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Per il 20esimo anno di partnership tra PUMA e Scuderia Ferrari, abbiamo partecipato ad una ‘riunione di famiglia’ e ne abbiamo raccolto le voci

Dal 2005 ad oggi. PUMA e Scuderia Ferrari hanno festeggiato a Maranello il ventennale anniversario di una partnership ormai iscritta a caratteri cubitali nell’immaginario sportivo contemporaneo. Circondati dal suggestivo ASTG Building e ipnotizzati dai design di Hypercar futuristiche e monoposto leggendarie, abbiamo avuto l’onore di prendere parte ad una preziosa riunione di famiglia, dipinta di Rosso. 

Campioni senza tempo e giovani eredi. Maestri contemporanei e professionisti rivoluzionari. In questa elegante festa scandita dal ‘Cavallino Rampante’ italiano e dal felino di origini tedesche, abbiamo parlato con alcune figure apicali del panorama Ferrari, raccogliendo opinioni, ricordi, perfino profonde emozioni. Danzando tra passato e presente, sia individuale che collettivo, abbiamo compreso il valore culturale di questa Scuderia, i capisaldi del nuovo corso Hamilton-LeClerc, le ragioni della gloriosa rinascita nell’universo Endurance e il codice genetico comune all’intera famiglia Ferrari. 

Le voci che abbiamo intercettato: Frédéric Vasseur, Team Principal e GM Ferrari, Jean Alesi, leggenda del volante ‘Rosso’, Antonello Coletta, Global Head of Endurance e mastermind del nuovo, scintillante corso Ferrari nel settore, comprensivo di successi storici, come la doppietta ‘23 e ‘24 nella 24 Ore di Le Mans, Pier Guidi e Giancarlo Fisichella, nobili piloti protagonisti del recente exploit endurance. 

PUMA X Ferrari, 20 Years Of Speed
Leclerc & Hamilton during the 20 Years of Speed event
HP Replica Collection
HP Race Suit
La Famiglia Comes Together

Frédéric Vasseur sulla propria infanzia motoristica e sul binomio Hamilton-LeClerc 

“Quando ho iniziato a studiare all'École supérieure des techniques aéronautiques et de construction automobile avevo già un mio team in Formula Renault. In quei primi anni ‘90 ho lavorato e studiato e in parallelo. Ero già con entrambi i piedi nel sistema, ma l’unico pensiero che avevo era vincere una gara. Poi sono passato all'F 3 e, anche in quel caso, non avevo come obiettivo la F2, pensavo a vincere nel presente. Dopo un paio di buone stagioni, ho iniziato a pensare che avrei potuto fare un altro step. Mi sono sempre piaciuti gli ambienti in cui ho lavorato, l’unico motivo per lasciarli era il prospetto di migliori condizioni generali. Ho seguito questa filosofia lungo tutto il mio percorso. Quando sei parte del mondo racing, il tuo pensiero va inevitabilmente alla Ferrari. Onestamente, in passato mai ho pensato a un futuro in questa Scuderia. Ho solo sognato di poterne far parte. 

Non è difficile gestire campioni come Lewis Hamilton e Charles LeClerc. Penso addirittura che, a volte, sia più semplice gestire piloti come loro, rispetto a chi gli sta dietro nella griglia. Ho un lungo rapporto personale con entrambi. Conosco Charles da 14 anni e Lewis da più di 20. Mi aiuta molto il fatto di aver iniziato a lavorare con loro prima che divenissero piloti di questo status. Non mi sento un padre per loro, non abbiamo quel tipo di relazione. È vero, però, che me li ricordo da bambini. Io avevo la loro età attuale ed ero entrato nel business da poco. Oggi potrei essere il loro padre, nei casi di alcuni piloti anche il nonno… Anche per un 7 volte campione del mondo l’inizio in una nuova scuderia può essere difficile. Devi scoprire nuovi software, processi, caratteristiche di ciò che ti circonda. Con Lewis abbiamo condiviso opinioni dal giorno zero. Sono convinto che anche Charles beneficerà della sua presenza: da un lato sarà sollevato di un po’ di pressioni, dall’altro potrà apprendere da un ‘mega’ professionista. 

Hamilton e LeClerc sono campioni con il giusto entusiasmo e la giusta motivazione. Sono esigenti, spingono tutto il Team al limite. Cedo nella competizione interna e nel processo di emulazione che si innesca tra piloti e Team, perché la performance nasce da questo. Quando sei in questo business, il primo paragone è quello con il tuo compagno di squadra, ti porta a competere ogni sessione. È successo nelle ultime stagioni, deve succedere anche nella prossima. Abbiamo spazio per migliorare sotto tutti i punti di vista, ma ogni Team vive la stessa situazione. Non si tratta solo del potenziale della macchina, ma di quello che fai con essa. Sarà una lunga lotta, che comincerà con circuiti che presentano grip e temperature estremamente differenti. Al termine dei primi 5 GP avremo una buona fotografia della situazione.” 

Frédéric Vasseur, Charles Leclerc e Lewis Hamilton all'evento "20 Years of Speed"
HP Collection

Jean Alesi sulla Famiglia Ferrari e sulla formula del pilota perfetto

“Per me arrivare in Ferrari è stato un qualcosa di grandissimo. Ero in F1 da solo un anno e mezzo e mi ritrovavo come compagno di squadra un mito come Alain Prost… Poi, l’effetto Ferrari nemmeno è da spiegare… Il ‘Cavallino’ per me è semplicemente tutto. Ero tifoso da bambino, lo sono stato da pilota e tale rimango. Non è solo la mia Scuderia del cuore, è la mia famiglia. 

In quanto pilota, la Ferrari ti dà una ‘potenza planetaria’ in più. Lo vediamo con un 7 volte campione del mondo come Hamilton: è arrivato a Maranello con un livello di popolarità altissimo, eppure pare già raddoppiato. C’è un seguito e una passione che non puoi trovare da nessun’altra parte, anche se hai vinto gare e mondiali. Il segreto per maneggiare queste pressioni è rimanere la persona che sei. Il mondo F1 ti può cambiare. Se sei stato scelto dalla Ferrari, vuol dire che sono state apprezzate le qualità che hai dimostrato fino a quel momento. Non le devi cambiare, devi sfruttare l’enorme opportunità facendo il tuo e lavorando nel miglior modo possibile. Penso di averlo fatto dal mio esordio nell’89 ad oggi…” 

HP Replica Collection
The 20 Years of Speed event
Outfit from the event
Replica Collection

Antonello Coletta sulla cultura del ‘Cavallino Rampante’ e sull’eccellenza Endurance

“Ho passato tutta la vita nei motori, iniziando a 10 anni. Ho corso fino ai 20, poi ho smesso, sognando di rimanere nell’ambiente. L’inizio è stato in Formula 3, poi ho collaborato con Peugeot e Alfa Romeo e, nel 1997, sono entrato in Ferrari. Sono orgoglioso di questo lungo rapporto: non avviene spesso nelle aziende, specie in un ambito come quello motoristico. Credo la passione abbia giocato un ruolo cruciale in questa scelta. Quando si sono create le opportunità, ho fatto di tutto per non cambiare. Sia perché ho sempre voluto riportare la Ferrari a correre nell’Endurance, vincendo, che per la cultura dell’azienda. Per poter raggiungere certi risultati, bisogna conoscere il contesto lavorativo, cercare di reindirizzarlo quando non sta seguendo la storia o i valori aziendali. L’obiettivo, nel mio piccolo, è stato ed è quello di portare avanti questa filosofia, rispettando ed alimentando il mito Ferrari, così come avendo sempre a mente il nostro Fondatore. 

Quando sono salito sul podio di Le Mans, dopo oltre mezzo secolo, ho visto passare tutto davanti. Senza gli sforzi di un Team affiatato, composto di brave persone, non si può raggiungere un risultato simile. In quei momenti metabolizzi questo e molto altro, e ti rendi veramente conto di quello che è stato fatto. Nel 2023 siamo tornati a competere e vincere, l’anno seguente abbiamo addirittura portato 2 macchine sul podio, con un 1º e un 3º posto. È stato ancora più bello: una conferma della solidità del nostro progetto. Sinceramente, mai ho sognato di poter arrivare dove sono oggi. Certo, speravo di poter arrivare ai vertici di un Team qualunque, ma non potevo immaginare la Ferrari. È una soddisfazione impareggiabile, che porta anche con sé una responsabilità enorme. Rappresentiamo uno dei brand più celebri al mondo, il più famoso nell’ambito motorsport… Cerco di fare del mio meglio con estremo rispetto, passione e senso del dovere. 

Il fattore che mi ha più aiutato in questa professione è stato quello di avere un passato da pilota professionista. So riconoscere quali pensieri attraversano la testa dei piloti o cosa non funziona a livello tecnico: la combinazione di queste componenti mi porta a non prendere decisioni affrettate, a ponderare, a rimanere calmo in momenti in cui, seguendo solo l’istinto, potrei incorrere in scelte sbagliate. È fondamentale il costante confronto con i collaboratori. Ed è fondamentale la calma. Nella fretta si commettono gli errori e, al giorno d’oggi, è sempre più difficile recuperarli nell’arco di una gara. In epoca contemporanea, una 24 ore finisce con le prime 10 macchine in 50 secondi. Non è più come una volta. Non puoi farti prendere dalle emozioni” 

Antonello Coletta, Ferrari Global Head of Endurance
PUMA X Ferrari newest collection at the event

Pier Guidi sull’anima di ogni macchina e sui successi di Le Mans

“Tutta la mia vita è legata alle auto. È quello che ho iniziato a fare da bambino, con i kart, per poi scalare fino all’HyperCar, la più importante che abbia guidato ad oggi. Come molti altri piloti, ho sempre sentito un rapporto particolare con le auto, specie con quelle con cui senti un particolare feeling. Smettono di essere oggetti, diventano come compagne di vita. A volte ti capita anche di parlarci. Chi è all’esterno dell’ambiente può far fatica a capirlo, ma per noi hanno un’anima. 

Da ragazzino ho sempre seguito l’Endurance al pari della F1. Entrambi erano degli appuntamenti fissi per me e mio padre. La mia parabola è ovviamente passata per le monoposto, poi mi hanno chiesto di correre con le ruote coperte. Ho esitato, ma mi è sembrata la migliore scelta da fare e si è spalancata una carriera incredibile, che mi ha condotto fino a qui. È una questione di sliding doors, di fortuna. Tutti vogliono correre per la Ferrari: i bambini disegnano macchine rosse, sono il sogno di chiunque. Portare a Le Mans il ‘Cavallino’ dopo oltre mezzo secolo e vincere al primo colpo non è stata cosa da poco… Abbiamo lavorato duramente per riuscirci, giorno e notte, anche le domeniche, per mettere in pista una macchina competitiva. Di quell’impresa rimane un senso di piacere costruito attraverso lo sforzo collettivo” 

20 Years of Speed, talk time

Giancarlo Fisichella sul rapporto con l’asfalto e le sue evoluzioni 

“Ogni bambino sogna di arrivare in F1 e in Ferrari, figuriamoci un bambino italiano… I miei sogni si sono avverati, non potevo chiedere di più. Considerando da dove sono arrivato, sono orgoglioso di quello che ho fatto e raccolto. E sono contento di far parte della famiglia Ferrari dal 2009. In carriera ho sempre pensato che bisogna essere pilota, ma anche uomo-squadra. Mi sono sempre messo a disposizione di compagni e Team. In 14 anni di F1 avrei forse potuto vincere di più, se avessi avuto un altro tipo di atteggiamento, ma sono soddisfatto di quello che ho fatto, degli ottimi risultati individuali e dei vari mondiali costruttori che ho aiutato a vincere. 

Quello che ti dà la Formula 1 non te lo dà nient’altro. Entrare a far parte del mondo Endurance e arrivare a vincere una 24 Ore di Le Mans, però, è qualcosa di altrettanto unico. Parliamo di gare bellissime, affascinanti, da vedere. In epoca recente, il livello di squadre, macchine e piloti è cresciuto notevolmente. Sono gare provanti, 24 ore di qualificazioni ti testano fisicamente e mentalmente: è questo connubio che fa la differenza. 

Continuo ad amare il profumo dell’asfalto. È la prima cosa che sento quando arrivo in pista: la benzina, le gomme, i freni e le frizioni… Quando mi assento per un periodo più lungo del normale dai circuiti, sento la mancanza del loro profumo. Per questo ‘Il Profumo dell’Asfalto’ è il titolo di un mio libro. È ciò che mi ha sempre accolto. È ciò che mi ha sempre fatto capire cosa volessi”

Giancarlo Fisichella