Grazie ad adidas Y-3, abbiamo esplorato il precoce, eppure già concreto e profondo universo tennistico della 17enne Iva Jovic
“Non lasciare mai che il futuro ti disturbi”, sosteneva un filosofo e sovrano illuminato come Marco Aurelio, “Lo affronterai, se sarà necessario, con gli stessi strumenti della ragione che oggi ti aiutano ad affrontare il presente”, concludeva.
Nel caso di Iva Jovic, 17enne ‘sensation’ del tennis globale, quest’antico, eppure sempre attuale assunto filosofico riflette una condizione sportiva e umana rara: quella della deflagrazione, nel senso più positivo del termine, anticipata. Di una carriera che la vede già competere nel mondo delle ‘grandi’, pur essendo ancora in piena fase adolescenziale, e di un percorso fulminante, che le sta riservando soddisfazioni destinate a poche predilette della racchetta: come la vittoria di un primo 125, quello di Ilkley, l’automatico ingresso nella Top 100 WTA, e un ruolo già rilevante nel panorama tennistico internazionale.
Eppure, il futuro di questa atleta adidas pare non avere fretta. Pare annidarsi in un presente fatto di lavoro consapevole, funzionale multiculturalismo e strumenti tanto profondi, quanto concreti per affrontare ciò che è, ciò che sarà.

Le tue radici familiari affondano nei Balcani, una regione nota per aver dato i natali a grandi atleti e leggende dello sport. Quanto senti di essere influenzata, come tennista ed essere umano, dall’eredità dei tuoi genitori? E, dall’altra parte, quanto ti ha formato crescere negli Stati Uniti?
Le mie radici balcaniche hanno davvero definito chi sono. Fin da piccola sono tornata ogni estate a trovare la mia famiglia. Cerco ancora oggi di farlo ogni volta che posso. Il modo di pensare tipico dei Balcani è qualcosa che porto con me ogni giorno, in allenamento come in partita. Essere nata e cresciuta negli Stati Uniti mi ha permesso di prendere il meglio da entrambe le culture e di sviluppare una visione più ampia. Sono molto grata per aver avuto la possibilità di crescere in un contesto ricco di diversità, esperienze e culture, pur mantenendo forti le mie radici e la mia identità balcanica.
Hai iniziato a giocare a tennis da giovanissima. Ci sono state sensazioni o momenti precisi che ti hanno fatto innamorare del gioco? E quei sentimenti iniziali, oggi, sono cambiati o li porti ancora con te?
Ho iniziato a giocare con mia sorella quando avevo 6, 7 anni: c’erano dei campi da tennis sul tetto del palazzo dove vivevamo all’epoca… Tutto è partito da lì. Mi ha colpito subito il senso di competitività insito nel tennis: giocare contro mia sorella maggiore ha acceso qualcosa in me. Con il tempo, ho imparato ad amare anche l’intero processo, lo sviluppo costante.
Sento di essere ancora in piena fase di transizione, anche perché sono giovane e sto ancora imparando tanto nel circuito. Mi affido molto alla mia famiglia e al mio team, che sono con me sin dai tempi del circuito junior. La mia famiglia è tutto per me, mi ha aiutata a trovare equilibrio mentre affrontavo questa nuova dimensione da professionista a tempo pieno.
Ripeto, credo sia tutto parte di un processo in costante sviluppo.


Proseguendo su questo tema, come hai vissuto il tuo ingresso nella Top 100 WTA? Che emozioni hai provato nel raggiungere un traguardo così importante, così presto?
Entrare nella Top 100 era da sempre uno dei miei obiettivi. Quando ci sono riuscita vincendo il mio primo titolo WTA a Ilkley (125), è stato davvero speciale. Rimane una grande gioia legata a quel momento, ma contemporaneamente cerco di rimanere concentrata sul mio tennis, sul migliorarmi ogni giorno. Credo che, continuando a lavorare sul mio gioco, i risultati, e di conseguenza la classifica, arriveranno naturalmente.
Questi anni ti stanno formando non solo come atleta d’élite, ma anche come persona. Quali sono le passioni o gli interessi che stai coltivando fuori dal campo?
Sono molto grata di avere l’opportunità di viaggiare, conoscere nuove culture e scoprire il mondo. Quando ho un po’ di tempo libero, mi piace esplorare le città dove gioco, fare attività diverse, andare a teatro o assistere a spettacoli. In parallelo, sto anche portando avanti la scuola online: l’istruzione è una priorità per me e per la mia famiglia.
A proposito di crescita personale, la tua collaborazione con adidas racconta bene questa evoluzione: sia sul piano dello stile, sia su quello della performance. Cosa rappresenta per te questo legame? In che modo ti aiuta a crescere, come atleta e come persona con una propria identità, anche estetica?
La partnership con adidas rappresenta una parte importante del mio percorso, sia dentro che fuori dal campo. Lo stile del brand è sempre all’avanguardia e, allo stesso tempo, garantisce le prestazioni necessarie per competere ai più alti livelli. Far parte della famiglia adidas è qualcosa di speciale: mi sento a casa ogni volta che indosso i loro capi, in campo e nella vita di tutti i giorni.
Hai davanti a te tutto il futuro del tennis. Dove ti immagini tra 10 o 15 anni? Quali sono i tuoi sogni e obiettivi più grandi?
Non riesco ancora a immaginarmi così in là nel tempo: cerco di restare nel presente, di vivere tutto passo dopo passo. Certo, mi piacerebbe vincere degli Slam e diventare la numero uno al mondo, ma ciò che conta davvero per me è riuscire, attraverso il tennis, ad avere un impatto sulle persone. Se riuscirò a fare questo, oltre a raggiungere i miei obiettivi sportivi, sarò davvero felice e soddisfatta.









