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In occasione del lancio delle Atomo Star, ultima rivoluzionaria scarpa running Diadora, abbiamo avuto l’onore di scoprire l’identità contemporanea di una storica eccellenza italiana, grazie alle parole del Presidente Enrico Moretti Polegato

“Superare i nostri successi è il nostro sogno”, recita una scritta all’ingresso dell'headquarter Diadora di Caerano di San Marco, florida e pacifica provincia trevigiana. Parole firmate da Enrico Moretti Polegato, dal 2009 Presidente dell’azienda e principale fautore della rinascita moderna di un brand sinonimo di cultura sportiva. 

Era il 1948, e il laboratorio artigianale Diadora cominciava a produrre degli scarponi da montagna. Sarebbero poi seguiti decenni di trionfi e gloria atletica a tutto tondo, fondati sulla più alta qualità artigianale italiana e sull’iconica riconoscibilità di un’eccellenza-simbolo dello sportswear globale. Poi, la grande fatica. E l’abbagliante rinascita firmata Moretti Polegato: una nuova era forgiata sul legame con il territorio, il rispetto del passato, la comprensione del presente e lo sguardo fisso sul futuro. 

Raccontano questo le Atomo Star, mostrando una conversazione sempre in atto, quella tra l’omaggio a prodotti che hanno già segnato, indelebilmente, il panorama sportivo internazionale, e il desiderio di tradurli in aggiornate versioni avveniristiche. E racconta questo Enrico Moretti Polegato, spiegando come tutto, in Diadora, trovi posto nell’oggi solo dopo un sentito ritorno alle origini e una doverosa analisi del domani. 

La sua testimonianza ci permette di viaggiare nell’identità, così come di entrare in contatto con il flusso di coscienza di un brand che mai ha necessitato d’introduzioni. 

Diadora Headquarter

IL TERRITORIO. Dove la saggezza delle Dolomiti e la dolce fertilità delle colline del prosecco si fondono, formando un unico piano sequenza, risiede l’essenza Diadora. Un’essenza fondata sulla tradizione artigianale di un crocevia italiano unico nel suo genere: culla di saperi e ingegni antichi, patria di un hub culturale tanto raro, quanto prezioso, quello delle calzature sportive d’eccellenza. Vigne e casolari si perdono a vista d’occhio, mentre mani e macchinari permettono il dialogo tra suole e tomaie, tramandando quello che pare un atto artistico, più che produttivo, e dando forma a scarpe che non risultano essere semplici oggetti, ma patrimoni collettivi: nuovi, rispettosi capitoli di un’eredità locale contaminata dal mondo, e condivisa con esso fin dal secondo dopoguerra. 

“Caerano di San Marco e il territorio hanno un valore fondamentale per Diadora, perché dal 1948 il brand è insediato qui. Siamo in un’area che, storicamente, vanta un know-how d’eccellenza, direi unico al mondo, nella creazione e sviluppo di prodotti sportivi, e delle tecnologie ad essi connesse. Una delle ragioni più consistenti dietro all’investimento fatto nel 2009, e alla conseguente acquisizione di Diadora, stava proprio nel desiderio di non far perdere un patrimonio assoluto a questo territorio. Oggi, l’expertise e la professionalità maturate nell’area attorno a Caerano continuano a dare tantissimo al brand. Dal nostro canto, sviluppiamo l’azienda in funzione del territorio stesso, in modo che continui ad essere fedele alla propria vocazione artigianale e, contemporaneamente, a rinnovarsi e ad innovare la tecnologia del settore. Siamo tra i pochissimi a mantenere ancora una linea produttiva in loco, lo facciamo proprio per non disperdere tutta la conoscenza che si è stratificata, in questi uffici, dal secolo scorso ad oggi”

alcuni campioni nella storia Diadora

IL PASSATO. Camminare all’ombra delle gigantografie e delle reliquie sacre dell’archivio Diadora rapisce gli occhi e mette in moto la memoria. Pesano i successi cibernetici di Edwin Moses, l’aura immortale di Ayrton Senna, la bionda monumentalità di Björn Borg. Al fianco della statura morale di Pierluigi Collina e degli stivali da cowboy di Marco Lucchinelli, risplende uno stuolo di eminenze del calcio mondiale: Roberto Baggio e Francesco Totti, con le sue Brasil Italy dorate, su tutti. Il razionale design di un museo vestito a galleria d’arte mostra, senza urlarlo, la maestosa storia sportiva di Diadora e del suo volatile geometrico, emblema di movimento libero. Un logo iconico, come lo status di un brand intriso di magia atletica. 

“Un ricordo iconico che conservo del brand è sicuramente legato alle scarpe Diadora ai piedi di Roberto Baggio, durante Italia ‘90. Ero un bambino, ma quell’immagine è ancora chiara nella mia mente. Solo in seguito ho realizzato il reale valore di un simbolo come Baggio per Diadora. Parliamo di un campione nato e cresciuto a poco più di un’ora di distanza da Caerano di San Marco, che ha deciso di rappresentare il territorio ed elevare una sua eccellenza durante tutta la carriera. Rimane ancora un grande senso d'orgoglio e di affetto verso una leggenda che ha attraversato molte volte questi uffici e sarà iscritta per sempre nei nostri annali. Lo stesso vale per la vasta galleria di campioni che hanno rappresentato Diadora durante le loro carriere. A questo riguardo, penso che le foto d’archivio esposte all’esterno e all’interno dei nostri uffici raccontino molto e diano una certa motivazione al nostro lavoro…”

Björn Borg in Diadora
Larissa Iapichino
Ayrton Senna

IL PRESENTE. Ufficio dopo ufficio, si dischiude un atelier composito: un raffinato punto di contatto tra ciò che è stato e ciò che potrà essere. Il Direttore Sport & Marketing Gelindo Bordin, maratoneta campione olimpico in scarpe Diadora, e il Global Running Manager Floriano Macchione, ultrarunner prossimo alla Marathon des Sables, guidano un tour votato alla cultura del prodotto e alla sublimazione progressista del Made in Italy. Incarnano lo stato dell’arte di Diadora: una condizione significativa, a trazione familiare eppure affacciata sul mondo, e sui suoi mercati, riassunta nell’equilibrio tra la saggezza dell’esperienza e l’istinto per l’avvenire. A incorniciare sentite testimonianze interne, la plastica figura della neo ambassador Larissa Iapichino: perfetto manifesto della contemporanea miscela Diadora, in grado di mettere in rima intima passione, orgoglio nazionale e ambizione globale. 

“Guardare indietro nel tempo è affascinante, ma le emozioni più forti derivano dai successi sportivi del presente. C’è un ovvio senso di responsabilità nel proseguire l’immaginario e i risultati sportivi di Diadora, traducendoli nella contemporaneità. Vedere la giovanissima Larissa Iapichino divenire campionessa europea indoor del salto in lungo, per esempio, è stato un momento di pura gioia. Ero a casa con la mia famiglia e persino le mie figlie hanno percepito la potenza di quegli istanti. Una di loro, dopo aver visto Larissa alle Olimpiadi di Parigi, ha addirittura deciso d’iscriversi in un vicino club di atletica. Ha 9 anni. Sua sorella maggiore, di 14, è invece interessata al design e comprende già l’importanza della ricerca e dello studio in Diadora. Ecco, credo che la nostra forza stia nel creare delle reazioni empatiche, innescate soprattutto dalle gesta sportive dei nostri atleti, e d’instaurare nelle persone un naturale processo di avvicinamento e condivisione di valori con l’azienda”

Centro R&D Diadora
Le scarpe Diadora Atomo Star

IL FUTURO. Le Atomo Star transitano tra i macchinari del Centro R&D, laboratorio ipertecnologico posto al centro dello scrigno di saperi Diadora. È il cuore pulsante dell’azienda, l’ultima fondamentale aggiunta ad un battito cardiaco che, dall’avvento della famiglia Moretti Polegato, è tornato ad essere consistente, vitale, come durante i fasti degli anni ‘80 e ‘90. Prototipi, test e dati informatizzati plasmano questo nuovo corso, trasponendo un patrimonio artigianale senza tempo nel desiderio della scoperta, e della rivoluzione. Nell’asetticità digitale, permangono ideali e costumi a base morale: elementi intangibili, che arricchiscono l’alta sartoria sportiva 3.0 Diadora, determinandone l’identità immutabile, ma in costante sviluppo. 

“Il passato è un patrimonio. Il presente è una sfida. Il futuro è un sogno. Il segreto sta nel tenere uniti e dare eguale rilevanza a tutti questi mondi che, di fatto, confluiscono in quello che è il nucleo Diadora. Senza il patrimonio, perderemmo la nostra essenza. Senza l’attenzione alle sfide dell’oggi, non continueremmo ad evolverci e progredire. E senza sogni, non avremmo una progettualità, non riusciremmo a costruire. Una strada che stiamo percorrendo e vogliamo continuare a percorrere è quella della stretta associazione ad atleti di alto livello. Queste sinergie non vogliono semplicemente mostrare il nostro logo, ma sono atte a certificare la bontà dei nostri prodotti, delle nostre tecnologie. Inoltre, collaborare con eccellenze dello sport ci consente di ricevere i loro feedback e di migliorare costantemente il lavoro all’interno del nostro centro di Ricerca e Sviluppo. In Diadora, i rapporti personali sono il centro di tutto, e mi riferisco ai rapporti interni all’azienda, a quelli in sede di distribuzione e, in particolar modo, a quelli con gli atleti stessi. Ogni atleta, qui, viene trattato da protagonista: da partner. È la nostra identità. Non deve cambiare” 

Credits

Enrico Moretti Polegato