Grazie ad Armani, abbiamo vissuto alcuni giorni tra le onde della Sardegna, e abbiamo riflettuto sul rapporto tra eleganza senza tempo e immaginario sportivo
La vela è una pratica ibrida. Tra le onde, i pensieri fluiscono pacati e vorticosi, quanto le correnti che muovono lo scafo. Da un lato, la storia di una disciplina nata per la scoperta, per il superamento dei limiti, e per il commercio cosmopolita. Dall’altro, il recente passato e il presente di uno sport diventato tradizione culturale prima, avanguardia tecnologica e sfida globale poi. Come minimi comuni denominatori, la bellezza dell’esperienza, del senso del presente, della purezza naturale… E dell’eleganza.
Salpare su una barca a vela marchiata Giorgio Armani equivale a calarsi nella quintessenza di una forma d’arte che, almeno nel nostro caso, continua a riflettere il paradigma sportivo. Equivale a vivere un viaggio senza tempo, dove l’aura di un’eccellenza fashion globale, ma profondamente radicata nella più alta e rivoluzionaria identità creativa italiana, sprigiona tutta la sua potenza evocativa. E la sua classe contemporanea. È un racconto: le liriche note di una canzone d'inizio estate, soffiate dal profilo di Porto Cervo. Le linee del Sørvind, mentre si fondono con la superficie acquatica, divenendo una perfetta passerella per la collezione Giorgio Armani Mare. Chiarezza e fermezza. Grazia e charme costiero.
Armani e la vela. Alcuni definirebbero questo rapporto un ‘match made in heaven’, noi preferiamo parlare di perfetta simbiosi programmatica ed estetica. Una simbiosi capace di avvolgere ed ipnotizzare. Come un’affascinante regata. Come un ispirato design. Come le immagini scattate durante quest’esperienza velica, che ha permesso all’iconico brand italiano di evidenziare il legame con l’ente One Ocean Foundation. In particolare, con il suo progetto Blue Forest, che Armani sta supportando, al largo della Costa Smeralda, nel processo di riforestazione marina di 50 metri quadri di Posidonia e nella correlata battaglia per la salvaguardia della biodiversità delle profondità sarde. D’altronde, non esiste vela senza piena comunione con la natura, e senza il suo consapevole rispetto.





























