Briko ci ha permesso di entrare nella giovane vita del ventenne talento italiano delle due ruote
Quando il Monte Grappa ha ammirato e incitato la fuga del più giovane ai nastri di partenza del Giro d’Italia 2024, non si è limitato ad accogliere un’impresa estemporanea, ma il più simbolico acuto, almeno fino ad oggi, di un ventenne plasmato dalla nobile e fiera terra marchigiana. Giulio Pellizzari ha appena 20 anni, un’età che traspare nella timidezza tipica di chi ha già tanto ha fatto, ma ancora molto ha da fare. Un’età che non risulta tale, però, seguendo la consapevole lucidità dei suoi ragionamenti e decifrando il suo rapporto con il ciclismo: una connessione profonda, sotto molti punti di vista paterna, che gli sta permettendo, da un lato, di sognare consapevolmente in grande e, dall’altro, di trasporre gli insegnamenti delle due ruote nella propria maturazione umana.
Grazie a Briko, abbiamo avuto la possibilità d’incontrare questo talento italiano della VF Group-Bardiani CSF-Faizan a ridosso del Giro della Toscana, esplorando le emozioni e le prospettive di un 20enne che, attraverso passione e costanza, sta rapidamente trasformando i propri sogni in obiettivi, e in esperienze indimenticabili.



CAMERINO, UN’ORIGINE MEDIEVALE PER UN UOMO E UN CICLISTA DEL FUTURO
“Ho iniziato a correre quando avevo 7 anni nel mio paese marchigiano, a Camerino. Mio padre andava in bici da giovane, è sempre stato un grande appassionato, ed ha ispirato me e mio fratello maggiore. All’epoca giocavamo entrambi a calcio, ma quando mio fratello ha deciso di passare al ciclismo, l’ho seguito. Camerino è stata essenziale nella mia crescita sportiva, mi ha aiutato perché ha molti luoghi ideali per allenare un giovane ciclista. Ho passato una bella infanzia, dove il ciclismo era un compagno di vita, prima che uno sport... I sacrifici non sono mai stati reali sacrifici. O meglio, per essere un professionista ho dovuto sacrificare molte parti della mia vita, ma non ne me sono mai reso realmente conto: ne valeva e continua a valerne la pena. Poi, non amo fare serata o bere, quindi sono tranquillo nel riconoscere che, in fondo, non mi sto perdendo niente... Ricordo un aneddoto divertente a riguardo. Qualche anno fa un mio amico mi chiese di uscire un sabato sera, gli risposi che non potevo, perché avrei avuto una gara il giorno successivo. Mi disse “Se non diventi un campione, vengo a casa e ti uccido”, sorrido ancora ripensandoci. Oggi sono orgoglioso di rappresentare il mio territorio, le mie radici, e spero di farlo il più a lungo possibile”
IL CICLISMO COME FATICOSA, EMOZIONANTE LINEA GUIDA PERSONALE
“Il ciclismo mi ha insegnato a vivere. Quello che succede sulle due ruote, in fondo, succede anche nella vita. Il ciclismo ti aiuta ad affrontare ogni situazione. Ho 20 anni, da 13 vado in bici, ma le sensazioni sono sempre le stesse. Mi divertivo, mi diverto. E mi sento molto fortunato, perché questo sport mi permette di viaggiare, di scoprire costantemente posti nuovi... Penso spesso a questo suo prezioso lato. Quando mi è arrivata l’opportunità di passare pro da Juniores, ci ho pensato un attimo, perché era abbastanza controcorrente, molti pensavano fosse troppo presto per gli standard italiani. Ma sento di aver preso la decisione giusta. Quel salto mi ha mostrato il ciclismo vero, e cosa serva per farne parte. Come dicevo prima, mi ha insegnato a vivere. Ultimamente ho compreso che ho due diverse personalità: quando salgo sulla bici esce il mio lato più aggressivo e presuntuoso, appena scendo cambio radicalmente, e torno ad essere un ragazzo solare, tranquillo. Per essere un ciclista devi amare la fatica, conviverci. Sono uno che molla poco, cedo solo quando sono veramente esausto. Nei momenti di difficoltà ripenso a tutto quello che sta dietro ad una gara, alla preparazione, agli allenamenti, a questi 13 anni e alle persone che mi hanno aiutato... Sognare in grande, poi, mi porta sempre a fare quel gradino in più”


TRASFORMARE I SOGNI IN OBIETTIVI, PER POI RENDERLI SUCCESSI
“Vincere il Tour de France non è un vero e proprio obiettivo, è ancora un sogno, che nutro fin da quando ero bambino. Spero che nei prossimi anni si trasformi concretamente in obiettivo. Ad oggi, la ventesima tappa dell’ultimo Giro d’Italia resta il giorno più bello della mia vita: mi viene la pelle d’oca ripensando al Monte Grappa e alla gente che mi circondava mentre passavo su quella cima per primo... Faccio ancora fatica a credere che sia successo a me. Da quel giorno la mia vita non è cambiata rispetto a prima, diciamo che, forse, è cambiato il modo in cui la gente mi guarda. A volte mi fermano per chiedermi delle foto, e la cosa m’imbarazza. Ormai mi sto abituando agli eventi di livello internazionale, ma a tratti mi emoziona ancora il sentirmi parte di questi palcoscenici”
DI VOCAZIONE E MOSTRI SACRI, I DETTAGLI DI UN NUOVO ATLETA BRIKO
“Entrare a far parte della storia di Briko è decisamente un onore. Ho visto così tante foto di grandi campioni legati a questo brand... È un privilegio essere al loro fianco. Essere uno Sportsman by Vocation, uno sportivo per vocazione è, allo stesso modo, una fortuna. La ritengo tale perché so quanto sia complesso arrivare a vivere grazie ad uno sport. Penso che una grossa parte di questa fortuna dipenda anche dall’impegno. La vocazione si concretizza se s’investe il 100% in ciò che si fa. Ecco perché credo che la costanza sia il dettaglio in grado di fare, realmente, la differenza nella vita, non solo nello sport. Il crederci sempre e la perseveranza mi hanno aiutato ad arrivare fino a qui e mi aiuteranno ad arrivare il più in alto possibile. Parlando di dettagli tangibili, invece, prima di ogni gara ho un piccolo rituale, dico una preghiera affinché tutto possa andare liscio. Il ciclismo ad alto livello è uno sport pericoloso, in discesa siamo sostanzialmente nudi a velocità altissime... So di piloti di Moto2 e Moto3 che sulla bici, in situazioni analoghe, si piantano. Basta questo a definire i rischi che corriamo”








