Secret Futebol Club: viaggio nella community calcistica più underground e creativa di New York, attraverso le visioni del co-fondatore Ricardo Carlota e del fotografo Mateo Ruiz González
Tra le palpitanti avenue di New York esiste una scena calcistica che non troverai su Google Maps. Nessuna classifica, niente volantini su Instagram, zero provini. Solo un gruppo di persone che ha iniziato a ritrovarsi per giocare, condividere idee, creare naturali connessioni—fino a costruire qualcosa che è diventato molto più di una partita pick-up.
Secret Futebol Club nasce nel 2011, quando Ricardo Carlota e il suo amico Austin Costeira si rendono conto che non vogliono l’ennesimo campionato ‘pay-to-play’. Decidono di creare qualcosa di diverso: un progetto culturale indipendente, aperto, in cui calcio, arte e comunità si fondono in modo spontaneo.Una sorta di ‘studio creativo' applicato alla potenza evocativa e sociale calcistica, dove il campo si alterna a mostre fotografiche, produzioni artistiche, capsule collection e progetti speciali con brand di fama globale.
Secret non è un club nel senso tradizionale del termine — è, per l'appunto, uno studio creativo guidato dalle prospettive e dalle passioni di una comunità a vocazione internazionale, unica nel suo modo di vivere il calcio. A tenere insieme tutto questo, una sorta di mitologia orale. Vieni a sapere dell’approccio Secret da un amico, o per caso. Ti presenti. Dopo un’ora hai già una caviglia slogata, una nuova playlist di cumbia e un inatteso ecosistema creativo. Entri così a far parte di un collettivo dove i giocatori sono musicisti, artisti, scrittori, migranti, gente del posto.Persone cresciute col pallone — o che ci sono arrivate per vie traverse, più tardi.
Il gruppo va e viene, cambiando forma continuamente. Alcuni si presentano solo per la partita delle 7:30 del mattino prima del lavoro; altri portano la loro energia creativa nello studio. Ognuno contribuisce come vuole e prende ciò di cui ha bisogno.
Ciò che ne nasce è un arazzo vivo, organico e bello: lo specchio di New York, la prova del potere del calcio popolare, capace di abbattere le strutture che separano dagli altri, dalla libera creatività, dal gioco stesso...






Come racconta Ricardo: "Secret non esiste senza le persone che lo rendono vivo. Non è un campionato. Non siamo qui per essere l’ennesimo 'come play with us'. Molte app per il calcetto nascono dicendo 'si gioca gratis', poi si rendono conto che serve un modello di business. E alla fine, ti ritrovi a pagare per giocare. Noi abbiamo fatto una scelta completamente diversa. Siamo cresciuti in modo organico: amici che portano altri amici. Nessuna promozione formale. Da lì viene il nome. È una specie di teaser perpetuo. Ne senti parlare, ci inciampi quasi per caso, e all’improvviso ti ritrovi parte di qualcosa di più grande.
Il nostro passaparola si basa sulla semplice fiducia: l’energia giusta attira le persone giuste. E alla fine arrivano tutti. C’è chi non ha mai toccato un pallone in vita sua, e si ritrova a provare tunnel. Non conta il talento, conta l’energia. Conta esserci, uno per l’altro.
Molti di noi giungono da sottoculture diverse: graffiti, musica, design, letteratura. E Secret è diventato il punto d’incontro di tutto questo. Il calcio è solo una scusa. Quello che succede davvero è la comunità. È il momento in cui qualcuno arriva e dice: ‘Finalmente ho trovato la mia New York.’ È questo il senso."
Ricardo sottolinea anche come il progetto sia nato come implicito omaggio alle proprie radici personali, per poi trasformarsi in un hub creativo consapevole e multiforme: "Oggi siamo uno studio creativo con un modello unico. Abbiamo tre pilastri: le partite di Secret, la produzione creativa e le collaborazioni artistiche. Non vogliamo diventare un brand o un motore di e-commerce. Vogliamo essere una comunità globale con base a New York, che esplora tutto ciò che il calcio può diventare.
Il nostro studio è un acceleratore di idee, arte ed esperienze legate al gioco. Attraverso questo modello abbiamo realizzato progetti per adidas, lanci di maglie per il Wrexham, contenuti per FIFA, merchandising con la MLS, mostre indipendenti, zine autoprodotte, migliaia di maglie personalizzate — e molto altro.
Abbiamo la possibilità di seguire ogni progetto dall’interno, perché la nostra community è fatta di creativi già affermati. Il risultato è un lavoro che riflette il nostro punto di vista, resta fedele a chi siamo, e arricchisce un portfolio condiviso, che porta valore a tutte le persone coinvolte."
Secret è fatto di storie personali, di mondi che si incrociano, come esemplifica il percorso di Ricardo, americano di origini (calcistiche e non solo) portoghesi: “Da ragazzo cercavo di integrarmi: giocavo a lacrosse, a football americano… Ma i miei primi ricordi sono le partite del Farense, in Portogallo, con mio padre e i miei cugini. Poi, all’università ho iniziato a giocare di nuovo, per strada. Quando sono arrivato a New York, ero più dentro graffiti e musica che calcio. Ma tutto si è intrecciato naturalmente.”
Per Mateo Ruiz González, ex calciatore colombiano diventato fotografo, Secret è stata invece una rinascita."Ero nella piena carriera calcistica, poi mi sono rotto il ginocchio nel 2016. Pensavo fosse finita. Volevo allontanarmi da tutto. Quasi per caso, sono finito su un campo a due isolati da casa mia.
Un gruppo di venti persone stava giocando, ridendo, abbracciandosi. Niente ego, niente giudizi. Solo gioco puro. All’inizio ero spiazzato. Poi sono entrato, ed è stata la prima volta, dopo molti anni, che ho sentito di appartenere a qualcosa. Settimane dopo sono tornato da solo: si ricordavano di me.Mi hanno chiesto il numero e mi hanno invitato di nuovo. Era come se non avessi mai smesso."
L’amore per il gioco, in Secret Futebol, prende tante forme. Basta guardare le piattaforme 'Segrete' per capirlo. Al centro, però, ci sono alcune sensazioni ricorrenti: un approccio fluido, progressivo e personale al Beautiful Game. Un modo di vivere e raccontare il calcio fatto di immagini, emozioni e storie condivise, che riproponiamo seguendo alcune metafore e tematiche narrative in grado di spiegarci, al meglio, il DNA di questo progetto.


Il tuo primo momento con Secret
Ricardo: “Era l’estate del 2014, durante i Mondiali. Ho iniziato a organizzare partite di calcetto a New York con alcuni amici. All’inizio era tutto molto informale: solo un gruppo di amici che si trovava per giocare. Poi è diventato un appuntamento fisso. Le prime partite di Secret si giocavano sui campi da handball. Ricordo una partita al tramonto su The People’s Beach, dove abbiamo conosciuto nuove persone che ancora oggi giocano con Secret. La casualità di quel momento è stata una delle tante occasioni speciali in cui ho capito che non stavamo solo giocando: stavamo costruendo qualcosa.”
Mateo: "Come ho già raccontato, non toccavo un pallone da sei anni, dopo un infortunio. Poi, una sera, un gruppo di venti persone è arrivato in bici. Avevano una bella energia. Uno di loro ci ha invitato, a me e al mio amico, a unirci. Due settimane dopo, sono tornato da solo, palleggiando. Jackson, uno dei ragazzi, mi ha riconosciuto, mi ha chiesto il numero. Tra noi si scherza: ognuno ha un 'Secret Futebol dad or mom', la persona che ti ha portato realmente dentro la community. Da quel momento, non me ne sono più andato. "
Il tuo campo preferito di Secret Futebol
R: "Sicuramente il nostro campo a Bed-Stuy, Brooklyn. Ha un’energia tutta sua. Giocare sotto il Manhattan Bridge a mezzanotte… Anche quello per me è iconico. Ma i momenti più spirituali arrivano dal giocare fuori New York — che sia a San Paolo, nell’Algarve, in Carolina del Nord o più recentemente in Galles — c’è questa forza di gravità che ha la palla nel connettere le persone… È un qualcosa di magico."
M: "Il mio campo è quello dove mi hanno trovato — Reinaldo Salgado, tre isolati da casa mia. Lo chiamiamo “Rey”, come un re. Ci ho vissuto accanto per cinque anni senza mai notarli. Non è perfetto: a volte ci trovi rami (su cui mi sono anche girato una caviglia). Ma è lì che accadono le partite migliori. In estate, grigliamo e restiamo anche dopo il gioco. È casa nostra."
La tua immagine o ricordo di Secret Futebol
R: “C'è una foto che ho scattato durante una sosta lungo la costa dell'Algarve: è un gruppo di bambini che giocano a pallone, completamente assorbiti dal momento. Avevano appena tirato la palla oltre la recinzione proprio mentre arrivavo. L’ho rincorsa e gliel’ho rilanciata, in quel momento tutti hanno esultato. In un certo senso, questo racchiude la nostra essenza — quello spirito, quella spontaneità, quel senso di libertà… Questo è Secret.”
M: "Scatto quasi sempre con una 4x5, quindi non la porto ovunque. Ho iniziato a documentare gli infortuni — ginocchia sbucciate, calzini strappati, muscoli tesi — perché il mio trauma, in fondo, risiede in questi dettagli. Secret mi ha aiutato a guarire. Non fotografo per forza l'azione, la partita, una curiosa forma di terapia è quella d'immortalare un amico col gesso, o qualcuno zoppicante. La foto, per me, viene dopo — quello che resta è la sensazione."
La tua interpretazione del Beautiful Game attraverso la lente Secret Futebol
R: "Secret ha cambiato tutto per me. Mi ha ricordato che il calcio non riguarda l’ego o la vittoria: riguarda la connessione. È l'essere presente l’uno per l’altro, giocare con sconosciuti che diventano famiglia. Ho smesso di preoccuparmi del punteggio molto tempo fa. Ora conta solo l’esperienza."
M: "Per me, il calcio era una cosa seria. Ci ho provato a livello semi-professionistico. Ma con Secret tutto si è capovolto. Nessuno giudica se sei il più forte. Se sbagli un rigore, ti dicono che era colpa del vento. È puro sostegno. La community ti solleva, ti fa sentire il migliore, anche solo per esserci. Questo nel calcio “normale” non esiste."


Il significato di 'Club' in Secret Futebol Club
R: "Club non vuol dire esclusività — vuol dire appartenenza. È una famiglia scelta. È un modo per portare lo spirito del calcio ovunque: da New York a São Paulo, fino a Lisbona. Non abbiamo divise né trofei. Abbiamo l’impegno reciproco."
M: "Per me, 'club' è un omaggio alla tradizione del calcio. Non siamo una squadra nel senso classico, ma ci sentiamo tali. Secret è più una famiglia. La parola 'club' è solo nel nome — quello che conta sono le persone e l’amore che portano. È la versione più autentica di un club che io abbia mai conosciuto."
Il tuo progetto speciale con Secret
R: "Le ultime zine che abbiamo creato hanno qualcosa di speciale. Sono un modo per rendere eterni i nostri racconti, in una forma concreta, ma anche delicatamente effimera. È il mio modo preferito per condividere i ricordi che stiamo costruendo dal vivo. Ma la cosa che mi emoziona di più è vedere come le persone stiano portando Secret nelle loro città — a Buenos Aires, Berlino, Tokyo. Questo mi fa sentire che il progetto sta toccando corde profonde, e andando ben oltre quello che avevo immaginato all’inizio. È davvero bello vedere Secret prendere vita attraverso gli occhi e le storie degli altri."
M: "La mostra dello scorso ottobre, What We Do Is Secret, ha cambiato tutto. Un mix di fotografia di strada, identità e momenti nascosti. Le immagini non erano di gol: erano sudore, sangue, emozione. La sera dell’apertura c’erano 150 persone in fila. Non perché fossi famoso, ma perché Secret stava dicendo qualcosa. Questo è il suo potere."
Un giocatore che incarna lo spirito di Secret
R: "Luis Figo: umile, tecnico, leale. E anche Rui Costa: saggio, eterno, calmo. Rappresentano l’eleganza senza tempo del calcio."
M: "Il primo nome che mi viene è Romário. Basso, creativo, sorprendente. Non ti aspetti che domini — e invece lo fa. Anche Faustino Asprilla — potente, imprevedibile, con quel tocco di follia. E tutti e due sapevano anche far festa — proprio come noi."
Il tuo gol più memorabile in Secret
R: "Adoro i gol di squadra, soprattutto quando l’assist porta l’azione a un altro livello di emozione. Concludere dopo un passaggio filtrante o un cross esterno che si apre nello spazio — sono questi i momenti che mi restano impressi. Hanno qualcosa di completo, di perfetto."
M: "Ne ho fatti di belli, ma non ho mai segnato un vero colpo di testa in tuffo — una “palomita”, come diciamo in Colombia. È ancora il mio sogno. Il calcio, come Secret, è anche questo: la gioia di ciò che deve ancora accadere."








