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In un presente in cui il fast fashion e il ritorno del vintage combattono in una lotta senza esclusione di colpi, nel contrasto tra massificazione e unicità, il lavoro di Samuel Falzone rappresenta una rivincita autentica contro l'usa e getta

Con ogni cucitura e lavorazione, Falzone non si limita a riparare scarpe, ma le reimmagina, infondendo nuova vita a suole usurate e preservando le storie che portano con loro. Come un artigiano d'altri tempi, un artista dalla visione singolare, Falzone trasforma calzature deteriorate in arte da indossare, intrecciando esperienza personale e spirito rivoluzionario in ogni progetto.

Nel mondo di questo designer multidisciplinare, sogni d'infanzia suscitati da campagne di comunicazione e magazine fashion hanno assunto la forma di una passione per la riparazione e la riprogettazione delle calzature. Dalla cura delle prime scarpe da ginnastica, in gioventù, alla realizzazione di ricostruzioni uniche nel loro genere, fino alla collaborazione con diversi brand: il percorso di Falzone è fatto di continuità, creatività e rispetto per gli oggetti che ci accompagnano passo dopo passo nella vita.

Abbiamo esplorato il suo processo creativo e il suo impegno sostenibile, e scoperto le scarpe che lo hanno maggiormente sfidato e ispirato. La sua è l'arte di trasformare il vecchio in qualcosa di straordinariamente nuovo.

Cosa ti ha attirato originariamente verso il mondo delle calzature e come hai sviluppato il tuo mestiere di riparatore e designer di scarpe? Cosa ti ha portato a concentrarti, in particolare, su prodotti Nike?

Crescendo in America nell'epoca d'oro dei cataloghi e delle sponsorizzazioni degli atleti, mi sono appassionato alle sneakers. Gli skater pro e i giganti del basket hanno influenzato il mio desiderio tornare a scuola, ogni Natale e compleanno, con scarpe nuove. 

Le mie scarpe, va detto, non hanno avuto chance contro gli usi e costumi della mia adolescenza. Andavo sullo skate e giocavo a basket con le stesse scarpe, usurandole nella zona del tallone e rompendone le punte. Però, gettarle è sempre stato un qualcosa di molto difficile per me, a causa del mio legame sentimentale. Rattoppavo di continuo le mie scarpe rovinate con un prodotto chiamato 'Shoe Goo' per garantire loro una maggiore durata. Mia madre lavorava molto duramente per potersi permettere di comprarmi le scarpe e io le sono sempre stato grato.

Centinaia di brand hanno continuamente popolato i miei pensieri, attraverso innumerevoli ore di shopping online e di marketing mirato ai giovani. L'unico brand che sembrava offrire un prodotto valido per tutti i miei interessi, dallo skate al basket, era Nike.”

Il tuo progetto prende scarpe ormai inutilizzabili o pre-usate e dà loro una seconda vita. Puoi illustrarci il tuo processo creativo, dalla selezione delle scarpe al design finale? Che cosa consideri come primo stop: la storia della scarpa, le sue funzioni o la tua visione?

“Il processo creativo del mio lavoro inizia con la responsabilità di salvare calzature molto ricercate e non indossabili. Il recupero di scarpe in edizione limitata, rare e, in qualche modo, danneggiate fa parte dell'intero processo. Poi, lavoro su ogni paio, celebrando il design originale e costruendo una mia narrazione. Il design originale dà forma a molte delle scelte che faccio, prendendo in considerazione la scelta dei materiali e gli spunti estetici."

La sostenibilità è un valore che fa parte del tuo lavoro. Come vedi evolversi il ruolo del design sostenibile nell'industria della moda e delle calzature? E cosa speri che possa apportare il tuo lavoro a questo tipo di conversazione?

La moda è un'industria in continua evoluzione: produce con volumi astronomici, che possono essere estremamente dannosi per l’ambiente. Non c'è modo di proseguire su questi ritmi senza pratiche sostenibili. Spero che il mio lavoro incoraggi le persone a ripensare all'acquisto del nuovo e ispiri il rinnovamento di oggetti un tempo amati. Allo stesso tempo, spero possa ricostruire relazioni comunitarie con calzolai, sarti e laboratori di riparazione locali.”

Puoi parlarci di un paio di scarpe che è stato particolarmente impegnativo riprogettare, ma anche profondamente gratificante? Come ti senti quando finisci una scarpa e vedi la la sua evoluzione finale?

“Ogni scarpa ha le sue peculiarità. Per esempio, alcuni prodotti adesivi possono creare veri e propri problemi, ed è qui che il problem solving può trasformarsi in un momento geniale.Ad esempio menziono le Nike Air Max Plus che ho ricostruito di recente: ho aerografato una macchia imprevista e questa ha finito con l’ arricchire l'intero progetto, creando qualcosa di completamente nuovo.”

Se potessi collaborare con un brand per espandere la tua visione artistica, quale sarebbe e perché?

Ho una tale passione, che non potrei sceglierne uno solo. La storia e il patrimonio culturale di un brand sono sicuramente i punti in cui mi piace cercare opportunità per nuove collaborazioni.”