La lente di Eren Saracevic svela il fascino delle heya, i leggendari luoghi d’allenamento dei giganti nipponici
Demoni e divinità. Acqua, sale, sabbia e ventagli. Corpi colossali che fendono l’aria, rivoluzionando le leggi cinetiche. Il sumo non è un semplice sport, è la quintessenza dell’identità giapponese. Sul dohyō, sacralità rituale e profanità atletica smettono di essere elementi antitetici: lo fanno dal lontano VI secolo, evolvendo una tradizione che, nel tempo, è divenuta colonna portante della cultura, così come della società e dell’immaginario sportivo dell’intero Sol Levante. Ma cosa succede lontano dalle misthce arene che abbracciano le gesta di questi monumentali esseri umani?
“Ho voluto ritrarre l’allenamento quotidiano di questi lottatori”, dice Eren Saracevic, descrivendo il suo reportage, “Il sumo è una ciclica danza tra resistenza e capitolazione, dove la ripetizione gioca un ruolo apicale. I corpi di questi atleti paiono paesaggi: curve, pieghe, cicatrici e lividi raccontano storie. Sono attirato dalla texture della sabbia che resta aggrappata alla pelle, dai bendaggi sporchi che avvolgono caviglie e ginocchia, dal sudore che corre lungo la schiena: ogni dettaglio è parte di un linguaggio visivo fatto di fatica e vulnerabilità. Per me il sumo è una collisione tra due forze della natura, ma è anche tutto quello che accade nel mezzo: la pausa, le esalazioni, la sconfitta… Illuminato dai fasci luminosi che filtrano dalle finestre di un heya (nome dei leggendari centri d’allenamento di questa disciplina ndr), il sumo rivela molto più della sua già nota forza bruta. La luce fioca contrasta con ombre che circondano masse gigantesche, creando un’atmosfera senza paragone. Un’atmosfera sacra…”
La sua lente scandisce la quotidianità di un heya, per l’appunto, mostrando i ritmi e l’estetica di centri d’allenamento che sono sinonimo di fratellanze: fucine di atleti eccezionali, che conducono vite monastiche stringendo, allo stesso tempo, legami a vita, e alimentando l’equilibrio tra sacro e profano tipico di un cosmo sportivo senza paragoni.























