabilmente ancora di più con l’età.”
Ines Papert: “Il tempo mi ha sicuramente insegnato molto, nel bene e nel male. L’arrampicata è sempre stata la miglior scuola di vita, permettendomi di prendere decisioni importanti e affrontare le sconfitte con coraggio. In passato mi risultava molto difficile abbandonare una via. Oggi tendo a sentirmi orgogliosa quando faccio una valutazione sensata e non vedo più il ritirarmi come una perdita ma come un guadagno. La mia intuizione è cresciuta con l’esperienza e quindi oggi mi fido di più di lei rispetto al passato.”
Oggi vi sentite più legate alla sfida fisica, all’esplorazione, alla partnership o al lato di storytelling dell’arrampicata?
Sarah Hueniken: “Ho sempre amato tantissimo la sfida fisica e la amo ancora. Mi piace spingermi oltre in contesti sicuri, piuttosto che lanciare dadi in situazioni di pericolo che non posso controllare. Mi piace lasciare spazio alla curiosità del ‘vediamo se riesco a farlo’ invece che al ‘speriamo di cavarcela’. Mi è sempre piaciuta anche la partnership. Probabilmente non sarei mai ispirata a scalare in solitaria, perché essere là fuori con una buona compagna o un buon compagno è più di metà dell’esperienza. Mi sento coinvolta nella sosta quanto in chi sta scalando.”
Ines Papert: “Trovo interessanti entrambe le dimensioni, perché negli anni ho imparato che spesso le donne non riconoscono le proprie capacità. Mi dà enorme piacere incoraggiarle con le mie ambizioni, prospettive ed esperienze. Oggi mi piace ancora di più condividere ciò che so, accompagnando i giovani in montagna e, come guida di arrampicata, insegnando a gruppi di donne in workshop specifici a trovare il coraggio di andare da prime e crescere.”
Come vi siete viste cambiare negli anni, come climber e come persone? E cosa avete imparato su voi stesse arrampicando insieme?
Sarah Hueniken: “In realtà non ci conoscevamo così bene fino a poco tempo fa. Ma arrampicando con Ines ho capito che probabilmente sono più capace di quanto pensassi. Vedere la sua forza mentale incontrare la sua forza fisica è fonte d’ispirazione continua.”
Ines Papert: “Ci sono pochissime donne nel nostro “campo di gioco”, quindi prima o poi finisci per conoscerle. E se poi c’è sintonia e diventate amiche, ancora meglio. La sua disponibilità a dare tutto e ad allenarsi duramente mi ha sempre ispirata. E sono sicura che molte persone beneficino delle sue capacità come guida alpina. Poche persone riescono a condividere il proprio entusiasmo con gli altri in questo modo.”
Com’è nata l’idea di FIFTY-FIFTY? E qual era la domanda di fondo che il film voleva esplorare?
Sarah Hueniken: “Io e Ines avevamo deciso di fare qualche viaggio insieme, e da lì tutto si è evoluto. Non credo che ci siano molte donne della nostra età che “spingono ancora forte”, quindi speravamo di poter ispirare altre persone a guardare all’invecchiamento in modo un po’ diverso, imparando al tempo stesso qualcosa su noi stesse.”
Ines Papert: “Il progetto del film è nato in modo molto naturale. All’inizio scherzavamo sull’invecchiare continuando a scalare, e poi quest’idea di film è venuta fuori quasi da sola. Non volevamo un film “pesante”, ma piuttosto affrontare l’argomento con leggerezza.”
Il film vi segue mentre vi avvicinate o superate i 50 anni. Come vi siete sentite nel mettere quel numero così in primo piano?
Sarah Hueniken: “All’inizio quel numero mi spaventava, ma ora lo vedo quasi come un distintivo d’onore. Sono orgogliosa di essere là fuori con trentenni e tener loro testa. So che l’età prima o poi ci raggiunge, come per tutti, ma sono entusiasta all’idea dei miei 50 anni per vedere cos’altro è possibile.”
Ines Papert: “Penso che per entrambe sia stato strano, semplicemente perché nessuna delle due si sente davvero una 50enne.”
Nel film dite di essere oggi arrampicatrici più forti oggi di quanto lo foste a 30 anni. Com’è possibile?
Sarah Hueniken: “Si, credo che, finché continuo a muovermi, imparare e allenarmi, posso e sto già superando quello che riuscivo a scalare in passato."
Ines Papert: “A 30 anni avevo molta meno esperienza, ma la stessa motivazione e lo stesso desiderio. Forse era anche una battuta, perché oggi ho bisogno di più giorni di riposo rispetto a prima. Ma l’arrampicata non è mai stata solo una sfida fisica: è stata soprattutto mentale, e in questo oggi mi sento più forte di allora.”


Che tipo di messaggio speravate che il film trasmettesse? soprattutto alle donne che praticano sport outdoor?
Sarah Hueniken: “Di vivere ogni giorno al massimo. Di essere il più presenti possibile. Di scegliere cose che vogliono fare adesso, non cose che avrebbero potuto fare. E di continuare a provarci… sempre.”
Ines Papert: “Le donne dovrebbero, a volte, prendersi più sul serio, e andrebbe anche detto che ci sono tantissime donne che sono incredibilmente forti in arrampicata senza nemmeno saperlo. Se le nostre avventure là fuori danno forza ad altre donne, allora stiamo facendo la cosa giusta.”
E al di là dell’arrampicata, che cos’è FIFTY-FIFTY per te, a un livello più profondo?
Sarah Hueniken: “Credo che parli di accettare l’età invece di combatterla, di essere autentiche e fedeli a se stesse a qualunque età, e di non lasciare che un numero ti rallenti.”
Avete visto passare diverse generazioni nel climbing. Come descrivereste i cambiamenti più grandi nella scena dell’arrampicata nel corso delle vostre carriere? E come l’ascesa dei social media e della creazione continua di contenuti ha cambiato cosa significa essere un climber professionista?
Sarah Hueniken: “Penso che l’idea della FOMO (fear of missing out, la paura di perdersi qualcosa) sia un problema enorme. Ogni giorno puoi vedere cosa sta facendo chiunque in qualsiasi momento, ma non vedi mai il quadro d’insieme. Hai solo uno scorcio, e ti senti sempre isolato. Credo che i social media fossero pensati per farci sentire connessi, ma non è così. D’altro canto, penso che abbiano spinto lo sport in avanti: l’evoluzione è avvenuta perché tutti sanno cosa fanno gli altri e vogliono farlo anche loro. Oggi un sacco di persone si alzano dal divano e vanno subito a scalare pareti di grado 6… per cui sembra che molte più persone stiano diventando brave.”
Ines Papert: “Sono molto grata di essere cresciuta in un mondo senza social media. È per questo che so esattamente quali sono i miei valori e perché ho le mie ambizioni. Solo quando vengono dal profondo del cuore mi lego alla corda e inizio a salire. Non sono sicura che molte persone giovani oggi riescano a farlo.”
Pensate che raccontare storie attraverso film e social media possa davvero cambiare il modo in cui le persone si relazionano alla natura e all’arrampicata?
Sarah Hueniken: “Penso che i film abbiano sempre offerto uno sguardo sulla vita delle persone.”
Ines Papert: “Quello è il lato bello dei social media.”

Cosa significa per voi, personalmente, essere supportate da un brand come Arc’teryx in questa fase delle vostre carriere?
Sarah Hueniken: “È fantastico. Arc’teryx non ci ha mai chiesto di fare qualcosa che non volevamo fare. Supportano sempre l’autenticità dell’atleta, e questo è molto bello e potente.”
Ines Papert: “Mi sono sempre sentita profondamente legata al brand, fin da quando ho iniziato a scalare. Questo spiega bene il mio apprezzamento per Arc’teryx. Come atleta, sono molto orgogliosa di essere associata a uno dei brand di sport di montagna con la qualità più alta. Aiutare a crearne l'immaginario è davvero incredibile.”
E sul lato creativo, cosa significa avere le vostre storie raccontate attraverso film, fotografie ed eventi come il winter tour?
Ines Papert: “Sono molto felice che non raccontiamo solo storie di chi va più in alto, più veloce, più lontano. Quando le storie vanno più in profondità, allora mi sento nel posto giusto.”
Le vostre priorità fuori dall’arrampicata sono cambiate con l’età – famiglia, salute, creatività, attivismo? Come vedete evolvere il vostro rapporto con la montagna nei prossimi anni?
Sarah Hueniken: "In questo momento della vita sono più impegnata che mai. Sono mamma, figlia, moglie, “mamma di un cane”, e poi faccio la guida, gestisco una non-profit, lavoro come ambasciatrice per il rischio valanghe e cerco di essere un’atleta. Trovare l’equilibrio è sempre la parte più difficile, ma sto facendo del mio meglio per rimanere presente nel ruolo che sto ricoprendo in quel momento… e non sentire sempre che dovrei fare qualcos’altro. Questo è la mia croce, ma anche il segreto della mia felicità.”
Ines Papert: “Non ho mai avuto piani a lungo termine, e oggi meno che mai. Quando una linea su una grande parete mi ispira, non penso a quanti anni ho. Quello che è già cambiato è la mia disponibilità a condividere. A trasmettere le mie conoscenze e le mie capacità ad altre donne. Ho trovato la mia “base” per questo scopo in Croazia e in Istria. Sulle rocce sopra la Mountain Lodge Istria condivido le mie esperienze con altre donne per alcune settimane ogni anno. Lo amo e vivo per questo.”







