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Dai campi di Lione alle strade scintillanti di Parigi, il viaggio di Aymane Alhamid appare come una lettera d'amore al movimento e alla memoria

La pallacanestro gli ha insegnato la disciplina del ritmo: ogni palleggio, ogni tiro, un battito cardiaco che ora è alla base di ogni fotogramma che compone. Quando è transitato dall'arco dei 3 punti all'obiettivo della macchina fotografica, ha scoperto un nuovo tipo di poesia: quella scritta con la luce, la consistenza e le reminiscenze dei grandi gesti sportivi.

Dalle sessioni di street-style alla piena libertà creativa delle sue recenti campagne adidas Y-3, l'amore di Aymane per la creazione e l'etica del lavoro guidano ogni progetto. Il suo linguaggio visivo fonde memoria personale e sfumature culturali: un immaginario onesto, crudo, lirico.

Questa è la storia di un regista che ricorda quanto la passione possa essere, a tutti gli effetti, uno sport a sé stante.

Un percorso naturale

"Sono nato e cresciuto a Lione e, da quando ho memoria, il basket è tutto per me. Ho rischiato di diventare un professionista, frequentando diverse accademie sportive. Questo background atletico ha plasmato il mio modo di lavorare: mi ha dato disciplina, una struttura da seguire e un'etica del lavoro che mantengo ogni giorno. Sono severo con me stesso, cerco sempre di dare il 100%, e questa mentalità deriva sicuramente dallo sport.

Quando avevo 17 anni, mia madre è tornata nella nostra patria, le Comore, una piccola nazione insulare al largo delle coste del Madagascar. Ho vissuto da solo a Lione per un anno prima di trasferirmi a Parigi dopo il mio 18° compleanno. Andavo ancora a scuola e avevo smesso di giocare a basket, così ho iniziato a sentire che mi mancava qualcosa. Avevo bisogno di qualcosa di più della scuola al mattino e dell'allenamento la sera. Dopo aver terminato la scuola, ho iniziato a fare il modello e ad accettare piccoli lavori, nessuno dei quali mi appassionava davvero. E poi, improvvisamente, la fotografia è entrata nella mia vita.

Ho iniziato fotografando amici per le strade di Parigi. Circa un anno dopo ho iniziato a girare anche video. È stato tutto molto naturale: non ho studiato, l'ho solo sentito. Ero guidato dalla passione".

Più di un gioco

"Sebbene lo sport non ispiri così direttamente le immagini che creo, i ricordi che lo circondano lo fanno sicuramente. I visuals che ho assorbito da bambino - pubblicità televisive che ho visto 20 volte, clips sportive, posters - mi sono rimaste impressi. Alcuni dei riferimenti che uso oggi provengono da pubblicità che guardavo quando avevo dieci anni. Quella banca della memoria è una fonte costante di ispirazione.

Lo sport mi ha insegnato a lavorare con concentrazione e disciplina: niente scorciatoie, niente passi falsi. C'è una differenza tra chi ha fatto sport e chi non l'ha fatto. Non dico che uno sia migliore dell'altro, ma l'approccio è diverso. La pallacanestro non era solo una questione di gioco, ma anche di compagni di squadra, di amicizie, di viaggi e di esperienze in luoghi e con persone diverse. Questo vissuto più ampio ha contribuito a formarmi, non solo come artista, ma anche come persona.

Trasferirmi a Parigi mi ha mostrato la portata culturale dello sport. L'estate scorsa, durante le Olimpiadi, non si poteva camminare per la città senza sentirne la presenza. Quando il PSG ha vinto la Champions League - anche se non seguo il calcio da vicino - ero in giro a festeggiare. Perché non si tratta solo di sport, ma di emozioni condivise, di energia collettiva. È questo che voglio tradurre nel mio lavoro.

Ho anche avuto la fortuna di essere circondata da persone che mi hanno mostrato la bellezza: amici, collaboratori, creativi. E, come tutti gli altri, sono online, guardo film, vado nei musei. L'ispirazione può essere ovunque: il modo in cui una persona cammina, il modo in cui una signora porta una borsa: può diventare il seme di una scena o di uno scatto. L'arte mi fa tenere gli occhi aperti. Lo stesso vale per la danza contemporanea. Si tratta di imparare a vedere, lasciare che i momenti quotidiani risuonino in modi inaspettati".

 

Un cambiamento improvviso

"È successo tutto in fretta. Ho preso in mano una macchina fotografica nel febbraio 2021 e ho fatto il mio primo lavoro un mese dopo. All'inizio si trattava per lo più di piccoli marchi, ma imparavo ogni giorno, grazie alle persone che mi circondavano e alle opportunità che Parigi mi offriva.

La svolta è arrivata nel luglio 2022, quando ho scattato un progetto per Jean-Paul Gaultier con Karim Benzema. Un mio amico lavorava lì come junior project manager e mi ha proposto il progetto. Avevo 19 anni. E’ stata una situazione surreale: un'icona francese, una leggenda del calcio e io dietro l'obiettivo. Quella campagna ha cambiato tutto. La gente ha iniziato a notare il mio lavoro. Da lì sono iniziate ad arrivare altre proposte lavorative.

Quel momento è stato fondamentale. Ho capito che con la dedizione e la costanza i risultati arrivano. Ma quando si lavora così intensamente, il raggiungimento degli obiettivi personali non viene sempre considerato: si è già concentrati sul passo successivo. Ripensandoci, vorrei aver festeggiato di più quei primi traguardi. Ma questa stessa mentalità, che mi spinge sempre in avanti, è ciò che ha aperto i capitoli successivi.

Un anno prima avevo iniziato a lavorare con Namesake, scattando la loro prima campagna a Parigi. La nostra collaborazione è cresciuta rapidamente. Ho posato per la loro sfilata alla Settimana della Moda, ho scattato le collezioni e ho seguito da vicino l'evoluzione del marchio. È diventata una vera e propria partnership creativa costruita sulla fiducia e sulla visione. Ogni volta che sono a Parigi, ci incontriamo. Condividiamo nuove idee. È un dialogo continuo che si evolve continuamente".

Sotto la superficie: Sport, stile e narrazione

"La mia collaborazione con adidas ha spinto la mia creatività verso nuovi orizzonti. Avevo già firmato con loro come talent un anno prima, quindi abbiamo sviluppato un rapporto che mi ha introdotto al team Y-3. Poi, si sono rivolti a me come creativo, con un brief molto libero: "Interpreta questa scarpa come vuoi. Basta che sia legata allo sport".

È stato emozionante e travolgente. Nessuna struttura. Nessuna barriera creativa. Solo piena libertà. Con solo due settimane per sviluppare l'idea, le riprese e il montaggio, sapevo di dover evitare l'ovvio. Volevo guardare oltre il calcio, la boxe e il basket. Mi sono concentrato sulle sottigliezze ed  i dettagli dello sport: bagni freddi, rituali all’interno dell'allenamento, il riscaldamento di una ballerina, fratellanza, lotta, respiro.

Ogni cortometraggio è diventato un'estensione della mia mentalità: la fatica, il supporto, il fuoco interiore. Dal punto di vista visivo, volevo una coesione, un filo invisibile che legasse tutte le vignette. Y-3 è così: texture, minimalismo, dettaglio. Come i loro abiti, la mia narrazione visiva mirava a catturare ciò che si nasconde sotto la superficie. 

Il risultato è un omaggio alle sfumature della vita sportiva: i capelli tinti, l'inspirazione prima di un tuffo, la tranquilla intensità nello spogliatoio prima della gara. Fondendo questi momenti con il linguaggio estetico della scarpa, ho dato vita a una campagna profondamente personale, ma inconfondibilmente Y-3".

Nessun rimpianto

"In questo momento mi sto concentrando sulla narrativa e sulla fiction: ho appena completato il mio primo cortometraggio, presentato in anteprima giovedì scorso dopo un anno intero di lavoro. 

La mia visione a lungo termine? Ottenere riconoscimenti e costruire un'eredità duratura, non solo nella moda o nel cinema, ma nella cultura in generale. Voglio espandermi a livello internazionale, magari trasferirmi negli Stati Uniti, e continuare ad ampliare le mie capacità creative.

Soprattutto, mi rifiuto di vivere di rimpianti. Non riesco a immaginare di essere più vecchio e di guardarmi indietro, desiderando di aver fatto di più a 23 anni. Questa mentalità - spingere in avanti e rischiare - è puro sport. Vive in me, sempre.

Se dovessi indicare una disciplina che mi ispira di più in questo momento, sarebbe la Formula Uno. Il suo mix di precisione, dramma e innovazione rispecchia perfettamente il percorso creativo che sto seguendo e la velocità con cui sono determinato a percorrerlo".