Grazie a Nike Trail viaggiamo nelle storie e nei pensieri dei due runner più rappresentativi dell'universo trail italiano

Alcuni atleti riescono a cambiare la percezione del proprio sport, portandolo in una dimensione futura e inesplorata. Francesco Puppi e Cesare Maestri ci stanno riuscendo sul suolo italiano, mostrando da anni gli eterogenei significati del trail, le sue potenziali diramazioni sportive e professionali, e il suo innato legame con l'elemento naturale. Sono runner, divulgatori (più o meno consapevoli), attivisti e, soprattutto, amici. Sono uomini pensanti, capaci di condividere esperienze e ragionamenti atipici, ponendoli sempre in relazione con una passione totalizzante. Sono pioneristici atleti Nike, che abbiamo avuto la fortuna d'incontrare in occasione della presentazione delle innovative Ultrafly Trail, venendo introdotti alla solidità di un legame umano iniziato nel lontano 2013 e destinato a durare nel tempo. Le loro voci hanno dato vita ad un ritratto di coppia che parla di umiltà, maturazioni parallele e un'intensa attenzione verso l'elemento naturale. 

Ricordate le prime esperienze e i punti di riferimento che vi hanno fatto innamorare del running? E come si è evoluta nel tempo la vostra identità sportiva?

Francesco Puppi: "Ho iniziato a correre prestissimo, da bambino, ad appena 6 anni. La corsa mi ha accompagnato lungo tutto il percorso di crescita, dividendosi tra campestri, pista e atletica classica: ambienti che sento ancora molto affini. Ho sempre seguito l'atletica, guardando meeting, Olimpiadi e Mondiali, e leggendo quante più cose possibili. Da ragazzo simpatizzavo per Paul Tergat, con cui ho anche avuto la fortuna di correre durante un evento a Brescia. Mi affascinava la sua atipica storia sportiva e il fatto che fosse un underdog, costantemente oscurato da Gebreselassie. Ho avuto la fortuna d'approcciarmi all'endurance molto presto, cosa che mi ha anche creato dei problemi: la prima mezza maratona, per esempio, l'ho dovuta correre in Svizzera, perché ero troppo giovane per i regolamenti italiani. Nonostante tutto la passione ha sempre continuato ad essere fortissima e, una volta arrivato il periodo universitario, ho iniziato a definire quello che sarebbe diventato il mio percorso professionale nel trail e nella corsa in montagna. Ancora oggi mi ritengo un nerd e un appassionato assoluto del running. Ovvio, sento responsabilità maggiori dovute al professionismo e al fatto di essere pagato per correre... Ma la gioia d'allenarmi è rimasta intatta. Credo che potrei essere un atleta senza gareggiare, ma non senza allenarmi: fa parte del mio stile di vita, è la mia forma di libertà, che s'irradia anche nella dimensione artistico-creativa"

Cesare Maestri: "Al contrario di Francesco ho iniziato a correre tardi, verso i 17 anni. In precedenza facevo sci di fondo nel mio Trentino. Sono stato scoperto durante le corse campestri scolastiche da Marco Borsari, una persona molto importante per la mia carriera, e in un attimo mi sono ritrovato a condividere le sessioni d'allenamento con i Crippa. Mi sono istantaneamente innamorato dell'atmosfera e dell'ambiente running, e ho capito che la corsa in montagna sarebbe stata la mia specialità. D'altronde mi veniva più naturale correre nei boschi e nei sentieri, era una questione di origini e abitudine... Stefano Baldini e Kílian Jornet sono due atleti che sicuramente mi hanno ispirato. Ricordo ancora di aver incontrato il primo nel mio paese: dopo averlo visto vincere ad Atene in TV pensavo fosse un mito inavvicinabile. Il secondo, invece, mi ha dato la possibilità di sognare. All'epoca il trail era una nicchia quasi invisibile, Journet ha aiutato me e tanti altri a conoscere questo sport e le sue peculiarità. Durante i primi anni di attività sentivo il bisogno di fare determinate tipologie d'allenamento per convincermi che potevo andare forte, finendo per infortunarmi. Ora ho imparato ad ascoltarmi e gestirmi, a farmi spaventare di meno da ciò che mi circonda o attende, e la mia corsa si è evoluta in maniera naturale"

Cesare Maestri
Francesco Puppi

Parlando di figure chiave nello sviluppo di un movimento sportivo, è innegabile il vostro apporto nell'apertura del trail ad un pubblico italiano sempre più ampio. Cosa significa per voi essere delle fonti d'ispirazione per i runner nostrani?

Francesco Puppi: "Penso che ogni atleta abbia una propria inclinazione, non è strettamente richiesto che abbia una missione di 'evangelizzazione' sportiva. Come runner possiamo incidere su vari livelli: quello agonistico, dove io e Cesare abbiamo dato un grosso contributo in termine di vittorie e tipologie di gare effettuate, uscendo dalla dimensione locale e nazionale del trail; quello professionale, dove siamo stati tra i primi a rendere questo sport un lavoro in Italia, mostrando, grazie Nike, percorsi alternativi rispetto a quelli canonici dei gruppi sportivi militari; infine quello divulgativo, a cui tengo molto e dove mi sono sempre sentito a mio agio. Raccontare esperienze, studiare le dinamiche del mio sport, gli attori che gli danno forma e comprendere le sue future direzioni è un qualcosa che mi è sempre piaciuto. Sotto questo punto di vista sento di aver portato un contributo attraverso il mio blog e podcast, ma anche costituendo un'associazione che riunisce gli atleti professionisti di quest'ambiente (Pro Trail Runners Association)"

Cesare Maestri: "A livello social e di attività divulgative non sono così costante come Francesco. Non sempre mi sento di condividere quello che penso o provo, cerco piuttosto di raccontare quello che faccio come atleta, spiegando allenamenti e sensazioni, motivando la scelta di una gara e mostrando il mio avvicinamento ad essa. Negli anni siamo riusciti a trasmettere il concetto che un atleta debba stare bene in primis con sé stesso e trovare un proprio equilibrio fisico e mentale. Contemporaneamente abbiamo sfatato tanti falsi miti, per esempio dimostrando che i trail runner possono essere competitivi anche su strada, e viceversa. Pensate all'Italia di una decina d'anni fa: chi correva in pista aveva una mentalità chiusa, e lo stesso valeva per chi era impegnato nel trail. Noi abbiamo dimostrato che questi due universi possono convivere, che si può essere runner completi e polivalenti..."

Quali sono stati gli step più importanti, fino ad oggi, nella vostra carriera e come si sono inseriti nella costruzione del vostro rapporto di amicizia?

Francesco Puppi: "Potrei citare tanti momenti, a partire da quella prima mezza maratona svizzera, corsa a 13 anni. Spesso dall'esterno le persone immaginano che esistano vittorie o piazzamenti in grado di cambiare diametralmente il corso di una carriera... Non è il mio caso. Penso invece di aver vissuto una serie di cambiamenti piccoli e graduali. Per me, come per Cesare, il cammino nel trail è stato diverso rispetto a quelli di tanti atleti contemporanei, che hanno molte più opportunità. Negli anni abbiamo accumulato performance che hanno contribuito a farci diventare quello che siamo oggi, ma non ci sono stati eventi o gare spartiacque. Il Mondiale in Patagonia del 2019 ha sicuramente un particolare valore, io e Cesare abbiamo vinto l'argento in specialità diverse, e quei risultati ci hanno permesso di entrare realmente in contatto con Nike. La nostra amicizia nasce ben prima di questo evento, ma in Patagonia è sicuramente cresciuta, ci siamo ritrovati accomunati da un'esperienza vissuta parallelamente e da un'affine lunghezza d'onda di pensiero. Come altri momenti peculiari potrei citare le Golden Trail World Series 2021 o l'UTMB di quest'anno, dove sono arrivato a podio nella 50km. Tendo, però, a non dare importanza alle singole, eclatanti imprese che ottengono grande risonanza sulla stampa e sul web. Preferisco pensare che io e Cesare abbiamo dimostrato solidità e continuità lungo tutta la nostra carriera"

Cesare Maestri: "Anche nella mia visione tutto tende ad essere progressivo e lineare. Un anno chiave è stato senza dubbio il 2015, quando ho recuperato da un grosso infortunio che mi ha fermato per 7 mesi. L'anno successivo ho conquistato la convocazione in Nazionale e mi sono ritrovato a duellare spalla a spalla con i gemelli Dematteis in varie gare. Prima di quella stagione li pensavo irraggiungibili, è stato un segnale particolarmente significativo, che ha decisamente aumentato la mia consapevolezza. Il Mondiale in Patagonia è stato uno dei momenti più emozionanti della mia vita, ed è stato particolarmente bello condividere quel risultato con Francesco. L'origine del nostro legame risale in realtà al 2013, quando ci sfidammo in volata durante la Scalata della Maddalena, gara di 7km in salita sull'asfalto. Provo sempre grossa soddisfazione nel correre gare atipiche o iconiche come il Campaccio e i Cinque Mulini, anche se non sono propriamente connesse al trail e alla corsa in montagna. Io, poi, sento ancora un forte attaccamento alla maglia Azzurra: rappresentare l'Italia in grandi palcoscenici, insieme a compagni-amici, smuove sempre qualcosa di speciale dentro di me"

Il vostro rapporto umano e le vostre esperienze individuali sono segnate anche da una spiccata sensibilità verso il tema ambientale, ce ne parlereste?

Francesco Puppi: "È un tema importante e complesso, soprattutto in un periodo storico in cui viene sempre più cavalcato per ottenere attenzioni e pubblicità. Come atleti siamo personaggi pubblici e abbiamo un ruolo, dobbiamo fungere da esempi, senza dimenticare che ognuno di noi, poi, ha la propria coscienza e impronta ecologica. L'ambiente mi sta particolarmente a cuore perché, grazie alla mia attività sportiva, vivo costantemente in sinergia con la natura. Inoltre parte dei miei studi universitari si sono concentrati su questo argomento. A differenza di Cesare, che è impegnato professionalmente nell'ambito delle energie rinnovabili, affronto il tema ambientale con il punto di vista di un atleta che pratica uno sport green come il trail e, conseguentemente, è tenuto a chiedersi che tipo di messaggi stiamo trasmettendo in merito, a volte, in quanto comunità. Io e Cesare ci scambiamo quasi ogni giorno dei lunghi audio su WhatsApp e, quando c'è l'occasione di vedersi, condividiamo le nostre opinioni a riguardo. Siamo profondamente legati alla montagna, l'impatto che hanno certe attività sui suoi ecosistemi ci tocca: penso, per esempio, all'innevamento artificiale nell'industria dello sci. In generale è bello osservare come sempre più atleti e organizzazioni stiano prendendo in considerazione questa tematica. Mi sento di dire che sti sta procedendo nella giusta direzione"

Cesare Maestri: "Prima che come atleta, questo tema mi tocca come persona. Me ne sono appassionato alle superiori, ho scritto anche la tesina sulla sostenibilità ambientale, e all'università ho studiato Ingegneria Energetica. Attualmente lavoro part-time come ingegnere nell'ambito della progettazione, e sono concentrato sul fotovoltaico. Spero, almeno in parte, di dare un contributo tangibile, anche se parliamo di una guerra estremamente difficile da combattere... La mia speranza è che a livello globale si agisca per trovare coralmente delle soluzioni efficaci. Il nostro sport, poi, non fa che sublimare il contatto con la natura, le montagne e l'ambiente esterno. Per questo è necessario sensibilizzare in occasione di ogni evento. Al di fuori delle gare imprescindibili, cerco sempre di valutare a fondo ogni manifestazione e di scegliere quelle che condividono al meglio i valori ambientali. Io e Francesco siamo accomunati da questa sensibilità, il legame con Nike ci permette di svilupparla con consistenza e d'incidere positivamente con differenti modalità e attività. Quando condividiamo un progetto con il brand, il nostro primo pensiero va sempre all'ambiente e a creare qualcosa di coerente con la nostra filosofia e con il nostro pensiero"

Abbiamo già toccato il connubio tra voi e Nike Trail. Com'è stato plasmare questo rapporto e quanto ha cambiato le vostre prospettive? Le nuove Nike Ultrafly Trail sono il manifesto di un brand che vuole sempre più parlare di running in natura?

Francesco Puppi: "Nike è stata la prima grossa occasione lavorativa correlata allo sport, qualcosa di veramente grande, che ho avuto la fortuna di portare avanti insieme a Cesare. Quando siamo entrati in contatto con il brand eravamo atleti simili, ora partiamo da presupposti simili, ma a livello di attività ed espressione abbiamo preso strade leggermente diverse. La mission di Nike è chiara, aiutare gli atleti ad esprimere al massimo la loro performance, e le Nike Ultrafly Trail s'inseriscono appieno in questa volontà. Rispetto al reparto road e all'atletica classica, nel trail è veramente difficile produrre una scarpa. Le variabili in gioco sono infinite e un singolo prodotto deve servire al maggior numero di atleti nel più vasto spettro di situazioni... Non credo possa esistere una scarpa trail perfetta, esiste invece la scarpa trail adatta a determinate condizioni per uno specifico atleta. Le Ultrafly Trail sono interessanti, sono un prodotto focalizzato prevalentemente sulla competizione e sviluppato da runner americani d'élite, che hanno dato alla scarpa una chiara impronta US"

Cesare Maestri: "Quando pensi a Nike, pensi al top mondiale, ma per noi è stato quasi un salto nel buio. Prima del Mondiale 2019 abbiamo deciso di provare a costruire questo rapporto, poi siamo stati fermati dalla pandemia. I referenti Nike, però, hanno sempre creduto nel nostro progetto atletico e nel 2022 ci hanno permesso di diventare parte del brand. Siamo fortunati, perché questa sinergia non si limita al prodotto, ma ci dà la possibilità di proporre e condividere idee riguardo l'evoluzione delle scarpe trail: cosa tutt'altro che scontata. Le Nike Ultrafly Trail mi hanno reso molto contento, avevo già provato un prototipo simile l'anno scorso, che mi aveva piacevolmente sorpreso, e ora sto usando questa scarpa in molte gare. Più di questo, mi rende felice il fatto che Nike abbia una visione innovativa legata al trail, che non si limita alle scarpe. C'è tanta sperimentazione in corso e sto assistendo a dei progressi annuali... Mi sento veramente onorato di far parte di questo brand e spero che i progetti comuni continuino ad evolversi nel futuro"

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Nike

Testi di Gianmarco Pacione