La mascolinità non è un concetto immutabile, né un qualcosa di prestabilito nel corpo. È, piuttosto, un insieme di gesti, posture, comportamenti e codici attraverso cui l’identità viene costruita, riconosciuta e continuamente riaffermata all’interno di una determinata cultura. È precisamente questo sistema di segni che 'In Pursuit of Muscle', il progetto fotografico di Marcie Docherty, sottopone ad un'attenta osservazione, usando la pratica sportiva come punto d’accesso privilegiato a una più ampia esplorazione della sensibilità umana
Alla base del lavoro risiede la teoria della performatività di genere elaborata da Judith Butler, filosofa statunitense secondo cui il genere non corrisponde a una verità originaria custodita nell’interiorità dell’individuo, ma prende forma attraverso la ripetizione di atti socialmente codificati. Il modo in cui ci si muove, ci si veste, si occupa lo spazio o ci si mostra allo sguardo altrui non si limita a esprimere un’identità già esistente: contribuisce, al contrario, a produrla. Nella riflessione butleriana, l’atto perlocutorio indica precisamente gli effetti che parole, azioni e gesti generano su chi li osserva. Il significato di una posa, di un corpo allenato o di un atteggiamento apparentemente spontaneo non risiede dunque soltanto nell’intenzione di chi lo compie, ma anche nella reazione che è in grado di suscitare. Riconoscimento, appartenenza. È nello spazio di mezzo compreso tra esibizione e percezione che la mascolinità diventa, prima ancora che identità, rappresentazione.
Basta evocare l’immaginario delle palestre, degli spogliatoi e dei campi sportivi dell’Inghilterra della fine del 20esimo secolo perché emerga un repertorio visivo immediatamente familiare: la durezza delle sessioni di allenamento, i corpi scoperti davanti agli specchi, l’odore stagnante del sudore, i tatuaggi, le canottiere bianche, i bicipiti contratti. Frammenti di una ritualità collettiva che, soprattutto nelle periferie britanniche, ha contribuito a definire una certa idea popolare di mascolinità. Un’identità costruita attraverso la forza, la complicità del gruppo e una sensibilità quasi sempre trattenuta sottopelle.
Con In Pursuit of Muscle, Docherty si appropria di questo immaginario per penetrarne le peculiarità. Fotografati su pellicola, i giovani protagonisti di questo editoriale camminano, si allenano, si vestono o semplicemente sostano davanti all’obiettivo. Eppure, anche in questi gesti ordinari, ogni posa sembra alludere alla costruzione di una mascolinità desiderata.
Muovendosi lungo il confine tra fotografia documentaria e ritratto costruito, la fotografa inglese osserva i propri soggetti senza cedere né all’idealizzazione né alla caricatura. Il suo obiettivo si sofferma nelle pieghe e nei dettagli del codice maschile creando così uno spazio di negoziazione tra il soggetto e la composizione dell’immagine. Da un lato, le norme di genere sedimentate dalla storia e dalle convenzioni sociali; dall’altro, la possibilità di rielaborarle. Questo progetto abita questa tensione, rendendola visibile. La mascolinità appare allora come qualcosa di inconcluso, una forma continuamente esposta agli altri: una coreografia imparata, ripetuta e talvolta inconsapevolmente trasformata.














