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Durante la nostra esperienza a Tokyo, marchiata ASICS, abbiamo avuto l’onore di ascoltare la testimonianza di un’eccellenza italiana, nonché neo bronzo mondiale sulla regina delle distanze, la maratona

“Amo l'atletica perché è poesia | Se la notte sogno, | sogno di essere un maratoneta”

Scriveva niente meno che il Premio Nobel per Letteratura Eugenio Montale, ispirato anch’esso, come milioni d’italiani nella storia, dal valore lirico della corsa votata a Fidippide.  

Se i versi del creatore di ‘Ossi di Seppia’ potessero incarnarsi oggi, assumerebbero l’identità di Iliass Aouani: il più contemporaneo capofila di quella che, a tutti gli effetti, è una tradizione primordiale tricolore. Un sogno popolare, per l’appunto, a cui il quasi 30enne, nato in Marocco ed accolto, poco dopo, dalla periferia brianzola, ha dato una nuova, insperata linfa nel minimalismo urbano di Tokyo. 

Il suo bronzo Mondiale non è un raptus estemporaneo, ma il frutto di un naturale corso degli eventi, e di un attento studio: prima l’epifania sportiva, sulle orme di giganti troppo spesso dimenticati, e troppo importanti se conosciuti; poi l’educazione collegiale americana, affiancata a quella delle grandi scuole di Milano e Ferrara, l’applicazione e l’istruzione come costanti, infine un exploit in grado di definire una carriera.

Al nucleo di tutto ciò, un’identità che ha assorbito quanto di meglio possano trasmettere il multiculturalismo e la regina delle corse stessa, nella sua infinita capacità di essere competizione ed esperienza, palestra introspettiva e costante sfida ai propri limiti. 

Amore, poesia, sogno e realtà. Ma anche voce, chiara e significativa. A poche ore dal suo capolavoro nipponico, abbiamo intercettato questo atleta ASICS e simbolo sportivo italiano che mai si è limitato ad essere tale, tantomeno ora, dopo aver raggiunto il podio più prestigioso della propria vita. Nella sua testimonianza, la profondità dei 42 chilometri coincide con quella della vita umana. Come insegna l’immutabile, ed eternamente attuale, sostanza di questa disciplina. E come vuole tramandare, alle future generazioni Azzurre, una personalità dagli infiniti chilometri nelle gambe, e dagli altrettanto infiniti piani di ragionamento.  

Iliass Aouani at the 2025 World Championships marathon in Tokyo
Iliass Aouani with the marathon bronze medal at the 2025 World Championships in Tokyo

Ti sei approcciato alla corsa relativamente in tarda età. Come hai capito che questo sport potesse essere qualcosa di prezioso, in grado di renderti persino campione europeo e medagliato Mondiale?

“Ho capito di essere portato per questo sport quando mi sono reso conto che la corsa si conciliava con la mia personalità, con la mia naturale predisposizione ad essere molto competitivo, a voler misurare i miei limiti e provare a superarli. Poi, chiaramente, mi sono reso conto che le distanze lunghe, le distanze di resistenza, erano ciò che mi riusciva meglio. Con il tempo ho consolidato queste caratteristiche. Anno dopo anno ho costruito l'atleta che sono e l’intero percorso mi ha portato a vincere questo bellissimo bronzo.”

La tua crescita sportiva è passata per scuole nobili, come quelle di Milano e Ferrara. Cosa significa per te rappresentare ed affermare la grande tradizione italiana della corsa su lunga distanza, specie in palcoscenici come questi Mondiali? 

“Sicuramente la tradizione italiana nella maratona vanta grandissimo rispetto nel panorama internazionale. Abbiamo avuto atleti importanti del calibro di Bordin, Baldini, Meucci e tanti altri nomi come Pizzolato e Leone, vincitori a New York. La scuola italiana è molto rispettata in tutto il mondo e iscrivere il mio nome tra i grandi d'atletica italiana non è un qualcosa di facile, né di scontato, perché l'asticella, nel tempo, è stata alzata molto in alto. Questa eredità storica mi è di grandissimo stimolo: sono molto, molto contento di avere questi idoli da seguire, e di accostare il mio nome al loro.”

Sei laureato in Ingegneria Civile. Le tue competenze accademiche influenzano, in qualche modo, il tuo rapporto con la corsa? E quanto studio si cela nella preparazione di un Mondiale? 

“Perseguire una carriera sportiva mentre si cerca di studiare e laurearsi contribuisce anche ad allenare quelle soft skills che ti portano, in fondo, ad essere l'atleta professionista che sei. È molto difficile combinare lo sport e lo studio: ci vogliono doti di time management, ci vuole tanta disciplina… Ma sono tutte cose allenanti che, nel momento importante, emergono. Quando si presentano le difficoltà, anche in gara, vengono a galla queste caratteristiche, plasmate nel tempo.”

La tua terra natale è il Marocco. Anche se ti sei trasferito prestissimo in Italia, ci sono delle influenze del tuo Paese d’origine che hanno aiutato a definire la tua identità atletica e umana? E come ti senti, in quanto icona di un’Italia multiculturale? 

“Sono nato in Marocco e cresciuto in Italia, quindi sono il frutto di due culture che hanno plasmato la persona che sono. Porto orgogliosamente con me le mie origini marocchine, che hanno plasmato la lingua che uso con i miei genitori. Porto dal Marocco i sapori del cibo che mia madre mi prepara a tavola. Al fianco di tutto questo, ora accosto tutto ciò che ho ereditato dalla cultura italiana: dal modo di vivere, dal modo di pensare, dal modo di parlare… Quindi, sono il frutto della fusione di due mondi: a volte non mi sento di appartenere a nessuno di essi, a volte mi sento di appartenere a entrambi. Però, sono sicuro di aver ereditato il meglio da entrambe le culture.”