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Per accompagnare la fase finale del Mondiale 2026, diamo voce a una serie di artisti globali che nel Beautiful Game hanno trovato una parte della propria identità, una musa che, ogni quattro anni, sprigiona la propria essenza più alta

“Il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in novanta minuti”, suggeriva George Bernard Shaw, scrittore e premio Nobel irlandese. Esistono romanzi le cui pagine non si tingono d’inchiostro, ma delle emozioni che un’intera nazione deposita sul rettangolo di gioco: narrazioni epiche, che ogni quattro anni rifuggono la carta, per adagiarsi sul manto erboso e per ispirare singoli individui, così come interi popoli.

In fondo, mai i Mondiali di calcio sono stati una semplice competizione sportiva. Piuttosto, hanno sempre rappresentato una delle più grandi opere d’arte collettiva, e performativa, del pianeta. Un rito globale, in grado di trasformare gol in iconografia e 90 minuti in memorie popolari: in storia universale. Mentre l’orizzonte dell’evento apicale del sistema calcistico inizia a delinearsi, abbiamo deciso d’indagare il suo impatto e la sua essenza lirica attraverso la testimonianza di una serie di artisti internazionali. Anime creative che hanno eletto il pallone a propria musa.

‘Football Mundi’ è un’indagine su come il Beautiful Game plasma, ha plasmato, e continuerà a plasmare il nostro immaginario, diventando linguaggio emotivo capace di abbattere ogni confine, e di mettere in relazione ogni identità, specie in occasione di un Mondiale.

Ospite di oggi, dal Brasile: Érik Guarisco.

Cos’ha significato il calcio nella tua infanzia e cosa ti ha fatto innamorare di questo sport?

“Ho passato la mia infanzia nel mio quartiere, giocavo a calcio a piedi nudi con gli altri ragazzi. Sono nato in Brasile, questo sport ti travolge come un fiume in piena. Le infradito diventavano i pali delle porte nei nostri stadi improvvisati, tra strade di periferia. La fantasia superava di gran lunga le nostre abilità tecniche. Il Mondiale del ‘94 mi ha fatto innamorare ancora di più di questo splendido sport. La determinazione che il Brasile ha dimostrato contro l’Olanda, al Cotton Bowl di Dallas, è stata un qualcosa di incredibile. La bellezza e l'efficacia del nostro numero 11, Romário, mi hanno convinto che avessimo tutte le carte in regola per dimostrarci la squadra migliore di quell’edizione. Come poi, effettivamente, è stato.”

 

In che modo il Beautiful Game ha plasmato la tua evoluzione artistica, e perché hai scelto di farne una musa centrale nel tuo lavoro?

“Fare del calcio il soggetto principale della mia produzione artistica è stato un qualcosa di naturale. Ha sempre fatto parte del mio essere ed è lo sport che più ho praticato nel corso della mia vita. Artisticamente parlando, lavorare con lo sport mi affascina. Mi permette di esplorare campi che spesso vengono lasciati in secondo piano. Il movimento, il gesto atletico e la sua intensità assumono un ruolo primario nella mia visione artistica. Da questa osservazione, attraverso un percorso di sperimentazione lungo anni, è nato il linguaggio visivo che contraddistingue le mie illustrazioni. Corpi grandi e teste piccole. Le espressioni facciali vengono meno per cogliere la reale essenza del movimento, attraverso forme forti e audaci, in grado di far trasparire la fluidità e la dinamicità del gesto atletico.”

Ci stiamo avvicinando alla fine dei Mondiali, che tipo di sensazioni, ricordi e riflessioni ti attraversano quando pensi all’evento apicale della cultura calcistica?

“Ho tanti bei ricordi legati al torneo, sono un grande fan dei Mondiali. D’altronde, per mia fortuna, sono cresciuto vedendo l’apice della storia del calcio brasiliano: tre finali consecutive e due titoli tra il 1994 e il 2002. Tutto è iniziato con un duo leggendario: Romário e Bebeto. Da una parte un talento brillante, l’uomo che ha saputo prendersi sulle spalle una squadra a tratti mediocre e una nazione intera, traghettando tutti verso la finale e la vittoria del titolo. Dall’altra José Roberto Gama de Oliveira, capace di un tiro al volo così iconico da ispirare, ancora oggi, alcune delle mie opere. La generazione successiva della Seleção è senza dubbio la squadra migliore che abbia mai visto giocare. Ronaldo, Rivaldo, Cafu, Roberto Carlos, Ronaldinho, Kaká. Il loro rapporto con il pallone è sempre apparso così armonioso… Erano in grado di trasformare ogni tocco della sfera in arte. Quegli anni mi hanno fatto credere davvero che il Canarinho fosse invincibile. Purtroppo, quella generazione appartiene ormai al passato. La speranza, oggi, è che la nuova nazionale possa risorgere e ricalcare le orme della nostra storia, tornando a dimostrare tutto il valore e la potenza del nostro Paese.”

 

Se dovessi scegliere una delle tue opere per descrivere la potenza di un evento globale e sociale come il Mondiale, quale sarebbe e perché?

“Sceglierei l’illustrazione che ho realizzato per Fox Sport. Il mio obiettivo era quello di rappresentare quanto il calcio fosse importante e sentito nella nostra nazione. Ho tratto ispirazione dalla realtà: da quello che si respira in Brasile durante i Mondiali. Le partite della nazionale scandiscono il ritmo delle giornate, tutti si fermano e le città si trasformano. La gente si riunisce in sessioni da 90 minuti di amore incondizionato per la propria squadra. Per questo motivo ho deciso di raffigurare un folla immensa, per le strade, di fronte a un maxischermo intenta a sostenere i propri eroi. Vuole essere un illustrazione in grado di rappresentare, in ogni angolo, il lato più autentico della nostra gente e della nostra cultura. Tifosi appassionati che si arrampicano sui lampioni, venditori ambulanti che permettono a tutti di rinfrescarsi con una bevanda ma al tempo stesso si godono la partita, cani randagi che vagano in quella marea verdeoro di persone che festeggia.”

 

In uno scenario in cui i confini tra arte e calcio sono sempre più fluidi, come speri possa evolvere il connubio tra queste due dimensioni?

“Spero che il dialogo che intercorre, ormai senza barriere, tra arte e calcio possa aiutare le persone a riscoprire questo sport attraverso una lente estetica differente. L'arte ha il potere di sublimare i tratti distintivi di un giocatore o i dettagli di una maglia leggendaria, trasformandoli in icone. Dopotutto, il calcio è fatto di epica e di passioni: un patrimonio di racconti così ricco che le possibilità di tradurlo in arte sembrano, o forse sono, praticamente infinite.”

CALCI DI RIGORE

 

Quale calciatore ha stimolato maggiormente la tua immaginazione durante un Mondiale?

“Ronaldo Nazário. Secondo me il giocatore più travolgente e la forma d’ispirazione calcistica più grande.”

 

Qual è la divisa più creativa che hai visto ad un Mondiale?

“La maglia della Germania nel 2014.”

 

Qual è il gesto o il momento più artistico a cui hai assistito in una partita dei Mondiali?

“Il taglio di capelli di Ronaldo nel 2002.”

 

Partita più iconica vista durante un Mondiale?

“Argentina vs Francia, la finale del 2022.”

 

L’emozione più grande vissuta durante un Mondiale?

“Il clamoroso 7-1 tra Germania e Brasile nel 2014. Uno shock collettivo, per noi doloroso ma indimenticabile nella storia del calcio.”