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La sinergia creativa ed estetica tra la lente di Yoann Guerini e la multidimensionalità dell’ostacolista francese Cyréna Samba-Mayela ci conducono all’intersezione tra immaginario sportivo, arte e fashion

“Non vedo veramente gli ostacoli: li sento, come un ricordo”, diceva il leggendario Edwin Moses, l’ostacolista che rivoluzionò un’intera disciplina, introducendola al futuro. Oggi, il suo lascito riecheggia nelle influenze multidimensionali e nelle visioni contaminate di atlete come Cyréna Samba-Mayela, trovando nuovi significati, ed ancora più nuove evoluzioni, e tramutando il tartan in un atelier o in un spazio espositivo, in grado di unire, senza soluzione di continuità, l’identità umana a quella atletica. 

La raffinata lente di Yoann Guerini indaga il sistema solare della medaglia d’argento sui 100 ostacoli a Parigi: un planetario che ruota tanto attorno alle origini familiari, alla sensibilità artistica e alla musa fashion, quanto alla fede e all’amore per uno sport che non ammette errori, ma che permette a menti poliedriche, come quella di Cyréna, di esprimere un potenziale che va ben oltre la performance fisica, divenendo costante esplorazione e definizione di sé stessa. Se per Moses gli ostacoli erano un ricordo, per la campionessa europea a Roma sono il nucleo di un magma raro, prezioso, che possiamo scoprire attraverso le sue parole. 

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Sei nata a Champigny-sur-Marne, da una famiglia congolese. In che modo il tuo background culturale e le radici familiari hanno contribuito a plasmare la tua identità? E come continuano a influenzarti oggi, nel ruolo acquisito d’icona nazionale francese?

“Credo che avere un background multiculturale abbia ampliato la mia mente e mi abbia fatto sentire una cittadina del mondo, in grado di abbracciare ugualmente la ricchezza della mia eredità francese e congolese, rimanendo sempre curiosa nei confronti di ciò che mi circonda. Oggi, adoro viaggiare per il mondo, scoprire e connettermi con persone provenienti da ogni dove. Questo percorso mi ispira ogni giorno ad imparare cose nuove, a comprendere gli altri e a coltivare maggiore amore e accettazione per il prossimo, in particolare per i giovani di tutto il mondo: con molti di essi ho avuto il privilegio di entrare in contatto grazie all’atletica. Questo cammino ha plasmato il mio scopo: diffondere un messaggio positivo, di speranza e amore, a chiunque sia disposto a creare connessioni attraverso lo sport—specialmente a coloro che potrebbero sentirsi persi, vuoti, o che necessitino di un incoraggiamento per diventare la miglior versione di sé stessi e trovare la felicità.”

Riflettendo sugli ostacoli, e ricordando il tuo primo incontro con essi, quali emozioni emergono? Cosa rappresentano questi elementi così simbolici, e come è evoluto il tuo rapporto con loro nel tempo?

“Ricordo ancora l’adrenalina e l’emozione che provavo le prime volte nel fronteggiarli, parevano un'avventura estrema. Era pericoloso, spaventoso, ma non avevo paura. Ho sempre nutrito una relazione di amore/odio rispetto alle sensazioni forti. Ancora oggi, cerco di custodire i sentimenti che ho appena menzionato per mantenere viva quella passione originaria. Può essere difficile riuscirci. A volte cadi, e ti ritrovi ad odiare gli ostacoli. Sviluppi un blocco mentale, inizi a temerli. Dopo una lunga pausa, puoi addirittura dimenticare come approcciarli: ti sembra di ripartire da zero, dal primo incontro, come se fossero degli estranei.”

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Nel tuo sport non c'è spazio per l'errore. In alcune interviste, hai detto che questa condizione sprigiona in te brividi unici. Come affronti l'ansia del possibile errore? E quali sono i segreti per padroneggiare la densità e le complessità del tuo sport?

“Accetto tutto, e mi diverto. C'è sempre un'altra gara, un'altra opportunità per migliorare. Sfrutto al massimo ogni occasione, cercando di imparare da ogni appuntamento, educandomi nell’essere una migliore ostacolista rispetto alla volta precedente. Sono appassionata del perfezionamento della mia arte, perché amo davvero quello che faccio. Mi sento grata e trovo gioia in questo semplice fatto. Quando faccio un passo indietro e mi fermo a riflettere, capisco che non tutti hanno la possibilità di vivere una vita del genere. Anche se è un cammino estremamente impegnativo, ci sono così tante cose di cui poter essere grata… Scelgo di concentrarmi sugli aspetti positivi.”

La fede riveste un ruolo centrale nella tua vita. Potresti spiegare il valore del tuo lato spirituale e come questo influisca sul tuo percorso atletico? In che modo la trascendenza della religione si fonde con l’immanenza delle statistiche, dei numeri e dei tempi?

"Credo fermamente che l'unica ragione per cui mi trovo su questo cammino sia grazie a Dio, e che Lui mi abbia dato uno scopo: essere una luce nel mondo. La fede mi fa credere che tutto sia possibile, e che i numeri debbano semplicemente riflettere l'applicazione di quella fede attraverso il lavoro che metto in ogni cosa. Per la maggior parte delle persone, le statistiche, i numeri e i tempi possono sembrare delle limitazioni: parametri che dettano ciò che si può o non si può fare, in base ai successi passati e ai paradigmi collettivi su ciò che sia effettivamente possibile a livello umano. Ma la fede trascende tutto questo. Se Dio è onnipotente, e tu sei un Suo figlio e un suo strumento, allora erediti di conseguenza il Suo potere. Attraverso di te, Egli compie miracoli, abbatte barriere e infrange record che sembrano impensabili per l’essere umano."

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Hai descritto il 2024 come l’anno della tua vita: vicecampionessa del mondo indoor, campionessa europea, medaglia d'argento olimpica… Come ha inciso questa stagione monumentale sulla Cyréna atleta e sulla Cyréna persona?

"A dire il vero, non separo le due cose, perché ho dedicato tutta me stessa all’atletica e ho plasmato la mia vita attorno ad essa. Attraverso questo percorso, ho acquisito molta fiducia in me stessa e ho costruito una grande forma di resilienza. Sento che una parte di me è morta e rinata, più forte, perché il cammino è stato costellato da sfide imprevedibili: ostacoli che, se solo non avessi continuato a credere, avrebbero potuto spezzarmi. Non è stato tutto perfetto. Avrei voluto imparare alcune lezioni in precedenza, ma confido che Dio mi abbia guidato con i Suoi tempi, sapendo cosa fosse meglio per me. Ora sono impaziente di vedere dove mi porterà questo nuovo capitolo e questa nuova avventura."

A Parigi, hai vinto una medaglia d'argento che ha avuto un significato profondo. Dopo paure, tensioni e insicurezze, ti sei concessa un pianto liberatorio, ma hai anche detto di aver sorriso prima della gara, vivendo l’ingresso in pista come la partecipazione ad una festa. Puoi descrivere questa strana onda emotiva che ha segnato la fase più importante del tuo cammino personale e sportivo? Quali sono le prossime onde emotive che desideri vivere?

"Come ho già accennato, ho attraversato momenti davvero difficili nel mio percorso verso le Olimpiadi, e sono il tipo di persona che tende a trattenere tutto, sempre, fino a che il lavoro è finito. Molte volte, mi è sembrato di trovarmi davanti a quella che in Francia chiameremmo « marche ou crève », che si traduce in ‘fai o muori’. Suona molto più potente e drammatico in francese (Cyréna sorride, ndr). Non avevo, però, il tempo di fermarmi a riflettere: dovevo continuare a muovermi. Per questo, in molti modi, mi è sembrato di essere morta durante quel viaggio. I momenti in cui ho tagliato il traguardo sono il riflesso di quanto sia stato difficile e significativo per me raggiungerlo, e sono anche una liberazione di tutto lo stress che avevo incamerato per anni. Rappresentano il peso di tutti i sacrifici stratificati sulle mie spalle. Ora, le onde emotive che voglio vivere sono piene di divertimento, gioia e, spero, di grandi sorprese."

"Vesti bene per apparire bene. Mostrati bene per sentirti bene. E sentiti bene per correre veloce”. Le parole di Florence Griffith-Joyner sembrano rispecchiare il tuo approccio alla vita e allo sport. È così? Puoi parlare del rapporto tra fashion e ostacoli nella tua vita? Come definiresti il tuo stile e quanto questo permea la pista?

"Queste parole risuonano dentro di me al 100%, perché le vivo ogni giorno, sia dentro che fuori dalla pista. Quando corro, porto con me la mia essenza più autentica. Quando si tratta di ostacoli, ogni volta che entro in pista non solo voglio mostrare le mie capacità, ma anche esprimermi come donna appassionata di arte, design e fashion. Le gare spesso mi sembrano una sfilata durante una fashion week: io sono una designer che presenta orgogliosamente le sue creazioni al pubblico."

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Hai rivelato di essere l’artista della tua famiglia e di avere una fascinazione speciale per la pittura. Che ruolo ha l’arte nella tua vita e quando/come è entrata a farne parte? Come pensi di sviluppare questo lato creativo in futuro?

"Ero un’artista prima di diventare un’atleta e, sinceramente, non mi sarei mai aspettata di fare il mio ‘ingresso nel mondo’ come ostacolista, invece che come pittrice. Dio, però, ha sicuramente un grande senso dell’umorismo... Da bambina vivevo nel mio mondo, disegnando giorno e notte. L’ho fatto per tutta l’adolescenza. Questo ha plasmato la visione di ciò che mi circonda: sono sempre stata un’osservatrice. Ho sempre avuto una dimensione interiore ricca, piena di immaginazione. Amavo dare vita alle cose che avevo in testa e a quelle che creavo attraverso il disegno e la pittura. Ho trasferito questa energia creativa nello sport, trasformando i sogni atletici, quelli immaginati nella mia mente, in realtà. Attualmente sto studiando design d'interni e architettura.

Ho anche iniziato a studiare strumenti musicali, come il pianoforte e la chitarra, e sono un’appassionata di street photography. Quando faccio una passeggiata o, ancora più spesso, durante le competizioni, provo a catturare i momenti belli e le emozioni delle persone intorno a me. Quando mi vesto, invece, cerco armonia e struttura. In molti casi voglio esprimere le mie emozioni attraverso i colori che indosso. I miei cari mi chiedono spesso di aiutarli nei loro makeover: per me è un modo per permettere loro di esprimersi, di mettere in evidenza le loro bellezze. In generale, l’arte è nel mio DNA, e non smetterò mai di creare."

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Potresti approfondire la filosofia alla base della tua ricerca fotografica? Cosa instilla questo mezzo artistico dentro il tuo cosmo creativo?

"Quando si tratta di fotografia, credo che i nostri occhi non filtrino la vita, il suo significato o il mondo in generale in modo univoco. Non vediamo la bellezza nelle stesse cose. So, però, che i miei occhi sono sempre alla sua ricerca. Un'immagine può parlare moltissimo. Mi piace scoprire ciò che rende le cose o le persone uniche: in quel senso di autenticità trovo la bellezza. Gioco con gli ambienti, la luce e le ombre per mettere in evidenza un preciso dettaglio che ha catturato la mia attenzione, e che merita di essere apprezzato. Catturare ciò che mi affascina in qualcuno o in qualcosa mi permette di conservare le mie emozioni, in modo che possa riviverle ogni volta che voglio."

Eccellenza sportiva, esplorazione artistica, sensibilità fashion… La tua personalità è sempre più sfaccettata. Qual è lo stato dell’arte e dell’essenza di Cyréna Samba-Mayela oggi? A che punto senti di essere arrivata nel tuo percorso di evoluzione, e quali sono i tuoi obiettivi a breve e lungo termine?

"Avvicinandomi alle Olimpiadi, ho dovuto rallentare con il mio lato creativo: era difficile essere ispirata durante quei periodi di difficoltà. Ora, però, sento il bisogno di tornare alle mie origini artistiche e ho decisamente più libertà mentale per farlo. Voglio anche laurearmi in design d'interni e architettura. E voglio iniziare a creare dei progetti che uniscano tutte le mie sfaccettature: che mi permettano di comporre il mio futuro."

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Credits

Photographer: Yoann ‘Melo’ Guerini

Light Assistant: Antony Corandi

Model/Athlete: Cyréna Samba Mayela

Stylist: Louloua Yammout

MUA: Maty Ndaw

Hairstylist: Moirai Dembele

Movement Director: Yohana Mehretab

Production: SpiceClub

Editor: Gianmarco Pacione

Special thanks to the sport department of Ville de Paris and the Ladoumegue Sports center team