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Conosciuta anche con il soprannome “The Football Gal”, Diana Al Shammari si sta ritagliando un percorso unico. Attraverso la delicata arte del ricamo, riesce a trasformare maglie da calcio in espressioni indossabili di identità, storia ed emozione.

Il viaggio di Diana attraversa i continenti, dalla crescita a Baghdad al periodo formativo negli Stati Uniti, fino alla vita a Londra. La storia della sua vita, come i bellissimi fili che intreccia, è intessuta di resilienza, adattabilità e passione per il calcio, il suo “santuario”, una forza unificante in un'infanzia segnata da continui movimenti e sconvolgimenti. Un linguaggio che le ha sempre parlato al di là delle frontiere e che ha scelto di amplificare attraverso la sua arte.

Il suo patrimonio culturale e i suoi ricordi personali si ritrovano in ogni completo che ricama. Il suo lavoro non solo onora i simboli e le storie dei Paesi e dei club su cui si concentra, ma riflette anche la sua convinzione che, all'interno dell'unità delle fanbase calcistiche, ci sia spazio per l'espressione personale.

Attraverso ogni ricamo, Diana porta una nuova dimensione nel calcio, a testimonianza di come il gioco possa essere allo stesso tempo universalmente amato e profondamente personale. Il suo lavoro è un invito a esplorare il Beautiful Game non solo come sport, ma come forma d'arte, come tela per la memoria e come celebrazione dell'appartenenza.

Diana Al Shammari

Da dove nasce il tuo legame personale con il calcio? E cosa ti ha ispirata a reinventare le maglie da calcio attraverso l'arte del ricamo?

Sono nata a Baghdad, in Iraq, ma nel 2005 io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in Egitto a causa della guerra. Poi siamo volati in America nel 2010 e ho vissuto lì per 9 anni prima di trasferirmi a Londra, dove vivo dal 2019. La mia infanzia ha avuto alcuni momenti positivi e altri molto caotici, perché vivevo vicino alla guerra e non mi sentivo al sicuro. Fin da piccola, il calcio è stato per me una grande evasione e distrazione. Il mio primo ricordo calcistico è probabilmente quello di aver rubato le magliette da calcio di mio fratello e di averle indossate in giro per casa, oppure di averlo costretto (più che altro piangendo con mia madre) a portarmi con lui a giocare a calcio con i suoi amici. Quando per noi bambini è diventato troppo pericoloso giocare all'aperto, guardavamo i cartoni animati a casa. Capitan Tsubasa di Holly & Benji era il mio preferito e, in un certo senso, è stato la mia porta d'accesso al mondo del calcio.

Poiché durante l'infanzia e l'adolescenza mi sono trasferita in diversi Paesi, ho avuto molt difficoltà a definire il concetto di identità. Ciò che più mi ha attirato delle maglie da calcio è stato il senso di identità che esse portano con sé, e vedere un gruppo di tifosi che indossa un unico kit lo rafforza. Il motivo per cui ho deciso di personalizzarle e abbellirle è stato quello di dimostrare che, all'interno dei gruppi, le persone hanno contemporaneamente la loro identità e la loro individualità. Nel calcio c'è spazio per tutti i tipi di sottogruppi e le varie diversità possono coesistere.

Ci sono elementi culturali o simboli personali che integri nelle tue maglie da calcio ricamate?

Sicuramente, ma il mio processo creativo varia per ogni progetto. Comporta sempre una grande ricerca sulla maglia specifica e sul Paese da cui proviene. Sia che si tratti di ricercare i fiori tradizionali e comuni di quella regione, sia che si tratti dei colori originali che il club indossava al momento della sua fondazione. Credo sia molto importante rendere omaggio agli elementi culturali e prestare attenzione ai piccoli dettagli. Credo che questo dimostri molto rispetto e apprezzamento.

Come scegli le squadre, i giocatori o le culture calcistiche su cui concentrarsi nei tuoi progetti?

In qualsiasi scenario, sia che lavori con un brand/club o per i miei progetti personali, cerco di scegliere maglie/colori interessanti che mi mettano alla prova e mi spingano a uscire dalla mia zona di comfort e a sperimentare disegni e palette inaspettate. Non esiste una formula specifica per scegliere i team con cui lavorare.

Le tue recenti collaborazioni con Adidas e Puma stanno ricevendo molti feedback positivi. Può dirci di più su come sono nate queste collaborazioni? E qual è stata la parte più eccitante o sorprendente del lavorare con brand sportivi così importanti?

La collaborazione con questi brand è stata un'opportunità incredibile per sperimentare tecniche e processi creativi diversi e per stabilire relazioni professionali. La mia collaborazione con Puma nel 2020 aveva l'obiettivo di rendere omaggio alla cultura italiana. Mi avevano chiesto di creare versioni uniche ispirate al Rinascimento per il kit della nazionale italiana 2020/21 per la maglia casa, trasferta e la terza. Il mio obiettivo principale del progetto era quello di concentrarmi sugli elementi del Rinascimento italiano in termini di enfasi sulla simmetria, sulle forme naturali e sulla creazione di movimenti oculari attraverso i disegni floreali. Mi piace il concetto di arte da indossare, che si basa su elementi diversi e li incorpora nelle maglie da calcio. La mia recente collaborazione con Adidas si è svolta durante l'estate scorsa ed è stata incentrata su due eventi: gli Europei 2024 e l'apertura del nuovo flagship store Adidas a Parigi, in collaborazione con Jules Kounde.

Per la collaborazione con Adidas London in occasione degli Europei, mi è stato chiesto di ricamare 5 maglie home e away delle nazioni che hanno partecipato al torneo e di disegnare vari accessori della collezione, che sono stati esposti nel flagship store di Londra durante il torneo. Ho creato ricami sulla jersey away della Germania, home dell'Italia, sulla maglia away della Spagna e del Belgio, sulla maglia home della Scozia; ho anche disegnato portachiavi, spille e toppe ispirate a queste 5 nazioni.

Mentre la mia ultima collaborazione con Jules Kounde è nata dal suo amore per il mio lavoro e dal desiderio di lavorare insieme su qualcosa di significativo e interessante. Volevamo creare una maglia per l'estate che combinasse il suo background (Francia) e il sua attuale nuova casa (Spagna). Pertanto, ho disegnato un giglio bianco (fiore simbolo della Francia) sul lato sinistro e un garofano rosso (fiore simbolo della Spagna) sul lato destro. Volevo che la maglia riproducesse la sensazione di sdraiarsi sull'erba in mezzo a fiori colorati in un giorno d'estate, quindi ho aggiunto una selezione di fiori di vari colori e dimensioni. La maglia è stata stampata con il numero “23” indossato al Barcellona da Kounde sul davanti e sul retro, mentre sulla manica c'è una toppa con il numero “98”, il suo anno di nascita e anno indimenticabile per il calcio francese. Dopo una chiacchierata con lui, abbiamo deciso di aggiungere la frase “be you, do you” sul retro della maglia, appena sotto il colletto. Questa frase significa molto sia per lui che per me, ed è un ottimo promemoria nel credere in se stessi e fidarsi della propria visione. Ho ricamato personalmente 100 maglie che sono stati venduti in esclusiva presso il flagship store Adidas di Parigi, sugli Champs-Élysées, il 22 giugno.

Come vedi il futuro dello sportswear unito all’arte?  

L'abbigliamento sportivo e l'arte si incontrano in vari modi, influenzandosi e ispirandosi a vicenda. Si sviluppano in una fusione entusiasmante, in cui l'espressione personale, la tecnologia e la sostenibilità la fanno da padrone. Anche le narrazioni culturali sono sotto i riflettori. Vediamo kit e giacche che riflettono il patrimonio storico e i motivi artistici dei club, tramite le quali i tifosi possono entrare in contatto e possono indossare con orgoglio. È un modo per dare all'abbigliamento sportivo un significato più profondo, unendo l'identità personale alla performance tecnica. Anche i progressi tecnologici rendono questo connubio più eccitante e innovativo. Immaginate di scansionare la vostra maglia per scoprire un'animazione o una storia dietro al design. Questo aggiunge un livello digitale e interattivo a qualcosa di semplice come una giacca o una maglietta. Anche la sostenibilità sta ridisegnando l'abbigliamento sportivo. Vediamo marchi che utilizzano materiali riciclati o biodegradabili per ridurre al minimo l'impatto ambientale, e questo si allinea con un movimento più ampio verso una moda responsabile, che assicura che arte ed etica vadano di pari passo. Inoltre, le collaborazioni con gli artisti creano pezzi da collezione e in edizione limitata che assomigliano di più ad un pezzo d’arte che a prodotti di massa.

Nel complesso, questo dialogo tra kit sportivi e arte sta facendo dell'abbigliamento un mezzo per raccontare storie, esprimere se stessi e creare connessioni, consentendo ad atleti e fan di celebrare la cultura e l'identità in modi completamente nuovi e innovativi.