LIMITLESS, il quarto capitolo del nostro viaggio oceanico con Ambrogio Beccaria, il suo progetto ALLAGRANDE e K-Way
Insieme a K-Way, abbiamo ritratto l’essenza e ascoltato la storia del velista oceanico Ambrogio Beccaria. ‘Limitless’ è il quarto capitolo del nostro viaggio nel suo universo acquatico, e l’ultima tappa del documentario ‘How Far You Can Go’.
“L’uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri limiti”, annotava un letterato di montagna come Ignazio Silone. Dove le altezze diventano profondità, e le vette mutano in abissi, l’esistenza continua a combaciare con il superamento dei limiti individuali, ma mette in rima anche conoscenza e spirito competitivo. Non esistono confini alle proprie ambizioni, insegna la storia di Ambrogio Beccaria, specie quando subentra il desiderio di prevalere sull’altro. Specie quando il valore, troppo spesso sottovalutato, della sfida si esplicita come strumento per esplorare nuove dimensioni, sia interiori che esteriori.
“Probabilmente non avrei affrontato tutte queste rotte se non fossi stato in competizione. Non avrei avuto la stessa forza. Durante una gara cambia tutto per me, subentrano delle motivazioni uniche... Nelle regate solitarie non sei, realmente, da solo. Ci sono gli altri concorrenti. La competitività mi ha aiutato e continua ad aiutarmi a conoscere veramente l’oceano. Il nostro ‘gioco’ è fatto di rotte, la sfida e le intuizioni altrui mi permettono di scoprire se effettivamente esista una rotta un po’ più a nord, o a sud, ma anche, per esempio, come si affronta una tempesta o come si supera una depressione... Se facessi questi viaggi da solo, al di fuori di un contesto sportivo, avrei solo il mio ritorno, e sarebbe difficile capire sempre qualcosa in più. Io, invece, voglio scoprire tutto”






La condivisione dell’ignoto, inteso non solo come parametro geografico, ma anche come esito di una competizione, educa l’intelletto e la sensibilità di ogni atleta, soprattutto di un navigatore. Lo pone in sintonia con avversari che sono compagni di viaggio, con nemici-amici, esseri umani in grado di motivare e, allo stesso tempo, evolvere la personale sfera cognitiva. E lo stesso vale per il mare. Per un’insegnante eterno, timido nel mostrare la sua vera natura, crudo nel comunicare le proprie verità, essenziale nel plasmare nuove filosofie, nuove visioni, nuove vite.
“Il mare mi ha aiutato ad accettare i fallimenti come parte di un percorso. Uno dei motivi per cui, effettivamente, sono riuscito a trasformare un sogno in carriera risiede nel non aver mai avuto paura di fallire. Fin dall’inizio sono stato sicuro che, in ogni caso, sarebbe stata un’avventura incredibile, un qualcosa per cui valeva la pena dedicare tutto me stesso. E quando metti tutto quello che hai, quando hai veramente coraggio, tutto sembra allinearsi nel verso giusto. Ti trovi in una situazione in cui senti di non avere freni, un contesto personale da cui, sicuramente, potrai raccogliere qualcosa di buono. Non è detto che siano esiti positivi da un punto di vista sportivo. Non mi riferisco per forza al successo, alla vittoria. Parlo di altro. Sono consapevole che ogni storia ha i propri confini, nel mio caso sono riuscito a superarli abbracciando la possibilità di fallire, e questo processo naturale mi ha permesso, lungo la carriera, di avere una leggerezza diversa nel prendere determinate scelte, anche decisioni che sembravano strane ai più”





Credits
A Project by AthletaLab
Director & Editor Giulia Fassina
Creative Director Rise Up Duo
Cinematographer Paolo Concari & Giulia Fassina
Colorist Jacopo Cosmelli
Soundtracks & Sound Design Tommy Zaph
Motion Design Mike Rodella
Type Design Filippo Giuliari
Additional Footage Lorenzo Sironi
Copywriter Gianmarco Pacione
Translator Scott Alan Stuart






