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Per Medellín il calcio di strada vuol dire speranza, e molto altro. Il racconto visuale di Tom Ringsby e la testimonianza di Santiago Rodríguez

“Sono così le storie del calcio: risate e pianti, pene ed esaltazioni”, scriveva un cantore universale del fútbol come Osvaldo Soriano. Il nativo di Mar de la Plata riversava nella sua penna un’educazione calcistica rara, quella impartita dall’Argentina. Descriveva panorami umani in cui la società si fonde con la più alta fede profana: laddove il ludus moderno per eccellenza penetra il tessuto civile, divenendo parte di tutto, smettendo di essere un superficiale spettacolo oppiaceo, per divenire senso di molto, perfino tutto. 

Da Mar del Plata a Buenos Aires, per poi risalire la catena andina, colonna vertebrale del fútbol mistico, e arrivare nella Valle d’Aburrá: l’oasi del caffè colombiano, nonché cornice della controversa metropoli Medellín. Anche nelle strade di questa carismatica, ferita, tristemente nota città, il pallone trascende la sfera sportiva, assumendo funzioni un tempo oscure ed illegali, oggi rivoluzionarie. Nelle innumerabili canchas, gli irregolari spazi calcistici incasellati nel mosaico cittadino, il fútbol sta regalando nuove prospettive, nuove emozioni, nuovi, essenziali obiettivi. E scenari che ispirerebbero tanto Soriano, quanto Pasolini. 

La sempre distintiva lente di Tom Ringsby, che abbiamo avuto modo di ospitare anche nel nostro magazine cartaceo, ci guida tra le sfumature della ‘Città dell’Eterna Primavera’, sicuramente in relazione al fútbol: un luogo identitario, dove la cultura calcistica ha abbracciato quella del barrio, dando il là ad un avanguardistico mix di magia, spettacolo, onore e fama. Le riflessioni di Tom sono introdotte da Santiago Rodríguez, Content Creator che ha intravisto il potenziale globale di questo fenomeno, soprattutto del notissimo Torneo del Barrio, plasmando FUTTO e cucendo piani comunicativi su misura, degni di una vera storia di calcio. 

Santiago Rodríguez

“La connessione tra il calcio e Medellín è profondissima. Il passato cittadino è purtroppo legato alla violenza, ai cartelli della droga e a tutto ciò che è accaduto soprattutto negli anni ‘80. Quel periodo ha lasciato una chiara impronta culturale: un processo in cui il calcio ha giocato un ruolo centrale. Qui viviamo per il fútbol. Quando gioca la Nazionale o c’è il derby tra Atletico Nacional e Deportivo Independiente Medellin, tutto si blocca. Comunico spesso con persone di altre nazioni e, di solito, trovo una separazione netta tra il calcio tradizionale e il calcio di strada. Paioni movimenti diversi. In Colombia e a Medellín non c’è differenza. Ogni bambino ha una cancha nel suo barrio: sul territorio urbano ci sono circa 700-800 campi pubblici. Chi non ha le risorse per entrare in un’academy, ovvero la stragrande maggioranza dei giovani, impara a giocare per strada e ‘complementa’ così il suo stile di gioco. Non è un caso che da qui siano usciti giocatori come Juan Fernando Quintero. Lui è una sorta di simbolo. Ha toccato con mano la violenza di Medellín, perché suo padre è stato ucciso, e nel calcio ha trovato un rifugio: qualcosa in cui credere. Anche il suo stile di gioco è un chiaro riflesso dello street football locale. 

Rispetto ai tempi in cui il narcotraffico finanziava il calcio, oggi la situazione è molto diversa. Credo sia una sorta di rinascita. Medellín, un tempo una delle città più pericolose al mondo, sta trovando nel calcio una possibilità di evoluzione. Lo street football è diventato un'opportunità di vita per molti. Non ho creato il Torneo del Barrio. È nato nel 2020, durante il periodo pandemico. In quel momento eravamo in quarantena, ma l'area in cui si svolge il torneo è una zona molto difficile, con molte problematiche. Si chiama Barrio Antiochia ed è un quartiere complesso, la polizia non sarebbe mai entrata per bloccare un evento… Nel frattempo, io e il mio socio stavamo avviando la nostra attività e, ovviamente, siamo sempre stati appassionati di calcio. Eravamo concentrati sul calcio amatoriale, offrivamo un servizio semplice di registrazione delle partite. Poi, nel 2022-23, un amico ci ha invitato a vedere la semifinale del Torneo del Barrio. È stato un colpo di fulmine. Il campo era strapieno di persone, tutti erano coinvolti: era un qualcosa a cui mai avevamo assistito. Sono andato a vedere big match europei, come un ‘Clasíco’ o Barcellona - Manchester City, ma l'energia non era la stessa. Allo stadio c’erano 80.000 persone e al Barrio Antiochia ce n’erano probabilmente 2.000, eppure l'energia era incredibilmente diversa. Non avevo mai provato emozioni simili. 

Dopo aver parlato con l’organizzatore del torneo, Kevin, gli ho proposto di registrare le partite dell’edizione seguente. Così, ogni giorno, dal lunedì al venerdì, per quattro mesi, abbiamo registrato le 34 squadre partecipanti. Tutto è cominciato in modo molto naturale. Inizialmente non avevamo molti follower, ma i video hanno cominciato ad ottenere 50, 100.000 visualizzazioni, per poi toccare i 10, 20 milioni. Abbiamo deciso di creare un brand attorno al progetto, e di farlo nel modo più professionale possibile, attraverso canali YouTube e Twitch per lo streaming in diretta delle partite. Da quel momento, è stato solo un continuo crescere. La qualità del calcio era tale che le persone da tutto il mondo hanno cominciato a guardarlo. Abbiamo tre parole per descrivere il Torneo del Barrio: garra, fútbol, magia. Diciamo sempre che al Barrio Antioquia non ti tuffi per far ammonire l'avversario, non perdi tempo. Giochi per l’onore. Credo che la gente sia attirata da questo approccio, dallo stile dei giocatori e dallo spettacolo della passione. I fuochi d’artificio, per esempio, sono un elemento onnipresente. Derivano dalla cultura narco, sono sempre stati un messaggio in quartieri dove vige la legge del territorio. Ecco, nel cuore di questo contesto, oggi tutti dimenticano i lati negativi del barrio, concentrandosi solo sul Beautiful Game. La città fiorisce grazie al calcio. 

Sono orgoglioso delle possibilità che il Torneo del Barrio e Futto stanno dando a tanti giovani colombiani. La Federazione Calcio Colombiana e il lato professionistico del calcio sono ancora in vari modi e forme vittime della corruzione. I ragazzi in molti casi devono pagare per poter giocare o proseguire la loro strada nelle academy e, quando il loro sogno svanisce, iniziano a fare cose sbagliate. Hanno 16, 17 anni e cominciano a scivolare inesorabilmente verso il basso. Il calcio di strada è una nuova opportunità. Ogni giocatore che partecipa al Torneo del Barrio ed eventi analoghi può guadagnare dei soldi. Ovvio, è una dimensione ibrida. Abbiamo il classico team di quartiere, dove gli amici si uniscono e fanno una squadra. Poi, ci sono altre squadre molto competitive che riescono ad ingaggiare giocatori. All’inizio gli sponsor erano attività di quartiere, un barbiere, un negozio di liquori… Ora abbiamo costruito una piattaforma: ogni volta che le squadre giocano, migliaia di persone si connettono. E sempre più grandi sponsor si fanno avanti. Lo fanno perché questi giocatori vengono visti in tutta la Colombia, e non solo. Alcuni vengono persino pagati per giocare in tornei all’estero: sono diventati degli idoli dei bambini, raggiungono anche i 400mila follower. 

Penso al calcio come a un qualcosa che dà vita alle persone. Porta gioia, porta vita a un quartiere. Negli ultimi anni ho visto che impatto ha avuto il calcio in uno dei quartieri più difficili di Medellín. Ho visto come ha influenzato persone che prima assumevano droghe, giocatori che avevano perso la loro occasione per entrare in una lega professionistica e che vivevano nella depressione. Il calcio di strada li ha riportati in vita. Ora stiamo pianificando un tour mondiale. Tanti giocatori hanno già avuto modo di viaggiare in vari Paesi, addirittura in Cina. Nei prossimi mesi andremo in Brasile, Italia e altri posti. Sono fiero di quello che stiamo facendo” 

Tom Ringsby

“Inizialmente, sono arrivato a Medellín per girare un video musicale. Era la notte della finale di Copa América, Colombia - Argentina. Mi hanno accolto la passione sprigionata dalla telecronaca nella radio del taxi e bar colmi di persone con maglie gialle che urlavano incessantemente, sparando fuochi d’artificio. Mi sentivo nel cuore della cultura calcistica. Anche se ero stanchissimo, non riuscivo a pensare ad altri luoghi nel mondo così coinvolti dal calcio. Percepisci subito quanto questo sport sia parte integrante della società colombiana. Tutti i giovani indossano maglie per strada. È la norma. Ogni volta che superi un campo, ne trovi un altro. Alcuni sono davvero all’avanguardia, altri sono semplicemente dei rettangoli tracciati su una superficie qualsiasi, in ogni spazio disponibile… Il calcio è onnipresente, è davvero affascinante. 

Tramite Santiago, sono stato introdotto al Torneo del Barrio, che è connesso a FUTTO, un’organizzazione di street football radicata in diverse città. Santiago rappresenta FUTTO a Medellín e mi ha invitato a scattare un progetto fotografico ispirato da questa community. Il Torneo era finito da poco, ma sono comunque riuscito a ritrarre molte squadre e giocatori che ne fanno parte in pianta stabile e che competono in altri tornei analoghi. Alcuni sono diventati estremamente popolari, il Torneo del Barrio più di tutti–una sorta di Premier League, per la città–, anche grazie all’utilizzo professionale di strumenti come Twitch e al coinvolgimento di sponsor di primo livello. Ritrarre questi soggetti è stata un’esperienza folle. Questo calcio è in qualche modo un ritorno alle radici, c’è una costante vibes da grassroots football. Da inglese, mi ha fatto pensare ai vecchi tempi, a quando i calciatori erano lavoratori normali: uomini che giocavano per la loro squadra locale, per poi andare al pub insieme ai tifosi. A Medellín si respira ancora l’atmosfera di un calcio crudo. In alcuni momenti mi sembrava di essere nell’iconico commercial ‘The Cage’ Nike… È un calcio punk-rock, dove la tensione e la competizione sono altissime, e molto differenti dal calcio contemporaneo, dove cadere sull’erba sembra la fine del mondo. Qui si cade sull’asfalto e ci si rialza subito. 

Le persone tifano per il cugino, lo zio, l’amico… Alcuni di questi giocatori sono delle vere e proprie superstar cittadine. Joam, ad esempio, è una leggenda locale, i bambini si mettono in fila per chiedergli foto e autografi. Quando l’ho incontrato, si stava preparando per volare in Cile a giocare una partita. Grazie a comunità come questa, il calcio di strada sta diventando un fenomeno globale: è davvero impressionante. I gol dei calciatori che ho incontrato fanno milioni di views sui social. Questi numeri e il supporto di sponsor o attività li rendono, di fatto, professionisti. Riescono a mantenere le loro famiglie. Le loro storie sono in molti casi commoventi. Alcuni sono evasi da cattive abitudini grazie a quest’opportunità. Altri sono ex professionisti che, per qualche motivo, non ce l’hanno fatta, e hanno superato momenti oscuri con questa seconda possibilità. In alcuni quartieri di Medellín è facile distrarsi, droghe come la 2C-B dilagano e per i giovani è facile cadere in tentazione… Il calcio rappresenta l’antitesi di queste dipendenze, anche a livello visivo. Da un lato, c’è la ‘cancha’ circondata da centinaia di persone appese ovunque, ipnotizzate dalle partite e pronte a tifare e festeggiare con fuochi d’artificio; dall’altra, in alcuni angoli del quartiere, prosegue invece l’incessante vendita e utilizzo di sostanze stupefacenti. Qui lo street football ha una funzione essenziale” 

Credits

Santiago Rodríguez