In questo weekend, siamo ospiti Ferrari per celebrare la magia tanto antica, quanto futuristica, della 24 Ore di Spa, e abbiamo avuto la possibilità di assistere all’esclusiva cerimonia di presentazione dell'ultima evoluzione ‘Rossa’, la Ferrari 296 GT3 Evo: un manifesto culturale, e un nuovo entusiasmante capitolo per il mondo Endurance di Maranello.
Osservi la verticalità ondivaga della Radillon de l’Eau Rouge, e assapori il fascino del mito che, modificato dal tempo, mantiene intatta la sua essenza originaria. Poi, entri nell’hospitality e boxe Ferrari, l’apice dei motori Endurance contemporanei (chiedere al pubblico di Le Mans le conferme più recenti in merito), e quel sapore si ripete. In forma diversa. Ma con uguale sostanza e significato.
Fa pensare a questo la neonata Ferrari 296 GT3 Evo. Perché dietro aerodinamica, guidabilità e tecnicismi atti ad assottigliare, sempre più, il confine tra l’universo racing e quello aerospaziale, si palesa qualcosa di più: la consapevolezza del mito ferrarista, in tutta la sua importanza paradigmatica, e la necessità, innata dalle parti di Maranello, di evolversi nel tempo. Nonostante i successi. Nonostante le certezze.


“È una filosofia insita in Ferrari”, sottolinea Antonello Coletta, Global Head of Ferrari Endurance and Corse Clienti, introducendo la nostra chiacchierata con Andrea Bertolini, pilota che ai volanti Ferrari ha dedicato lunghi, lunghissimi tratti della propria vita, divenendo prima il più giovane collaudatore del mondo, a soli 19 anni, e oggi, con 10 titoli mondiali motorsport alle spalle, continuando a proseguire un puro, e oltremodo competente, rapporto d’amore con il lascito di Enzo Ferrari.
Non poteva esserci luogo migliore di questo palcoscenico motoristico, circondato dalle selve boschive delle Ardenne, per mostrare l’ennesima unione tra ambizione e progresso Ferrari, suggerisce la testimonianza dell’Ambassador Driver del ‘Cavallino Rampante’. E non può esistere successo senza passione condivisa, senso d’appartenenza e profonda cultura, sottolinea il nativo di Sassuolo in questa rilevante conversazione, ispirata dalla 296 GT3 Evo.


Andrea Bertolini – Ferrari Development Driver
“Ho la fortuna di essere stato il più giovane collaudatore della storia Ferrari, quindi ho seguito lo sviluppo di tutti i suoi modelli da corsa. È stato e continua ad essere un percorso bellissimo. Nel caso specifico della macchina, arrivavamo già da una macchina vincente, la 296 GT3 ‘standard’, ma negli ultimi due anni e mezzo di gare, in giro per il mondo, abbiamo raccolto una serie di dettagli che potevamo migliorare. È la filosofia Ferrari, pensare sempre a come spingersi oltre. Così, abbiamo unito questi punti e iniziato il programma di sviluppo. Osservarla oggi, presentata qui, nonostante siano 30 anni che faccio questo lavoro, è comunque un’emozione. Lo è sempre, a dire il vero. </strong


All’interno della famiglia Ferrari, oltre a sviluppare progetti fantastici come questo, ricopro un po’ il ruolo del fratello maggiore. Vengo visto come tale da molti, e mi fa piacere. Mi confronto continuamente con Antonello Coletta (Global Head of Endurance Ferrari) e i nostri piloti. Amo, in particolare, ascoltare e parlare con loro, con chi siede al volante, come me, e far capire quanto sia un privilegio, e una responsabilità, essere pilota Ferrari. L’ho sempre vissuta come una condizione unica nel suo genere, che comporta, ovviamente, una certa immagine e un certo comportamento. Ma sono tutti ragazzi incredibili. Come dicevo in precedenza, fungo da fratello maggiore: a volte ci basta un semplice scambio di sguardi per avere già chiara l’intera situazione e risolverla. È una parte molto bella del mio lavoro.
La cifra e il feedback umano è ancora importante, nel migliorare una macchina. Certo, è innegabile che viviamo un’epoca storica in cui tecnologia e simulazioni hanno portato alla ricerca, al riconoscimento e all’evoluzione del dettaglio nel dettaglio. Il livello è talmente alto, e la competizione talmente serrata, che ogni piccolo progresso, oggi, fa la differenza. Un tempo, ci si concentrava su grandi cose. Nella contemporaneità, il rapporto tra piloti ed ingegneri sta nell’interpretazione e nella giusta esposizione del problema: il modo in cui far capire di cosa si ha bisogno, l’effettiva gravità del problema stesso… Qui risiede la differenza tra pilota e pilota: nel rapporto con le persone del team. Tutti lavorano al meglio, se vengono motivati nel giusto modo e se ricevono delle indicazioni chiare. Il pilota speciale riesce a trasmettere e incidere comunque, anche in un’epoca a trazione tecnologica.


In tanti mi chiedono come faccia ad emozionarmi ancora per una macchina. Sanno che guido tutti i giorni, tutte le macchine da corsa: di tutto, proprio… La mia risposta è sempre la stessa. L’emozione di arrivare la mattina e salire su certe vetture è impagabile. Anche se sono passati 30 anni da quando ho iniziato. Anche se lo faccio ogni giorno. Anche se ho guidato tutte le formule del mondo. E tutto ciò che si chiama Ferrari. Quest’ultimo, in particolare, è stato ed è il più grosso privilegio a livello professionale. Sicuramente per quello che posso vivere sulla macchina, ma soprattutto per le persone con cui condivido il lavoro, e le emozioni, in Ferrari. Per me significa affrontare ogni giorno come un giorno nuovo. È ciò che mi mantiene vivo, appassionato: un’emozione nuova ogni giorno, perché i motori e, in particolare, Ferrari insegnano che c’è sempre qualcosa di nuovo da dare. E da imparare.”







